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Più di un quarto della terra del Pianeta è soggetto al degrado indotto dall’uomo. Agricoltura industriale responsabile di parte dei gas serra. Urge dunque cambiamento delle abitudine alimentari


Avvenire
“Vogliamo dare un messaggio positivo, di speranza, che il riscaldamento globale si può fermare se lavoriamo tutti insieme”, cosi hanno detto, a conclusione della conferenza stampa di presentazione del nuovo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), i 66 ricercatori, tutti volontari, provenienti da 195 Paesi del mondo.
Tuttavia il messaggio chiave di questa che è l’analisi scientifica più completa messa a punto, fino ad oggi, dagli esperti sul clima dell’Onu rimane preoccupante.
L’aumento delle temperature, aggravato dal disboscamento e dallo sfruttamento eccessivo di terreni e risorse idriche, rappresenta una grave minaccia alla sicurezza alimentare dell’umanità.
La soluzione c’è ed è una dieta globale che faccia meno ricorso a carne e latticini e un uso migliore della terra. Proprio questo il tema sul quale si sono concentrati questa volta i ricercatori delle Nazioni Unite che lavorano dal 1988 al tema dell’emergenza climatica.
Sempre durante la conferenza stampa che si è tenuta a Ginevra questa mattina è stato sottolineato “come siamo tutti coinvolti in prima persona da questa emergenza, contadini e consumatori, giovani e generazioni più anziane, cittadini e politici”.
Perché, gli esperti non hanno dubbi, “La razza umana non è in grado di adattarsi al cambiamento climatico ma deve sconfiggerlo”.
Denunciata anche la difficoltà di collaborare, su questo tema, “all’interno di ciascun governo perché questi ultimi rimangono strutturati in sili senza capacità di interagire”, ha detto Debra Roberts, responsabile di uno dei gruppi di lavoro dell’ Ipcc, “Ogni livello di azione per combattere il cambiamento climatico deve essere interconnessa, dai comitati delle Nazioni Unite ai singoli contadini e questo sfida il sistema esistente”.
“Il clima visto dal mio piatto” è la prospettiva molto concreta scelta dagli esperti sul clima dell’Onu per allarmare classi politiche e cittadini sulle conseguenze dirette del riscaldamento globale, che ipoteca la sicurezza alimentare di tutto il pianeta. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale. “Cambiamento climatico, desertificazione, degrado dei terreni, gestione sostenibile dei suoli, sicurezza alimentare e flusso dei gas ad effetto serra degli ecosistemi terrestri”, è il lungo titolo dell’articolato nuovo rapporto. Il documento di 1200 pagine – l’analisi scientifica più dettagliata mai realizzata su questi temi – sentenzia che il costante aumento della temperatura media globale (record storico registrato il mese scorso) e lo sfruttamento senza precedenti delle risorse naturali da parte dell’uomo sono minacce sempre più pericolose e vanno fermate per evitare una catastrofe.
In effetti, sottolineano gli esperti, le attività umane hanno già danneggiato un quarto delle terre emerse non coperte dai ghiacciai mentre la crescente competizione per l’utilizzo dei suoli sta deteriorando irrimediabilmente gli ecosistemi. Gli autori del rapporto denunciano le contraddizioni dell’attuale sistema alimentare mondiale, in particolare il crescente consumo di carne (anche se non arrivano a invitare a mangiare solo vegano o vegetariano): circa 820 milioni di persone patiscono la fame mentre 2 miliardi di adulti sono obesi o in sovrappeso e il 30% del cibo viene sprecato.
Denunciati anche tutti gli interessi delle potenti industrie agroalimentari e forestali, co-responsabili dell’attuale crisi. Il documento propone diverse soluzioni per tutelare gli ecosistemi, tra i quali lo sviluppo delle bioenergie e il coinvolgimento diretto delle popolazioni locali, con l’obiettivo di riuscire a far fronte alla sfida principale: dare cibo a 11,2 mld di persone nel 2100 senza superare la soglia ideale del riscaldamento climatico di 1,5 gradi, stabilita dall’accordo di Parigi. “Siamo molto felici che questo rapporto sia stato approvato. È un testo essenziale che dimostra come il modo in cui utilizziamo le terre ha riflessi sul clima ma anche sulla capacità di queste stesse terre a far sopravvivere la gente, la natura e la biodiversità” ha commentato Fernanda Carvalho, esponente del ‘Wwf’.