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Arte: la fuga in Egitto

Le informazioni dei vangeli sull’ambiente familiare in cui è cresciuto Gesù si limitano alla sua nascita, alla presentazione al tempio e alla fuga in Egitto (vetrata di Châlons-en- Champagne, sec. XIII).

Vetrata di Châlons-en- Champagne, sec. XIII

Vetrata di Châlons-en- Champagne, sec. XIII (foto CENSI).

Quest’ultimo episodio, il più antico nel raffigurare tutti i membri della Sacra Famiglia, è riportato solo in Matteo 2,13-15, dove è narrato, con linguaggio essenziale e povero di particolari descrittivi, l’ordine dell’angelo a Giuseppe di fuggire in Egitto con Maria e il Bambino fino alla morte di Erode.

I vangeli apocrifi, in particolare il Vangelo arabo dell’infanzia, e la Legenda aurea arricchirono l’episodio di numerosi particolari, dando luogo a una serie di iconografie affiancate o sostitutive della fuga in Egitto.

La narrazione si può dividere in quattro episodi:

1. l’annuncio dell’angelo a Giuseppe;

2. la fuga con i suoi numerosi incidenti;

3. la vita della Sacra Famiglia in Egitto;

4. il ritorno dall’Egitto.

Avorio di scuola salernitana, XI-XII sec., Museo civico medievale di Bologna

Avorio di scuola salernitana, XI-XII sec., Museo civico medievale di Bologna (foto COMMONS.WIKIMEDIA.ORG)

In un primo tempo la scena ha solo tre personaggi: Maria, il Bambino e Giuseppe, ma già a partire dall’XI sec. si osservano alcune varianti con figure accessorie (come nell’avorio di scuola salernitana, XI-XII sec., Museo civico medievale di Bologna): a volte un angelo guida i fuggiaschi, oppure Giuseppe è seguito, secondo gli apocrifi, da Giacomo il minore, “cugino” di Gesù che divenne un apostolo, o da uno dei quattro figli di un precedente matrimonio, o addirittura dal buon ladrone; talvolta c’è Salomé che accompagna la Vergine e raramente si immagina che anche il bue del presepio accompagni l’asino e segua la piccola carovana, di cui rallenta pericolosamente la marcia.

Generalmente Giuseppe appare vecchio e conduce l’asino su cui siede la Vergine col figlio e tiene sulle spalle un fardello, come negli affreschi di Santa Maria Antiqua a Roma (VIII sec.), nei mosaici di Monreale e della Cappella palatina (XII sec.), o nella basilica di San Marco a Venezia, dove Gesù è portato sulle spalle da Giuseppe, come pure nel bassorilievo della vasca battesimale di San Giovanni in Fonte a Verona. In un manoscritto del Menologio di Basilio (XI sec.) si ha la personalizzazione dell’Egitto in una donna incoronata che avanza verso la Sacra Famiglia con le mani velate in segno di rispetto. La piccola carovana si dirige verso l’Egitto perché già in tempi lontani, da Abramo a Giuseppe a Mosè, è stato rifugio abituale degli ebrei. La tradizione ha messo in parallelo la fuga in Egitto con due scene dell’Antico Testamento: la fuga di Giacobbe davanti alla collera di Esaù e quella di David per sottrarsi al re Saul.

Tra le innumerevoli opere da citare, vi sono le porte bronzee di San Zeno a Verona (XI sec.), un bassorilievo su un timpano interno del Battistero di Parma scolpito dall’Antelami (XII sec.), il dipinto sulla predella della tavola dell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, il bassorilievo di Jacopo della Quercia per il portale di San Petronio a Bologna, il capitello del chiostro di S. Orso ad Aosta.

Cappella degli Scrovegni, Padova ( (foto WIKIMEDIA.COMMONS).

Il capitello del chiostro di S. Orso ad Aosta (foto CENSI).

Anche nell’arte romanica l’episodio è molto popolare, con Gesù rannicchiato fra le braccia della madre e Giuseppe che guida il cammino tirando l’asino per la briglia. A volte un angelo indica la direzione o veglia sulla Famiglia, come negli affreschi di Castel Appiano presso Bolzano. Partendo da questi elementi fissi, gli scultori e i pittori romanici hanno dato libero sfogo sia al loro senso del simbolico sia all’amore per il realismo.

Giotto, nella cappella degli Scrovegni a Padova, riprende la presenza dell’angelo-guida, dei figli di Giuseppe e di Salomé, ma soprattutto evidenzia la figura dell’asino che dipinge in modo perfettamente identico a quello su cui monta Gesù quando entra a Gerusalemme. L’asino spesso è bianco, come i cavalli dei re di Persia e degli imperatori bizantini.

Carpaccio, la Fuga in Egitto

Carpaccio, la Fuga in Egitto(foto WIKIPEDIA.ORG).

