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Usa, il 25% di preti in più nel 2015

(vatican insider)

Notizie positive per la Chiesa statunitense. Nel 2015 ci si aspetta che vengano ordinati 595 nuovi sacerdoti: una crescita di quasi il 25% (24.7%, per l’esattezza) rispetto allo scorso anno. La notizia viene data dalla Conferenza episcopale statunitense, che comunque preferisce mantenere un atteggiamento prudente. Monsignor Michael F. Burbidge vescovo di Raleigh, North Carolina, presidente della Commissione per il Clero, la Vita consacrata e le Vocazioni, ritiene che i numeri danno adito a speranza, e aprono la riflessione sulla possibilità di crescite future. «È incoraggiante osservare la leggera crescita nel numero delle ordinazioni di quest’anno negli Stati Uniti». Ha osservato anche che i futuri preti, quando gli è stato chiesto di indicare «le influenze positive incontrate mentre compivano il discernimento per la chiamata hanno risposto che l’appoggio dalle famiglie, dai sacerdoti della parrocchia e dalle scuole cattoliche aveva contato moltissimo».

Nel 2014 i sacerdoti ordinati negli Usa erano stati 477. Le cifre odierne sono accolte con favore perché sembrano confermare la stabilità di un’inversione di tendenza che è venuta a manifestarsi negli ultimi anni, con qualche eccezione (nel 2013 i candidati erano 499) e che sembra aver posto fine a un trend negativo permanente. Se nel 1965 c’erano state 994 nuove ordinazioni, quel numero era rapidamente calato a 771 nel 1975, a 533 nel 1985 e a 454 nel 2005, secondo il Center for Applied Research in the Apostolate (Cara). Nel 2010 le ordinazioni diocesane erano 459.

In media i futuri sacerdoti avevano intorno ai 17 anni, quando hanno considerato per la prima volta l’idea di scegliere quella vocazione. La grande maggioranza di essi (sette su dieci) sono stati incoraggiati in quella strada da un sacerdote della parrocchia, così come da amici (il 46%), da fedeli della stessa parrocchia (45%) e dalle loro madri (il 40%). Ovviamente le varie influenze non si escludevano le une con le altre. In generale hanno vissuto per almeno 15 anni nella diocesi o nell’eparchia in cui poi hanno compiuto il percorso verso il sacerdozio.

Un problema, tutto americano, è però costituito dal «debito di studio», cioè dai finanziamenti ottenuti per portare avanti gli studi e che gli interessati devono ripagare una volta terminato il corso. «Oltre il 26% dei sacerdoti ordinati portava con sé un debito educazionale, nel momento dell’ingresso in seminario, una media pro capite di 22.500 dollari», ha dichiarato padre W. Shawn McKnight, direttore esecutivo del Segretariato. E in futuro sarà necessario trovare il modo di aiutare i futuri sacerdoti nell’opera di riduzione del debito.

L’età media per i sacerdoti ordinati nel 2015 è di 31 anni. Lievemente più giovani, rispetto ai colleghi del 2014, ma comunque resta confermato il modello degli anni recenti, e cioè un’età di ingresso nel sacerdozio oltre il trentesimo compleanno.

I due terzi (69%) degli ordinandi sono americani di origine caucasica-europea; il 10% di origine asiatica o delle isole del Pacifico, e il 14% ispanici. Un quarto di essi è nato fuori degli Stati Uniti: Colombia, Messico, Filippine, Nigeria, Polonia e Vietnam. Hanno vissuto in media almeno 12 anni negli Usa. La maggior parte di essi è cattolica sin dall’infanzia; il 7% è diventato cattolico più tardi.

L’84% ha genitori (entrambi) cattolici, e il 37% hanno un parente che è prete o religioso. E più della metà hanno frequentato una scuola elementare cattolica; il che è un dato più alto di quello relativo agli americani in generale. E lo stesso concetto vale per le scuole superiori e per i college. Ben sei su dieci hanno avuto un’esperienza di lavoro a tempo pieno prima di entrare in seminario. Otto su dieci hanno servito messa, e sei su dieci sono stati lettori. Sette su dieci recitavano regolarmente il rosario e praticavano l’adorazione eucaristica prima dell’ingresso in seminario.