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Convegno Caritas. Card. Montenegro: sì a Chiesa in uscita

Da questo pomeriggio a Sacrofano, vicino Roma, il 38.mo Convegno delle Caritas diocesane. Nel suo intervento il segretario generale della Cei mons. Nunzio Galantino, ha ricordato come i flussi migratori siano il frutto di politiche sconsiderate dell’Occidente. “Banalità”, poi, ha definito Galantino, le parole di coloro che dicono che la Chiesa assiste solo gli stranieri. A inaugurare i lavori, la prolusione del presidente di Caritas italiana,cardinale Francesco Montenegro che ha posto l’accento sull’esigenza di avere una Chiesa che si ponga accanto agli altri, specie i più poveri, come ha sottolineato al microfono di Roberta Barbi Radio Vaticana. 

R. – Il mio intervento è aiutarci tutti quanti a vedere questa Chiesa in uscita, questa Chiesa che è capace di stare accanto agi altri. Credo che sia questo per adesso l’invito più pressante: di fronte a una tentazione di Chiesa chiusa, ricordarci – soprattutto attraverso i segni e le vie della carità – che abbiamo bisogno di metterci accanto agli altri. Visto che la Caritas non è un’associazione, ma è la Chiesa, significa un impegno della Chiesa stessa a guardare lontano e a vivere il nostro servizio in mezzo agli altri con lo stile che anche il Papa ci chiede.

D. – Eminenza, questo è ancora più importante ovviamente nell’Anno Giubilare dedicato alla Misericordia…

R. – Sì, perché siamo chiamati in campo a vivere la Misericordia da sempre, la Chiesa è sempre chiamata a vivere la misericordia. Il Papa, con questo Anno Giubilare, sta “schiacciando un po’ l’acceleratore”, affinché tutti viviamo questa esperienza di Misericordia, e quindi mostriamo il volto vero di Dio. Questo ritrovarci adesso, anche con il viaggio del Papa a Lesbo, diventa tutto un invito e un impegno a continuare questo cammino.

D. – Il Convegno sarà anche un’occasione di bilancio per Caritas italiana, che compie 45 anni, ma anche per tracciarne gli orientamenti futuri…

R. – Non ci sarà un cambio di rotta. Ritengo che ci sia un continuare un’opera iniziata da 45 anni, perché il primo impegno della Caritas è quello di aiutare la comunità a vivere la carità. Sono le comunità cristiane che dovrebbero, poi, guardare dalla parte dei poveri, perché noi non siamo noi un’associazione di volontariato, ma siamo la comunità dei credenti che, vivendo l’Eucaristia, sente il bisogno di continuarla nel servizio dei poveri.