Carpaccio, invece, nel dipingere la Fuga in Egitto (sopra), si sofferma su Maria, che con il Bambino in grembo si allontana dalla Palestina avvolta in uno straordinario mantello damascato d’oro e blu.

La Fuga nella rappresentazione di Annibale Carracci

La Fuga nella rappresentazione di Annibale Carracci (foto WWW.WGA.HU)

Per Annibale Carracci protagonista diviene il paesaggio, l’idealizzazione della natura, motivo che verrà poi preso a modello dagli artisti successivi come Nicolas Poussin che, attraverso la luce, il colore e gli effetti atmosferici crea una perfetta fusione tra i personaggi, la loro storia e l’ambiente circostante. I singoli elementi del paesaggio sono predisposti per attirare l’attenzione sulle tre piccole figure in fuga, che si evidenziano anche per la loro posizione rialzata rispetto allo sfondo. Gli alberi sulla sinistra in penombra sottolineano le loro sagome tramite un effetto di controluce che permette di vedere oltre in profondità lo specchio d’acqua; a chiudere la visione è l’immagine di una città con edifici all’antica.

L'uso della luce in Nicolas Poussin.

L’uso della luce in Nicolas Poussin (foto MBA).

Tra gli artisti contemporanei vi è l’affresco che Renato Guttuso dipinse sul muro esterno della terza cappella del Sacro Monte di Varese nel 1983: il grande murale ha una marcata impronta allegorica per la quale la narrazione di un evento, già di per sé di straordinaria importanza per il mondo cristiano, si trasforma in un paradigma di portata universale che supera i fatti storici e il loro valore religioso. È così che Giuseppe, un profugo palestinese in cerca di rifugio, di salvezza per la sua famiglia, diventa simbolo di tutti i fuggiaschi del mondo, dei diseredati di tutte le terre, degli esuli, dei deboli e degli oppressi.

Renato Guttuso, dipinto sul muro esterno della terza cappella del Sacro Monte di Varese.

Renato Guttuso, dipinto sul muro esterno della terza cappella del Sacro Monte di Varese (foto WWW.VARESENEWS.IT).

All’iconografia tradizionale si aggiungono altre immagini più curiose e rare; sulla porta in legno di Santa Maria del Campidoglio a Colonia (VIII sec.) Giuseppe tiene l’asino per la briglia, ha dei bretzeln infilati sul bastone che porta in spalla, mentre nel retablo di Melchior Broederlam, ora al museo di Digione, Giuseppe in cima al bastone tiene una piccola botte di vino da cui si versa copiose porzioni per riprendere le forze; questo dettaglio realistico è frequente nella pittura della fine del Medioevo, ispirata dalla messa in scena dei misteri (come a Zillis, Svizzera, 1160).

Zillis, Svizzera, 1160.

Zillis, Svizzera, 1160 (foto CENSI).

Su un affresco svedese del XV sec. a Eke, nell’isola di Gotland, invece, si vede il Bambino che porta sulle spalle un globo crocifero. Molto particolare è poi la tela di Zurbaran che raffigura Maria che prima di partire saluta sulla soglia di casa parenti e amici, mentre il Bambino, un po’ inquieto, è già a cavalcioni sull’asino. A partire dal Medioevo si diffonde anche una serie di episodi tipicamente leggendari cari all’arte popolare. Nella miniatura dell’Apocalisse spagnola del Beato è raffigurato l’inseguimento di Erode poiché, secondo una tradizione copta non raccolta dagli apocrifi, Erode stesso avrebbe inseguito a cavallo la Sacra Famiglia, ma quando sta per prendere i fuggitivi un angelo lo blocca lasciandolo disarcionato e ferito.

Tintoretto (foto WIKIPEDIA.ORG)

Mazzucco, 1472, a S. Fiorenzo di Bastia Mondovì (foto CENSI)

Più diffuso, invece, è il miracolo del campo di grano: inseguita dai soldati di Erode, la Sacra Famiglia arriva in un campo dove lavora un contadino (Mazzucco, 1472, a S. Fiorenzo di Bastia Mondovì). Maria gli raccomanda di dire, se lo avessero interrogato, di averli visti passare al tempo della semina. Alla loro partenza il grano comincia a crescere miracolosamente tanto che, quando i soldati arrivano, è pronto per la mietitura. Sentendo il contadino, i soldati rinunciano a rincorrere i fuggitivi supponendoli ormai lontani e tornano indietro.

L’episodio non è negli apocrifi e neppure nella Legenda aurea, ma la sua fonte è forse un poema gallese del XIII sec.; è ripreso da numerosi artisti, tra cui Memling nella Vita di Cristo e della Vergine e Baldassarre Peruzzi nell’affresco della chiesa di Sant’Onofrio a Roma, ma già si vede su un bassorilievo della Porta della Vergine nella cattedrale di Bourges e nel coro della cattedrale di Chartres, dove Maria è raffigurata sull’asino troneggiante come una regina e servita dagli angeli, che le porgono un vassoio di frutta; sul fondo c’è anche la caduta degli idoli. Su un capitello della chiesa di Saint-Benoit-sur-Loire e su uno del chiostro di Sant Cugat del Vallès in Catalogna è raffigurata una scena del cap. 23 del Vangelo arabo dell’infanzia dove si parla di due briganti che nella foresta assalgono la Sacra Famiglia, ma uno è Disma, il buon ladrone, che mosso da pietà prende i fuggitivi sotto la sua protezione e li scorta: in entrambi i casi il buon ladrone, vestito con un’armatura e con una spada in mano come un cavaliere, precede Giuseppe e la piccola carovana.

