Sacro e storia. Nei santuari per cercare la madre di tutti gli umili

Avvenire

Vista aerea della chiesa di San Marco a Zeitoun (sobborghi del Cairo)

L’esistenza dei santuari è legata da sempre a fattori religiosi, ovvero alle relazioni tra l’aldilà e il mondo di quaggiù, tra Dio (o gli dèi) e gli uomini. Un santuario può essere un luogo di culto, ma ogni luogo di culto non è necessariamente un santuario. Il santuario è un luogo divenuto sacro agli occhi di un gruppo umano dopo che vi si siano verificati dei fenomeni ritenuti soprannaturali (guarigioni taumaturgiche, visioni, apparizioni celesti ecc.), in grado di suscitare pellegrinaggi e forme di “irradiamento” su un territorio più o meno vasto. Ma il riferimento a questi concetti non basta a misurare le loro capacità di attrazione. Il santuario è già da sé un territorio a parte, ritagliato ( temenos in greco, sacer in latino) nell’ambiente naturale e paesaggistico. Si tratta di una porzione di spazio ben limitato che è proprietà non degli uomini ma di Dio, o degli dei e dei santi che vi si venerano. Perciò il suo spazio è ritenuto inviolabile, cosicché, tutti quelli che vi si rifugiavano, godevano del diritto di asilo. Nel corso della storia, gli uomini si sono sforzati di fare dei santuari degli spazi di riconciliazione e di pace, tra gruppi e popoli contrastanti. Questa funzione è particolarmente evidente nel caso dei santuari di confine, che segnavano l’ingresso al territorio di una comunità e costituivano dei luoghi di scambi di ogni tipo tra popolazioni vicine, spesso in conflitto. Studiare il fenomeno santuariale non è semplice. Le tipolo- gie sono infatti diverse: si passa dai santuari locali e quelli internazionali – come Lourdes e San Giovanni Rotondo – alle città santuario – come Assisi e Loreto; dai santuari legati a forme di penitenza a quelli dove la dimensione terapeutica è più marcata; dai santuari storici, legati alla presenza di una tomba e delle reliquie di un servo o di una serva di Dio, a quelli cosmici che sono situati in un ambiente naturale che produce già da sé una forte impressione sul visitatore.

Lo sviluppo dei santuari non ha poi dinamiche prevedibili: non mancano casi di santuari caduti nell’oblio dopo aver raggiunto l’apogeo e altri che, mentre sembravano in fin di vita, hanno ritrovato una nuova capacità di attrazione, una “ricarica sacrale”, per riprendere le parole di Alphonse Dupront. In linea di massima, si può dire che i santuari sono i markers dei particolarismi: così una comunità, una regione, un popolo intero s’identificano spesso con un santo patrono. In questo senso, i santuari rivelano l’esistenza di identità talvolta dimenticate o nascoste sul piano religioso e politico, come dimostrano i fenomeni di continuità cultuale o talvolta di sovrapposizione di diversi culti nello stesso luogo: a Gerusalemme, per esempio, dopo la conquista della città da parte degli Arabi, nel 638, la Moschea di Omar, edificata sul piazzale del Tempio detto di Salomone, cercò di cancellare il carattere fondamentalmente ebraico del santuario scomparso e entrò in concorrenza col Santo Sepolcro così caro ai cristiani, facendo di questa città-santuario un luogo di conflitto tra le tre religioni del Libro, che da quel momento non hanno più smesso di litigare per il suo controllo. Ma sarebbe esagerato e, a certi riguardi, ingiusto vedere nei santuari solo una manifestazione di campanilismo religioso o etnico, lasciando da parte il loro ruolo aggregativo, come dimostra un fenomeno finora poco studiato e che, solo di recente, comincia ad essere messo in rilievo: mi riferisco ai santuari condivisi tra uomini e donne di differenti religioni, che è abbastanza frequente nel Medio Oriente, specialmente in Libano e in Egitto dove esistono delle minoranze cristiane importanti. In questo ultimo Paese, i santuari cristiani legati alla Madonna e alla fuga in Egitto della Sacra Famiglia sono frequentati dai copti ortodossi e cattolici, ma anche da un certo numero di musulmani sunniti.

Ma il fenomeno di condivisione dei santuari è soprattutto legato alle apparizioni mariane che si sarebbero svolte a partire degli anni 1968-70 attorno a diverse chiese cristiane: la più famosa fu quella che avrebbe avuto luogo a Zeitoun, nei sobborghi del Cairo, dove sarebbe comparsa a parecchie riprese una Madonna di luce, con un vestito bianco e una cintura azzurra, sopra il tetto della chiesa di San Marco, all’interno della quale si trova un grande affresco della Madonna. Per più di due anni, vi fu ogni sera un afflusso di migliaia di persone, in maggioranza musulmani. Interrogati dai media sul senso della loro presenza, quest’ultimi risposero che «Maria appartiene a tutti, visto che è la madre degli umili» e che l’Egitto aveva bisogno di un salvatore in quei tempi di crisi. Lo stesso fenomeno si verificò anche in Libano, a Bichû’ât, un piccolo paese cristiano della Bekaa, circondato da villaggi sciiti. Nel 2004, un ragazzo musulmano, entrato per curiosità in chiesa, avrebbe visto la Madonna che muoveva i suoi occhi e sentì la sua voce: a casa davanti alla famiglia fu in grado di recitare una bella preghiera per la pace che lei gli aveva dettato.

Ancora oggi il pellegrinaggio dei giorni 14-21 agosto in onore della Madonna riunisce migliaia di persone di ogni religione, e tante sarebbero le guarigioni. Il clero lo gestisce in un modo molto aperto e i “signori” del paese (la famiglia Keyrouz) ne traggono dei redditi cospicui. Tali forme di devozione, che superano i confini confessionali, sono difficili da comprendere e studiare in modo oggettivo, in quanto sono spesso sprovviste di una documentazione adeguata. Ma è sicuro che i santuari, grandi e piccoli, hanno avuto e hanno ancora oggi un ruolo non trascurabile nella vita dei popoli del mondo mediterraneo. Infatti, in una società che diventa sempre più violenta ed è sprovvista di speranza nel futuro, la supplica e il ricorso al soprannaturale sono ritenute indispensabili dalla gente comune per proteggere i singoli e i popoli contro le disgrazie e le crisi che li minacciano.

Be Sociable, Share!
Precedente Misurare l’impronta ecologica di ciò che mangiamo fa bene al corpo e al pianeta. Una ricerca aiuta a scegliere Successivo Passo di pace e di sogno