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Catechesi quotidiana: Shemah, il Signore è l’unico Dio

«A Israele, suo eletto, Dio si è rivelato come l’Unico: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”» (Dt 6,4-5; Catechismo, 201).
Gesù è non soltanto un predicatore e un guaritore instancabile, ma anzitutto un profondo uomo di preghiera. Il suo modo di pregare ha affascinato i discepoli che, a un certo punto, gli chiedono d’insegnar loro a pregare. Ma prima d’insegnare la preghiera del Padre nostro, Gesù ha confermato lo Shemah (Marco 12,28-31), la preghiera di ogni ebreo credente, in cui il Signore è riconosciuto come l’unico Dio da amare con ogni fibra del proprio essere e in qualsiasi situazione della vita.
La professione di fede nell’unico Dio accomuna le tre grandi religioni monoteistiche, ma è declinata in modo diverso. Per Gesù e i suoi discepoli l’unicità di Dio comprende l’unicità della Padre, del Figlio e dello Spirito, senza trasformarsi mai in una trimurti indiana, né in una trilogia gnostica. Purtroppo spesso si sostiene che la Trinità sia un’invenzione del cristianesimo in ambiente ellenistico, mentre s’ignora che Gesù e le prime comunità cristiane hanno invocato Dio chiamandolo Padre, con la potenza dello Spirito. Sorprendente è non l’uso del termine «Trinità», bensì che le prime invocazioni trinitarie non siano state considerate in conflitto con il monoteismo giudaico in cui sono sorte le comunità cristiane e a cui restano ancorate. Prima di formulare il dogma trinitario, i cristiani hanno sperimentato l’azione trinitaria soprattutto nella preghiera e nelle loro comunità. La preghiera che inizia con abba, Padre e le differenze tra i carismi dello Spirito, i ministeri del Signore Gesù e le attuazioni di Dio Padre (1Corinzi 12,4-7) sono i luoghi più tangibili in cui le prime comunità hanno confessato l’unicità di Dio e il mistero dell’agire trinitario.
L’augurio finale di 2Corinzi è una delle più antiche professioni trinitarie del Nuovo Testamento (metà anni 50 d.C.) poiché Paolo augura ai destinatari «la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito» (2Corinzi 13,13). L’unicità di Dio dello Shemah perviene alla sua rivelazione piena nell’agire Trinitario.

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