Un bassorilievo sulla facciata del duomo di Orvieto si rifà, invece, ai cap.19-20 dello pseudo-Matteo, in cui si parla di un drago inferocito che, irritato dall’asino che con uno zoccolo gli aveva urtato la testa, rientra poi docilmente nella sua caverna. Gesù avrebbe ammansito non solo il brigante, ma draghi, lupi, leoni e leopardi che fanno da scorta alla Famiglia. Allora si compirebbe ciò che aveva detto il profeta Isaia (65,25): «Il lupo e l’agnello pascoleranno insieme».

Dopo il concilio di Trento l’arte della Controriforma stabilisce dei caratteri del tutto nuovi per l’iconografia della fuga in Egitto. Spariscono la maggior parte dei dettagli pittoreschi ispirati dagli apocrifi e, come per la natività, si tende a trasportare il soggetto dentro uno stile più nobile. Innanzitutto viene eliminato l’asino, che non è più considerato degno di servire da cavalcatura alla Vergine. Quando per caso si mantiene, è per un gusto pittoresco o per tradizione ed è un angelo che lo conduce per le briglie. La Vergine è a piedi come Giuseppe; e Andrea Ansaldo la raffigura coperta da un grande cappello di paglia, che cammina con passo svelto allattando il Bambino.

Ansaldo, la Vergine allatta il bambino

Ansaldo, la Vergine allatta il bambino (foto COMMONS.WIKIMEDIA.ORG)

Gesù talvolta è posto sulla strada tra i suoi genitori che lo tengono per mano; in questo caso si suppone, contrariamente alla tradizione, che egli abbia almeno quattro o cinque anni al momento della fuga in Egitto. La Sacra Famiglia è spesso accompagnata da un corteo di angeli, che movimentano la scena, assumono diverse mansioni, come cucinieri o musicisti (vedi Caravaggio), oppure giocano con il Bambino.

Caravaggio, angeli musicisti (foto CENSI)

Caravaggio, angeli musicisti (foto COMMONS.WIKIMEDIA.ORG)

La fuga notturna è un’altra caratteristica non meno frequente nella nuova iconografia, in quanto secondo Matteo e gli apocrifi la partenza avviene di notte. Nella poetica opera di Adam Elsheimer, grande paesaggista secentesco, sono evidenti le innovative aperture al paesaggio anche nell’arte sacra; si riconosce chiaramente persino la fascia della Via Lattea: c’è chi sostiene che la rappresentazione del cielo sia esattamente quella visibile a Roma il 16 giugno 1609 e che l’autore abbia fatto uso di un telescopio.

Adam Elsheimer: attenzione al paesaggio

Adam Elsheimer: attenzione al paesaggio (fotoCOMMONS.WIKIMEDIA.ORG)

Un’altra tipologia iconografica posttridentina mostra la Sacra Famiglia attraversare un fiume su una barca condotta da un angelo che tiene il timone. Quale fiume? Non può essere che il Giordano o il Nilo. Questo motivo, non legittimato da alcun testo dei vangeli canonici o apocrifi, fu introdotto nell’arte da Nicolas Poussin, ma gli esempi abbondano nell’arte italiana, da Annibale e Ludovico Carracci a Luca Giordano a Giandomenico Tiepolo, che rimase “sedotto” dal racconto e raffigurò la fuga della Sacra Famiglia in barca e numerosi altri episodi del viaggio e dell’esilio in Egitto con molti disegni conservati al museo di Würzburg: un unicum nel suo genere! Particolare è l’opera di Poussin, in cui si vede il bambino Gesù che, nella barca condotta da un traghettatore, alza gli occhi verso una croce che gli appare nel cielo sorretta da angeli. Giuseppe, in ginocchio, si gira verso l’asino che ha sul collo il disegno di una croce. Il nocchiero evoca il ricordo di Caronte che fa passare lo Stige ai morti. L’iconografia della fuga in Egitto non deve, comunque, essere confusa con quella, più rara del ritorno dall’Egitto, che è caratterizzata dalla presenza del Bambino già grandicello, come nella tela di Ludovico Carracci, dove si capisce che la Sacra Famiglia sta attraversando il Mar Rosso così come aveva fatto Mosè in viaggio verso la terra promessa, adempiendo alle parole del profeta Osea: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio» (11,1).

Micaela Soranzo  – vita pastorale dicembre 2011