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Pianeta verde: ma per la ripresa servono risorse

Costi alle stelle e bilanci alle strette. L’agricoltura nazionale sta vivendo una stagione complessa e contraddittoria: da un lato viene considerata come uno dei motori della ripresa economica, dall’altro deve fare i conti con un’impennata senza precedenti dei costi di produzione, con mercati sempre più bizzosi e bilanci sempre più in crisi. Tutto senza contare la concorrenza internazionale, leale e sleale, la burocrazia elefantiaca e la stagnazione dei consumi. Eppure i numeri per vincere ci sono ancora.
Sul fronte dei costi, però, basta sapere che con un rincaro del 26,2% negli esborsi per l’energia elettrica a carico delle imprese, si è verificata una stangata da record che mette a rischio la competitività del settore. Secondo Coldiretti, «l’ulteriore aumento delle bollette in un momento di crisi ha un doppio effetto negativo perché riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l’agroalimentare». La crescita delle spese di produzione ha alcuni indicatori chiari: ad agosto i costi a carico delle imprese agricole sono aumentati del 6,8% per i carburanti, ma sono aumentati anche i prezzi dei concimi, le cui quotazioni sono più alte del 7%, e quelli dei mangimi, mentre non fanno eccezione le sementi, per le quali si spende il 2,5% in più. Il risultato finale – conclude la Coldiretti – è stato un aumento dei costi generali di produzione del 3,9% per le imprese agricole ad agosto su base annua. Troppo per tenere i bilanci in condizioni decenti. Intanto però, l’agricoltura continua ad essere presa ad esempio di “motore” possibile della ripresa. A patto che le si diano le risorse giuste. E i segni positivi, in effetti, ci sono. In base alle rilevazioni dell’Osservatorio permanente banche e imprese, ha fatto notare Confagricoltura in occasione della Giornata del credito, i finanziamenti bancari alle imprese sono andati crescendo per quelle agricole (+1,5% nel rapporto trimestrale di settembre 2012, sempre in terreno positivo anche se in leggero calo rispetto al +1,7% di giugno 2012). Sono diminuiti invece per tutti gli altri settori economici: costruzioni (-3%), industria manifatturiera (-1,4%), commercio (-1,2%). Un buon segno anche se, è stato fatto notare, l’indebitamento bancario rischia di diventare per il settore agricolo un onere gravoso anche per gli anni successivi. Da qui, quindi, la necessità di rendere più facile l’accesso agli strumenti di ristrutturazione del debito anche per gli agricoltori, oltre che il bisogno di avere una serie di leve adeguate per accrescere la competitività, il rilievo commerciale, l’acquisizione di valore aggiunto lungo la filiera dal campo alla tavola. Si tratta, a ben vedere, di un percorso non facile ma obbligato. Insomma, le imprese agricole stanno già facendo molto, ma possono fare di più. Sempre che l’attenzione politica nei loro confronti continui nella giusta direzione e sia supportata dal lavoro di tutti gli attori del settore.
avvenire.it