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Un calcio alle tasse e alla Chiesa: l’abile dribbling di Luca Toni

Capita, qualche volta, che navigando in Rete sulle consuete rotte ecclesiali non trovi nessuna storia da raccontare: ad esempio quando uno dei filoni principali è momentaneamente esausto (il dopo-Sinodo, il dopo-attentati di Parigi, il dopo-enciclica), oppure quando i social network non riconoscono ad alcuna notizia religiosa un tributo di popolarità. In questi casi il mio robot mi tenta con il pulsante beyond, che significa: “andiamo a dare un’occhiata nel resto dell’informazione, là dove di solito non ti fai portare; dimmi solo qual è la parola-guida”. Gli ho risposto “Chiesa”, e mi sono ritrovato in un tribunale tedesco.
Protagonisti: Luca Toni, un buon calciatore ormai a fine carriera, e la cosiddetta «tassa sulla Chiesa», quella su cui si basa il finanziamento pubblico delle istituzioni religiose in Germania e che Toni, negli anni in cui ha giocato a Monaco di Baviera, avrebbe dovuto pagare. Come ogni buon giornalista di fatti religiosi sa, per non pagarla occorre infatti dichiarare la propria «uscita dalla Chiesa», e questo non è venuto in mente né a Toni né ai suoi commercialisti, né al suo datore di lavoro, il famosissimo club del Bayern. Il conto è di 1.700.000 euro, tutto compreso; ma ciò che qui importa è il commento che il calciatore ha espresso a margine dell’inizio del processo e che tutte le fonti riportano (http://tinyurl.com/nfrbptv), reso ancor più espressivo dall’immagine che lo ritrae (esultante) con la mano dietro all’orecchio: «Se ai miei amici venisse detto che per credere in Dio bisogna pagare così tanto, scapperebbero tutti dalla Chiesa». Solo apparentemente ingenuo, lo smarca (non per niente, è un attaccante) dalla spiacevole immagine di evasore, sia pure ai danni della Germania e delle sue Chiese. In ogni caso la cattolicissima Baviera deve aver scottato Toni: tornando, qualche anno dopo, a giocare all’estero si è messo al riparo e ha scelto un Paese musulmano, Dubai. Dove ai cristiani non viene imposta gabella, e scommetto che i calciatori stranieri sono esentasse…

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