180 mila persone ogni anno perdono battaglia contro neoplasia

(ANSA)- MATERA, 11 GIU – Sono stati fatti passi avanti nella cura, ma siamo ancora lontani dal guarire i tumori. A dimostrare come sia ancora difficile curare il cancro sono i numeri: quasi 180 mila persone ogni anno perdono la loro battaglia contro una neoplasia. A evidenziarlo è il professor Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto Mario Negri, che oggi al 38esimo congresso Acoi, Associazione dei chirurghi ospedalieri italiani, ha tenuto una lettura magistrale sul tema. Una delle parole chiave per il farmacologo di fama internazionale è eterogeneità: quella dei tumori, ma anche quella dei farmaci. 

“Quello che abbiamo imparato in tutti questi anni – spiega infatti Garattini – è che il tumore è eterogeneo. Prima pensavamo che dovesse essere qualificato sulla base dell’organo d’origine, poi abbiamo visto che non è così. Soprattutto il genoma ci ha molto aiutato a capire che ci sono diversità importanti fra tumori che consideravamo dello stesso tipo ma anche all’interno dello stesso tumore. Il genoma delle singole cellule ci ha fatto vedere anche questo. E sopratutto poi che le caratteristiche del tumore cambiano nel tempo, le metastasi sono differenti dal tumore primario, le cellule circolanti sono differenti dalle metastasi e quindi abbiamo il problema dell’eterogeneità a cui si è aggiunta anche la conoscenza dell’importanza che ha il micro-ambiente in cui si trova il tumore per lo sviluppo della neoplasia stessa. Quindi da qui tutto il problema del ruolo dell’immunologia, che oggi ha subito un grande passo avanti con i muovi farmaci immunoterapici”. “A questo elementi importanti – dice Garattini – si aggiunge anche un’eterogeneità nell’azione del farmaco, perché quello che abbiamo imparato con le tecniche di spettrometria di massa unite all’imaging è che il farmaco non arriva in tutta la compagine tumorale, in molte parti del tumore non c’è. È questo è molto importante perché vuol dire che consideriamo resistenti cellule che non lo sono, in realtà non hanno mai visto il farmaco. (ANSA).

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