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Roncalli, non solo Papa buono

Nei dieci volumi dei Diari e delle Agende di Giovanni XXIII, non c’è alcun «Roncalli segreto», scandisce Alberto Melloni. C’è il Roncalli vero. Autentico. «Pagine che restituiscono il volto di un maestro di spiritualità che, nella vita interiore, ha saputo introdurre le dimensioni del tempo e della storia», afferma lo storico della Fondazione per le Scienze religiose di Bologna.

Pubblicare quest’opera unica nella storia della letteratura, e donarla alle principali biblioteche nazionali e alle nunziature di tutto il mondo – come la fondazione bolognese ha deciso di fare, in vista della canonizzazione del 27 aprile – è dunque un gesto preziosissimo per abbattere gli stereotipi sul «Papa buono», come il figlio di Sotto il Monte «viene chiamato spesso, in modo simpatico, ma riduttivo, lasciando intendere un’idea ingenua e leggera di bontà», incalza don Ezio Bolis, direttore della Fondazione Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

La pubblicazione e diffusione “globale” di quei dieci volumi «è un contributo importante per consegnare alla storia la figura spirituale di papa Giovanni nella sua interezza – prosegue don Bolis –: l’uomo dalle radici semplici e genuine, appassionato studioso e scrittore colto, diplomatico esperto e sensibile, pastore dedito ed equilibrato, prete obbediente e libero, uomo di Chiesa e di mondo, cristiano devoto e umile, pontefice lungimirante e coraggioso».

Bergamo, Curia vescovile, salone Giovanni XXIII. Qui ieri si è svolta la presentazione dell’iniziativa – per dirla col vescovo di Bergamo, Francesco Beschi – che vuole riportare «sulle vie del mondo» i Diari e le Agende del prete che per quasi un trentennio servì la Chiesa fra Bulgaria, Grecia, Turchia e Francia, prima di diventare patriarca di Venezia e, infine pontefice. «Attaccamento alle radici e apertura di orizzonti», sottolinea Beschi, è il binomio che identifica Roncalli e «ancor oggi costituisce uno dei tratti migliori della tradizione bergamasca».

Loris Capovilla, fedele segretario di Roncalli e fresco cardinale, interviene con un videomessaggio registrato, lodando l’opera che aiuta a «conoscere quell’uomo mandato da Dio», e additando al pontificato di papa Francesco le fondamentali coordinate roncalliane – l’umanità è una sola famiglia, l’amore la sola legge. Le coordinate di un padre e pastore «sempre preoccupato, salva la fermezza ai principi del Credo cattolico e della morale, più di ciò che unisce che di quello che separa e suscita contrasti», ricorda Giovanni Giavazzi, presidente della Fondazione Italcementi, citando il discorso d’ingresso a Venezia di Angelo Roncalli, pronunciato il 15 marzo 1953.

Il lavoro che ha portato alla pubblicazione dei dieci volumi si è basato sugli archivi messi a disposizione della Fondazione bolognese dalla Santa Sede, dalla Postulazione e da altri archivi – comprese le carte di Capovilla, ora patrimonio della Fondazione bergamasca. Quanti e quali scenari apra l’esplorazione dei Diari e delle Agende, lo ha mostrato don Bolis spaziando dalle «note in tempo di guerra» alle pagine che testimoniano l’attenzione ai poveri, ai lavoratori, alle questioni sociali, o il suo «culto dell’amicizia», o la sua apertura ecumenica e culturale.

Questi Diari sono un unicum senza precedenti nella letteratura storico-religiosa, ha ripreso Melloni. Roncalli «usa la scrittura come forma di ascesi», come «scalpello di una costruzione spirituale». Nella piena corrispondenza fra parola e vita. Una parola esigente: e forse proprio la difficoltà ad entrare in sintonia col linguaggio di Roncalli, sostiene Melloni, ha finora impedito allo Yad Vashem di riconoscere il figlio di Sotto il Monte come «giusto fra le nazioni» per l’opera svolta a Istanbul a sostegno dell’emigrazione degli ebrei in fuga dai nazisti. L’ultimo pensiero, di Melloni come di Beschi, è un «grazie» a papa Francesco per la canonizzazione di Giovanni XXIII. Quale privilegio, conclude lo storico, «per chi, come noi, ha potuto vedere – nella sua esistenza – due primavere della Chiesa».

Lorenzo Rosoli – avvenire.it