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Roma-Santiago, pellegrini nei secoli

A partire da sabato 15 settembre a Fidenza, la mostra fotografica itinerante racconta in 60 pannelli i luoghi del percorso: Un pellegrinaggio degli occhi in preparazione a quello reale

15/09/2012

Pellegrini in cammino lungo le antiche vie.

Pellegrini in cammino lungo le antiche vie.

Santiago-Roma-Gerusalemme, ovvero le tre peregrinationes maiores, insomma il pellegrinaggio per eccellenza. Dal punto estremo della terra conosciuta – Santiago, a occidente -, fino a Gerusalemme, alla parte opposta, la finestra che si affaccia su un mondo da conoscere, passando per Roma caput mundi. Questo era nel Medioevo e oggi questo si vorrebbe ripristinare. Circa 5.000 chilometri a piedi per “purificare” corpo, mente e anima. Ma di mezzo c’è la Siria. E di là non si passa. Così finora l’itinerario è stato percorso al 90%.


Il tratto più studiato e documentato (memorie storiche, difficoltà del percorso, presenza di luoghi di ristoro…), è il primo: Santiago-Roma e Roma-Santiago. Un itinerario ormai consolidato, che vede in cammino circa 200 persone l’anno. E che è diventato una mostra fotografica itinerante, intitolata proprio Roma-Santiago, Santiago-Roma. Itinerari. Segni e memoria dell’Europa del pellegrinaggio. Partita nel 2008 da piazza San Pietro, da sabato 15 (inaugurazione alle 17), a domenica 30 settembre, sarà allestita nella chiesa di San Giorgio Martire (piazza Omati 4), a Fidenza (Parma). Protagonista dei circa sessanta pannelli, è la via, con i paesaggi, le chiese, gli edifici che costellano il percorso, gli “spedali” che accolgono i viandanti. Un pellegrinaggio degli occhi in preparazione a quello reale.
Mappa dell'itinerario Santiago-Roma.

Mappa dell’itinerario Santiago-Roma.

«Il pellegrinaggio oggi è una straordinaria occasione per riflettere», spiega il curatore della mostra, Paolo Caucci von Saucken, che al Cammino di Santiago ha dedicato buona parte della sua vita, rettore della Confraternita di San Jacopo di Compostela e presidente del Centro italiano di Studi Compostelani: «È un camminare lentamente e, camminando lentamente, si ha tempo per meditare. È una ricerca di sé stessi, in uno spazio e in un tempo sacri, al di fuori dei problemi quotidiani. Quelli, poi, li ritroverai dopo, ma li ritroverai come persona che ha potuto pensarci. Insomma, è un tempo speciale, sia di ricerca di sé stessi, che di ricerca con gli altri, perché si dialoga con chi cammina a fianco, si entra in confidenza, ci si scambiano suggestioni, impressioni, timori, e questa relazione viene via via affinata. E poi c’è la speranza di incontrare il volto di Cristo, nella natura, nel paesaggio, e soprattutto negli altri».

Carrión de los Condes. Dalla facciata della chiesa di Santiago, un maestoso Cristo pantocrator osserva il passaggio dei pellegrini.

Carrión de los Condes. Dalla facciata della chiesa di Santiago, un maestoso Cristo pantocrator osserva il passaggio dei pellegrini.

– Professor Caucci, 170mila persone lo scorso anno sul Cammino di Santiago, uomini e donne, di tutte le età e di tutte le provenienze. Il pellegrinaggio può essere momento di dialogo con le altre religioni, e con i non credenti?

«Senza dubbio. Il pellegrinaggio fa parte della tradizione di tutte le religioni e di tutte le culture, ed è perciò uno strumento di unità e di solidarietà fra le persone. A Santiago si recano protestanti, anglicani, anche qualche musulmano, moltissimi laici. Tutti insieme, a camminare verso la stessa meta».

– Nel Medioevo il pellegrinaggio aveva anche uno scopo penitenziale, espiatorio. Oggi di questo, che cosa resta?

«Storicamente, si andava a un luogo santo per chiedere il perdono dei propri peccati. Il pellegrinaggio oggi è qualcosa di piacevole, ma nel Medioevo era una pena canonica, richiedeva sacrificio, si poteva anche morire. Partendo da questo concetto, in Belgio, per esempio, è stato utilizzato quale pena per reati comuni, poi ripreso come idea alternativa al carcere. Abbiamo fatto anche noi un esperimento sulla via Francigena con alcuni detenuti del carcere di Rebibbia. In questo modo, il pellegrinaggio diventa strumento di reinserimento dei reclusi nella società».

Un pellegrino in cammino sulla via Francigena, si ferma ad osservare un labirinto presso la chiesa di San Martino di Lucca.

Un pellegrino in cammino sulla via Francigena, si ferma ad osservare un labirinto presso la chiesa di San Martino di Lucca.

L’esposizione è promossa dal Comune e dalla Diocesi di Fidenza, dalla Xunta de Galicia (ovvero l’Amministrazione regionale della comunità autonoma della Galizia, con capitale Santiago de Compostela), dal Centro Italiano di Studi Compostelani e ha il patrocinio dell’Associazione Europea delle Vie Francigene. Sarà accompagnata da alcuni eventi collaterali, che si terranno a Casa Cremonini (piazza Duomo 16): 20 settembre, ore 21, La via Francigena “Cammino di mezzo”, a cura di Monica D’Atti; 27 settembre, ore 21, Memorie e testimonianze del pellegrinaggio in Emilia occidentale, a cura di Massimo Galli; 29 settembre, ore 18, Il cammino di Santiago: origini, storia, significato, a cura di Davide Gandini.

Romina Gobbo / famigliacristiana.it