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Questo Venerdì Santo e le “giuste” esaltazioni

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avvenire.it

Esaltazioni… Venerdì Santo viene in mente quella della Croce, ieri evocata anche in San Pietro dal Padre Cantalamessa: «E io, quando sarò esaltato (cioè innalzato) da terra, attirerò tutti a me». Parole di Gesù: mistero di morte e resurrezione… In pagina ce n’è anche di altro genere. Un esempio recente significativo nel titolo che Eugenio Scalfari (“Repubblica”, 27/3, pp. 52-53) ha dato alla sua prefazione a un libro intervista di Giovanni Valentini a don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana: “Il Prete giusto”. D’accordo nella considerazione, ma quel “giusto” lì preceduto da “il”, e non da “un”, sa di pretesa eccessiva e metro di giudizio assoluto. “Il” prete giusto? E gli altri? Forse non è solo un complimento. Don Milani per esempio si inquietava quando qualcuno, credendo di lodarlo, lo contrapponeva ai suoi fratelli… Il seguito – parere soggettivo di Malpelo – pur senza alcuna colpa dell’intervistato, conferma l’impressione: «Prete fino in fondo, ma anche moderno». E il “ma” segnala una pregiudiziale senza dubbi. La “giustizia” è raggiunta davvero e solo grazie a quel “ma”, cui ne seguono parecchi altri più o meno espliciti? Forse sì, e infatti arrivano in fila tante, quasi tutte, le ragioni da cui quel «ma» è generato, mentre resta ai margini il discorso essenziale relativo alla realtà del prete, di ogni prete, della fede come tale e della Chiesa nella sua essenza, e quindi seguono i luoghi comuni del solito contrapporsi implacato: lode per la generica ricerca del “bene”, termine che come tale, senza parametro di misura, dice tutto e niente. Torna anche la “distinzione” e “contrapposizione” tra “gerarchia” e “Popolo di Dio”. Insomma: di Venerdì Santo, bene l’attenzione a un uomo di Dio (e dei media) come don Sciortino, meglio l'”esaltazione” di cui scrivevo all’inizio. Buona Pasqua!