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Gregoriana: diploma in tutela dei minori. Papa: abbiate coraggio

“State facendo un grande sforzo per prevenire e curare la piaga degli abusi sui minori, abbiate coraggio e pazienza: sono certo che incontrerete molti sorrisi di gratitudine”. Così in una lettera Papa Francesco saluta i primi 19 studenti, religiosi e laici di tutto il mondo, diplomati alla Pontificia Università Gregoriana al programma di Studi avanzati dal titolo ”Tutela dei Minori”. Oggi all’Ateneo la cerimonia di fine semestre. Avviato nel febbraio 2016 e offerto una volta l’anno, tramite selezione, il Corso è interdisciplinare e interattivo e vuole essere un’ulteriore risposta responsabile della Chiesa sul tema. Ruolo e formazione dei nuovi esperti nelle parole di padre Hans Zollner, membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori e presidente del Centro per la protezione dei minori della Gregoriana. L’intervista è di Gabriella Ceraso da Radio Vaticana

R. – Sono arrivate più richieste di quelle che avremmo potuto accettare … Alla fine ne abbiamo accolte 19 di 14 Paesi di quattro continenti: quest’anno, una netta maggioranza di persone dall’Africa, che potranno così aiutare le Chiese locali, le Congregazioni religiose e le istituzioni cattoliche in Paesi dove finora sulla carta forse si parla dei diritti dei bambini, ma effettivamente c’è ben poco; quindi, persone esperte in grado non solo di scrivere documenti, ma veramente anche di smuovere le persone che sanno che accadono dei crimini orrendi ma non sanno come agire, che non sanno quali sono le leggi nello Stato in cui vivono, con le norme canoniche per la Chiesa …

D. – C’erano dei pre-requisiti che avevate richiesto?

R. – I requisiti erano che avessero un primo grado accademico, una lettera di raccomandazione da un Superiore o da una Conferenza episcopale; la terza cosa era che dovesse essere espresso anche un interesse personale per svolgere questo lavoro, perché questo è un campo molto delicato e anche molto pesante, e quindi una persona non può semplicemente venire perché le è stato chiesto, ma deve avere una motivazione propria per venire e poi tornare nei Paesi di appartenenza e poter lavorare veramente efficacemente.

D. – L’approccio è interdisciplinare?

R. – Sì, sono stati esposti temi che riguardano ambiti a 360°: psicologia, psichiatria, giurisprudenza – dal diritto canonico alle scienze sociali –, sanità pubblica, fino alla teologia. Per noi è molto importante, e questa credo sia anche l’unicità di questo programma, mettere insieme tutte le dimensioni della persona umana in una visione veramente onnicomprensiva. Abbiamo anche una certa varietà di competenze che ciascun candidato ha portato con sè, e adesso abbiamo cercato di completare questa visione. I candidati potranno ora lavorare negli uffici di protezione o di intervento e potranno essere inseriti nella pastorale familiare, perché sappiamo che in molti Paesi del mondo il problema molto grosso è nel contesto familiare.

D. – L’amore incondizionato di Dio è vitale per recuperare, per guarire, i sopravvissuti a simili esperienze; però è anche importante il rigore e la fermezza di alcune decisioni. Cosa pensa dell’ultima decisione del Papa in forma di Motu Proprio, per quanto riguarda i vescovi?

R. – Il Motu Proprio “Come una madre amorevole” ha sottolineato qualcosa che giuridicamente era già chiaro e che il Santo Padre ha chiarito molto bene e molto decisamente: che questi fatti non sono una cosa leggera. Ha specificato che la negligenza d’ufficio rispetto all’assunto dell’abuso dei minori non dev’essere molto grave per essere giudicato un reato, ma già nel caso di una pura “trascuratezza” questo può essere giudicato un reato.

D. – Si potrà arrivare mai – con il tempo, con l’educazione – a sradicarla, questa piaga?

R. – Questa è una delle aspettative di tutti quelli che si stanno veramente impegnando in questo, ed è un’aspettativa anche comprensibile; ma purtroppo, finché siamo esseri umani, non sarà da sradicare una volta per sempre: è impossibile. Il male è con noi: purtroppo, questa è la realtà della condizione umana, che siamo vulnerabili al male. Quindi, è tanto più importante che si faccia il possibile perchè questi casi si verifichino il meno possibile. Per questo dobbiamo essere molto svegli, cambiare non solo le conoscenze – perché le abbiamo – ma dobbiamo sviluppare l’atteggiamento adatto e anche pronto a intervenire, sicché i vulnerabili siano più protetti. Gesù ci aiuta e ci dà speranza, ma dobbiamo anche fare la nostra parte.