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Società / BULLISMO La deriva della Rete

In un articolo scritto per il New York Timesnel 2011, Jonathan Franzen, parlando del nostro rapporto con la tecnologia disse all’incirca che è un «prolungamento di noi stessi», ma esclusivamente del lato positivo. Parafrasando la sua lunga è approfondita riflessione, quando includiamo nuovi amici nella nostra cerchia, lo facciamo con persone appartenenti al nostro personale «spazio privato di specchi lusinghieri». La conseguenza di questo atteggiamento è che per paura del rifiuto finiamo per tendere alla menzogna.

Nel giorno dalla conferenza stampa di presentazione della terza edizione del Festival della Comunicazione, che Camogli ospiterà dall’8 all’11 settembre, con tema ‘Pro e contro il web’ (vedi box), e alla luce di una recente ricerca sul cyberbullismo condotta da Skuola.net eAdoleScienza.it, il fenomeno, non nuovo dell’odio e del bullismo in rete è tornato al centro dell’attenzione. Giovanni Ziccardi, professore di Informatica giuridica e coordinatore del corso di perfezionamento in Informatica giuridica alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano, oltre che autore del volume L’odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete (Cortina, pagine 256, euro 21,00), individua alcuni punti su cui concentrarsi maggiormente: «Il problema alla base è questo: l’età media nella quale oggi si regala il primo smartphone in Italia è calata drasticamente e quindi vengono a mancare la consapevolezza e la comprensione, anche e soprattutto dell’importanza che hanno le parole e della storia che si portano dietro.

Dare tecnologie sempre più potenti in mano a ragazzi sempre più giovani porta a un’amplificazione delle possibilità che immediatamente apre mondi non facilmente controllabili, che cambiano il modo di discutere, di dialogare ed esprimersi, oltre che di rapportarsi con coetanei e adulti». Internet e in particolare i social network sono diventati un ambiente dove mettere in piazza i propri sentimenti e i propri stati d’animo. Questo accade specialmente tra i più giovani, che non sempre però sono consapevoli delle loro azioni e spesso non sono in grado di dar voce alle proprie emozioni in uno spazio reale, limitandosi ai confini (seppur sconfinati) del mondo digitale.

«Sicuramente c’è una forma di narcisismo. D’altra parte – prosegue Ziccardi – internet ha un potenziale di comunicazione tale che, se sei fortunato, diventi ‘di tendenza’ e la tua voce viene ampliata. Il problema è che questa amplificazione si traduce anche in negativo. Ne è un esempio chi sfrutta l’uso di fotomontaggi e controinformazione per diffondere notizie false facendole passare per vere. Rispetto a questa problematica sul controllo della verità, i più giovani non hanno l’esperienza di vita che abbiamo noi, quindi anche una minore capacità di valutare. A questi fattori si aggiunge un comportamento di imitazione correlato a mode e abitudini. Inoltre passa molto spesso il pensiero che la mia bacheca è mia e quindi lontana da una possibile diffusione fuori dalla mia cerchia. La maggior parte dei più giovani non ha un senso della privacy e lo dimostra la facilità con cui frequentemente vengono adescati in rete».

Ziccardi rimarca la declinazione che il mondo virtuale ha sul mondo reale, soprattutto considerando il fatto che internet in sé è un contenitore neutro ed è l’utente a trasformarlo, ma soprattutto in virtù del fatto che i sentimenti su internet hanno forti conseguenze nella vita reale. Ne sono una dimo- la carrellata di esempi che Jon Ronson, scrittore, giornalista e sceneggiatore britannico, ha raccolto in I giustizieri della rete (Codice Edizioni), e lo conferma lo stesso Ziccardi: «Spesso non ci si accorge di quanto un messaggio, un post, un tweet, possano avere conseguenze che a loro volta hanno effetti sul fisico: attacchi di panico, stati di ansia, mancanza di autostima, forte insicurezza».

Sempre rispetto al fisico, un’altra considerazione importante è legata proprio alla ricerca condotta da Skuola.net e AdoleScienza.it, che evidenzia un aumento del bullismo femminile: «Il cyberbullismo nell’era digitale è molto diffe- rente dal bullismo degli anni Settanta; quello di oggi si avvicina maggiormente a comportamenti criminali. Il dato relativo all’aumento del bullismo femminile è interessante anche per vedere come la tecnologia porti a cambiare i comportamenti; l’intermediazione della rete ha maggiore impatto sulle ragazze proprio perché un simile tipo di bullismo non richiede più la presenza fisica e viene meno la necessità di contrastare fisicamente la vittima, fattore che teneva le adolescenti più lontane da questi comportamenti».

Un punto in comune emerso dai testi di Ronson e Ziccardi è che sia meglio agire sul camstrazione biamento individuale piuttosto che su una ulteriore regolamentazione dell’attuale architettura informatica: «Il miglior cambiamento – spiega ancora Ziccardi – è una combinazione di fattori: educazione, conoscenza, autoregolamentazione e legge, ma sempre rispettosa di altri diritti, come la libertà di pensiero e parola. Personalmente sono piuttosto cauto nell’approccio e credo sia sempre importante discutere con chi semina odio per cercare di riportare alla ragione. L’assenza di leadership in internet non la vedo come un male, perché la grande novità della rete è proprio la possibilità di far connettere mondi, quindi di creare un dialogo con differenti scambi di opinioni a vantaggio della diffusione di idee paritarie. In alcuni soggetti, però, questa aggregazione si trasforma in odio, ed è in questi casi che si ha la necessità di un intervento».

Alla luce di questi aspetti, un’ultima considerazione di Ziccardi è sui sentimenti ai tempi di internet, oltre che sui possibili provvedimenti per migliorare controllo e consapevolezza d’azione: «I sentimenti sono sempre gli stessi. Gli stessi stereotipi e lo stesso dileggio. L’odio in sé non è cambiato, ma è cambiato il palcoscenico e la possibilità di essere sentiti, considerati o visti all’esterno. Per questo è importante lavorare sulla cognizione. Ad esempio l’Unione Europea ha avviato una campagna di sensibilizzazione contro la violenza nel web per le fasce di età più giovani, ma in concreto è fondamentale riuscire a entrare nelle scuole». Questi interventi sono necessari per far sì che l’utente abbia una maggiore coscienza critica e la capacità di assumere un reale controllo delle proprie azioni sugli strumenti offerti dalla rete.

A tal proposito vanno segnalate alcune importanti iniziative come le consulenze dell’Osservatorio nazionale cybercrime, il glossario dei comportamenti deviati online proposto dal Ministero della giustizia e il progetto #OFF4aDAY promosso dal Moige e da Samsung, col patrocinio della Polizia di Stato: l’obiettivo è promuovere le forme di prevenzione relative al fenomeno del cyberbullismo, per far sì che davvero le parti più belle del mondo siano a portata di un click.

Avvenire