Prima la piena comunione. La questione delle date comuni per Natale e Pasqua nella Chiesa copta ortodossa

L’Osservatore Romano 

(Gianni Valente) La Chiesa copta ortodossa, almeno per ora, rinvia il confronto e ogni decisione in merito alla proposta — sostenuta dal patriarcaTawadros II — di individuare un’unica data per le grandi solennità liturgiche del Natale e della Pasqua, attualmente celebrate in giorni diversi dalle varie Chiese e comunità ecclesiali di battezzati sparse per il mondo. 
Contrariamente a quanto annunciato in precedenza dallo stesso Tawadros II, l’ultima assemblea del santo sinodo della Chiesa copta ortodossa, conclusasi nei giorni scorsi presso il monastero Anba Bishoy (regione di Wadi el-Natrun) non ha messo a tema la questione. Già all’inizio dell’assemblea, a cui hanno preso parte 113 dei 128 membri accreditati, lo stesso vescovo Daniel, segretario generale del sinodo, aveva confermato che il tema non sarebbe entrato nell’agenda dei lavori, per essere affrontato con più calma e maggior preparazione in future riunioni dell’organismo ecclesiale. Ma l’impressione è che la decisione di soprassedere sia dovuta anche al permanere di divergenze e contrasti rispetto all’obiettivo perseguito dal patriarca copto.
Come detto, la questione sta particolarmente a cuore a Tawadros II che ha più volte richiamato pubblicamente l’opportunità di unificare la data delle festività di Natale e Pasqua, attualmente celebrate in giorni non coincidenti dalle diverse Chiese d’Oriente e d’Occidente. A maggio, durante una sua trasferta in Germania, Tawadros aveva riferito ai media che i membri del sinodo della Chiesa copta ortodossa, nella loro imminente assemblea, si sarebbero pronunciati almeno in merito all’opportunità di concedere alle comunità copte sparse nei Paesi occidentali la possibilità di celebrare la solennità liturgica del Natale il 25 dicembre, in concomitanza con le liturgie natalizie celebrate in quella data dalla stragrande maggioranza delle Chiese e delle comunità cristiane presenti in Occidente. Le dichiarazioni del patriarca erano state seguite da commenti anche polemici espressi spesso attraverso i social media.
In vista dell’assemblea del santo sinodo — riferiscono i media egiziani — il vescovo copto Aghaton di Maghagha ha predisposto un dossier per documentare che l’insistenza nel riproporre l’unificazione delle date di celebrazione delle feste cristiane nelle diverse Chiese potrebbe causare divisioni e contrasti anche di ordine dottrinale nella Chiesa copta ortodossa. Nel memorandum raccolto da Anba Aghaton, sarebbero esposti molti degli argomenti espressi da chi, anche in seno all’episcopato copto ortodosso, si opporrebbe con decisione a ogni progetto di unificare le date delle celebrazioni di Pasqua e Natale. Secondo alcune delle posizioni riproposte anche nel dossier del vescovo Agathon, la questione delle date per la celebrazione delle solennità cristiane non può essere “stralciata” dallo studio delle cause che hanno provocato divisione e impediscono ancora la piena comunione dei cristiani copti con i battezzati di altre compagini ecclesiali. E viene giudicata inopportuna l’idea di procedere all’unificazione delle date delle celebrazioni liturgiche solenni prima di aver ritrovato la piena comunione dottrinale e sacramentale con le altre Chiese.
Nel caso di quella copta, la divisione rispetto ad altre Chiese è avvenuta intorno a questioni cristologiche, dopo il concilio di Calcedonia (451). Ma, secondo alcuni esponenti della gerarchia copta, adesso anche le date delle grandi festività fanno parte della tradizione seguita dai propri padri, e la Chiesa copta è chiamata innanzitutto a custodire ciò che ha ricevuto in eredità dai suoi padri e dai suoi santi. Anche perché — si sostiene nel memorandum — alcuni potrebbero vedere nell’unificazione delle date delle festività liturgiche un segno esteriore di unità, mentre in realtà l’autentica e piena comunione dottrinale tra le Chiese non è stata ancora ripristinata.
La questione dell’unificazione della data per la celebrazione del Natale del Signore e della Pasqua di Risurrezione, non trattata all’assemblea del sinodo copto ortodosso, è diventata argomento di dibattito pubblico sui media. Secondo lo scrittore e ricercatore Karim Kamal, presidente della Federazione generale dei copti per la patria, occorre evitare che i cristiani copti in Egitto e quelli disseminati nel mondo non celebrino il Natale e la Pasqua in date differenti. Dal canto suo padre Yohanna Nassif, pastore della chiesa copta di Santa Maria Vergine e San Giovanni a Chicago, ha preparato uno studio per riproporre come ragionevole e praticabile la scelta di unificare le date di celebrazione delle principali feste cristiane. Ogni anno — ha fatto notare padre Yohanna, in riferimento soprattutto alle comunità copte cresciute nei Paesi occidentali a causa dell’emigrazione — al momento delle grandi solennità liturgiche si deve tornare ogni volta a spiegare anche ai propri fedeli «le differenze tra noi e l’Occidente», mentre in realtà tutto fa pensare che è arrivato il tempo di trovare una soluzione, invece di dover ostinarsi a trovare ragioni per «giustificare le nostre differenze».
La ricerca di una data comune per le solennità liturgiche attualmente celebrate in giorni diversi dalle varie Chiese e comunità di battezzati è una questione che il patriarca Tawadros II ha preso a cuore fin dall’inizio del suo ministero patriarcale. Il primate della Chiesa copta ortodossa ha sottolineato in più occasioni che la diversità delle date in cui i cristiani d’Oriente e d’Occidente celebrano la Pasqua rappresenta «un problema storico» e di per sé non ha implicazioni di fede e di dottrina. La sollecitazione a unificare la data di celebrazione della Pasqua era già stata espressa dal patriarca copto in una lettera inviata nel maggio 2014 a Papa Francesco, in occasione del primo anniversario del loro incontro in Vaticano. Tawadros ha riproposto la questione nel novembre 2014, intervenendo a Vienna alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della fondazione «Pro Oriente». Nel giugno 2015 anche Papa Francesco ha espresso la disponibilità della Chiesa cattolica a stabilire una data fissa per la Pasqua, «in modo che possa essere festeggiata nello stesso giorno da tutti i cristiani, siano essi cattolici, protestanti o ortodossi».
L’unificazione delle date di celebrazione della Pasqua di Risurrezione è un’urgenza particolarmente sentita in Africa del nord e in Medio oriente, dove convivono nello stesso territorio Chiese e comunità cristiane che fissano il giorno di Pasqua in maniera difforme, avendo come criterio di riferimento le une il calendario giuliano, le altre il calendario gregoriano.
L’Osservatore Romano, 24 -25 giugno 2019

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