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Registrato a luglio il maggior numero di arrivi di profughi e migranti nell’Unione europea. Centomila sventurati non sono un’invasione

L’Osservatore Romano

Nel mese di luglio sono arrivati su suolo europeo 107.500 migranti e profughi, portando il totale di quest’anno a 340.000, una cifra vicina a quella registrata in tutto il 2014. Il dato è stato diffuso ieri da Frontex, l’agenzia dell’Unione europea competente per il controllo delle frontiere.
I numeri, compreso quello registrato per la prima volta di oltre centomila arrivi in un mese, mostrano indubbiamente un’accentuazione. Del resto si sono via via aggravate quest’anno le situazioni — non solo in Vicino oriente, ma anche in Africa — che spingono milioni di persone a cercare scampo da guerre, persecuzioni e fame. Tuttavia, almeno per quanto riguarda l’Europa (i flussi di profughi e migranti sono soprattutto tra sud e sud del mondo) sono lontani dal costituire quella sorta di «invasione» della quale parlano diversi soggetti istituzionali dei Paesi dell’Unione europea.
La questione centrale resta dunque quella politica, cioè la revisione delle regole che delegano all’esclusiva responsabilità degli Stati di arrivo la gestione dei flussi di profughi e di migranti irregolari. Oltre metà degli arrivi segnalati da Frontex sono stati in Grecia. Seguono Italia e Ungheria, il cui Governo ha scelto una linea di rigido respingimento, come del resto quelli di altri Paesi ben meno investiti dall’aumento dei flussi. In ogni caso, il Governo di Budapest ha detto che il Paese è «sotto un attacco organizzato» da parte dei trafficanti di esseri umani e ha annunciato l’invio di altre migliaia di soldati alla frontiera esterna all’Unione europea, cioè quella con la Serbia, dove sta costruendo una barriera.
Barriere, in parte elettrificate, sono state sistemate anche a Calais, al terminal francese dell’Eurotunnel, il collegamento ferroviario sotto la Manica, dove poche migliaia di profughi e migranti tentano da un paio di mesi di saltare sui treni diretti in Gran Bretagna, il cui Governo è deciso a respingerli. Proprio a Calais si incontreranno domani per discutere di tale situazione i ministri degli Esteri francese e britannico, Bernard Cazeneuve e Theresa May.
Si allenta, invece, la pressione provocata nell’isola greca di Kos, nell’Egeo orientale, dall’arrivo nelle ultime settimane di alcune migliaia di profughi, soprattutto siriani, dalla Turchia.
La nave Eleftherios Venizelos, inviata nei giorni scorsi dalle autorità greche per prestare assistenza, è salpata stamane diretta a Salonicco con 1.700 profughi a bordo. Lungo la rotta, farà tappa anche sulle isole di Kalymnos e Leros dove imbarcherà altri rifugiati.
L’Osservatore Romano, 20 agosto 2015