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Cristiani e musulmani insieme per pregare la Vergine Maria

Succede nella piccola comunità di Raito, sulla costiera amalfitana. L’idea di don Ciro Giordano: «La prima forma di carità è la vera conoscenza dell’altro». L’imam Nasser Hidouri: «Più ci conosciamo e più ci avviciniamo e più siamo vicini più possiamo dormire sereni e svegliarci senza paura»

«La prima forma di carità è la vera conoscenza dell’altro. Stasera dobbiamo tutti sforzarci di conoscere, ma dobbiamo anche tacere per pregare insieme ai nostri fratelli islamici». È visibilmente emozionato don Ciro Giordano, giovane amministratore parrocchiale della piccola comunità di Raito, una frazione di Vietri sul Mare arroccata in cima alle porte della Costiera Amalfitana, da cui è possibile godere di uno dei più suggestivi panorami del golfo di Salerno. Un borgo di 700 abitanti che si sviluppa intorno all’antica chiesa dedicata a Santa Maria Delle Grazie, a sua volta nata intorno ad un’immagine miracolosa e alla devozione di generazioni di pescatori che «La Madonna ha salvato dalla furia del Mare».

 

È da un’idea di don Ciro, che si definisce «da sempre studioso di altre culti e religioni» e dall’impegno di tutta la sua comunità che è nato «Maryam nel nome della Madre» un incontro interreligioso dove l’Imam della moschea di San Marcellino, in provincia di Caserta, Nasser Hidouri, don Angelo Fiasco, don Ciro e tutta la comunità di Raito hanno pregato insieme Maria Vergine. «Questo è un incontro di preghiera, non una tavola rotonda o un convegno – ha precisato don Ciro durante il suo intervento – Abbiamo scelto di farlo attraverso Maria, a cui è dedicata la nostra parrocchia, che è una figura presente anche nel Corano, dove lo stesso Gesù Cristo è uno dei profeti. Il Concilio Vaticano II ci ricorda che noi cristiani siamo chiamati a dialogare con le altre fedi, specie con gli Islamici, con cui abbiamo tanto in comune. L’Islam, infatti, è religione della Promessa quanto quella cristiana».

«Sono in Italia dal 1991, – racconta l’Imam Nasser Hidouri, durante il suo intervento introduttivo, – da allora ho potuto constatare che molte storie del Corano sono presenti anche nel Vangelo e nella Bibbia. Le nostre religioni hanno le stesse regole, sono la politica e le lobby del potere che ci tengono lontani l’uno dall’altro. Gesù Cristo è uno dei nostri profeti, se non crediamo in lui non siamo musulmani. Ringrazio questa comunità per l’impegno nel rendere possibile questa preghiera. Oggi, grazie all’avanzamento tecnologico, il mondo è diventato un villaggio, in cui dobbiamo imparare a vivere tutti insieme come fratelli e discendenti di Adamo. Più ci conosciamo e più ci avviciniamo e più siamo vicini più possiamo dormire sereni e svegliarci senza paura».

Suggestivo è stato anche il contributo video inviato da Padre Jihad Youssef, monaco di Mar Musa, in Siria, esponente della comunità fondata dal gesuita Padre Paolo Dall’Oglio, di cui si sono perse le tracce nel luglio del 2013: «Abbiamo un unico Dio, Allah. Entrambi sono solo due nomi dello stesso Creatore del Cielo e della Terra. Qui in Siria e nei paesi arabi anche noi cristiani quando invochiamo Dio diciamo Allah. Anni fa poteva sembrare inconcepibile ma, ad oggi, sono già tre i Papi che hanno pregato in una moschea: Papa Giovanni Paolo II è stato il primo, poi come lui hanno pregato in silenzio Papa Benedetto XVI e Papa Francesco. Se un Papa può pregare in silenzio allora è possibile pregare anche con le parole. Lodare Dio è la cosa più normale che un credente può fare. Stasera voi siete riuniti sotto il mantello di Maria che il Nobile Corano descrive come la donna eletta su tutte le donne del mondo. Nel nostro monastero in Siria tanti musulmani venivano chiedendo l’intercessione della Vergine Madre di Gesù. Lei è la porta del dialogo tra musulmani e cristiani. Oggi il mondo ha bisogno della nostra unità. Vivere insieme non è solo necessario ma è anche bello».

Dopo i contributi introduttivi l’Imam e il sacerdote si sono alternati sul pulpito di Santa Maria delle Grazie. Il primo ha cantato un estratto della Sura diciannovesima del Corano, in arabo, in cui si parla dell’annuncio fatto a Maria dall’Angelo di Dio. Lo stesso episodio è stato poi cantato da don Angelo Fiasco in latino, attraverso le parole del Vangelo di Luca.

La serata si è conclusa con il concerto dei Damadakà, gruppo napoletano di musica etnica e popolare che da anni porta la tradizione campana e del sud Italia in tournèe nel mondo. Con loro c’era il cantautore tunisino Marzouk Mejiri, musicista poliedrico che, da quando vive in Italia, ha lavorato con i principali musicisti campani tra cui James Senese ed Enzo Avitabile. Insieme hanno suonato per la prima volta il progetto musicale interculturale “Il sogno di Anna”, nato proprio attraverso l’organizzazione di questo incontro, che mira a miscelare la musica meridionale e tunisina. Il concerto si è concluso con un serie di brani dedicati a Maria “Vergine Bella” e “Canto d’Amore” e con “I 99 nomi di Dio”. Gli abbracci finali tra tutti i partecipanti e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, piena come nelle grandi occasioni, sono state la testimonianza che la fratellanza religiosa è possibile.

fonte: Vatican Insider