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Nunzio in Madagascar: l’Africa ha bisogno di pace ‘trasformante’

I preparativi per l'arrivo del Papa in Madagascar

Vatican News

“La pace è una grande porta verso lo sviluppo”: è questo uno dei temi chiave emersi nel corso del briefing in Sala Stampa vaticana dove stamattina è stato presentato il 31° Viaggio apostolico di Papa Francesco che dal 4 al 10 settembre lo porterà in Mozambico, Madagascar e Mauritius. E’ il comune denominatore che lega le tre tappe. Monsignor Paolo Gualtieri, nunzio apostolico in Madagascar, commenta il motto della visita del Pontefice, “Seminatore di pace e di speranza”, alla luce della realtà ecclesiale, politica e sociale del Paese.

R – Il motto proposto dalla Conferenza dei Vescovi del Madagascar, Papa Francesco “Seminatore di pace e di speranza”, esprime in sintesi quella che è la realtà ecclesiale, politica e sociale della Grande Isola. Si tratta di un Paese dalle grandi potenzialità e la cui popolazione è in gran parte costituita da giovani. Su circa 24 milioni di abitanti il 53% ha meno di 20 anni. Il Santo Padre la sera di sabato 7 settembre presiederà la Veglia con i giovani e certamente inviterà tutti i malgasci, in particolare i giovani, ad andare avanti, a non scoraggiarsi, a percorrere il loro cammino, a non fermarsi ma a guardare al futuro, a non restare seduti sul divano, come ama dire Papa Francesco, a non avere paura, ad impegnarsi, a riscoprire il senso della loro dignità, ad essere i protagonisti del cambiamento della società malgascia, a dare il proprio contributo, a non rassegnarsi, a lottare contro la povertà (com’è noto il Madagascar è tra i 10 Paesi più poveri del mondo), contro la corruzione, contro la criminalità, a essere costruttori di pace, quella pace fatta di impegno, non pace da cimitero, pace trasformante.

Con quale spirito la popolazione si sta preparando all’arrivo del Pontefice?

R – Il Santo Padre Francesco è sentito particolarmente vicino dal popolo malgascio, anche dai non cattolici, per la sua vicinanza ai poveri che esprime continuamente sia nel suo Magistero che nel suo stile. Ricordo ancora che quando ho presentato le Lettere Credenziali come Nunzio al Capo dello Stato, questi mi disse che mi accoglieva con grande gioia perché riceveva l’Ambasciatore di Sua Santità Francesco.  C’è una grande attesa in tutto il Paese. Dovunque la gente mi chiede su come vanno i preparativi, i lavori sul terreno dove il Santo Padre celebrerà la Messa. Alla fine di ogni Messa, in tutte le parrocchie delle 22 diocesi, i distretti, i villaggi, anche quelli più remoti, si recita una Preghiera in preparazione della Visita. I vescovi hanno insistito molto perché la visita del Santo Padre sia un avvenimento spirituale. Inoltre in tutte le diocesi si stanno svolgendo delle catechesi che hanno come tema Gesù Cristo e la Chiesa. Un elemento molto bello che mi piace rilevare è che il Santo Padre è atteso da tutti, non soltanto dai cattolici. Anche le altre Chiese e Comunità cristiane (anglicani, evangelici e calvinisti) e devo dire non solo, anche le Comunità musulmane. Tutti sono interessati alla visita del Pontefice. I responsabili del Consiglio Ecumenico delle Chiese Cristiane sono venuti in Nunziatura a esprimermi il desiderio di voler salutare il Santo Padre, perché mi hanno detto: ‘Papa Francesco non è solo il Papa dei cattolici ma anche il nostro Papa’. I responsabili del Consiglio Ecumenico della Chiese Cristiane, saluteranno il Santo Padre in Cattedrale, dopo l’incontro con i Vescovi. Ed anche i leader delle Comunità musulmane hanno manifestato il desiderio di salutarlo, ed infatti saluterà anche loro. Anzi, dico di più, molti musulmani ci stano aiutando nei preparativi. E’ una cosa davvero edificante.  Il Presidente della Repubblica Andry Rajoelina sta curando anche personalmente la visita, recandosi spesso sul terreno (a pochi minuti dalla sede della Nunziatura) dove il Santo Padre incontrerà i giovani per la Veglia la sera del 7 settembre ed il giorno dopo presiederà la Santa Messa. Durante la Plenaria della Conferenza Episcopale dello scorso mese di maggio, ha voluto visitare il luogo insieme con tutti i Vescovi.

In quale contesto sociale opera la Chiesa locale?

R – La Chiesa cattolica gode nel Paese di grande rispetto, stima ed autorità morale anche da parte dei non cattolici. Il motivo è anche perché la Chiesa in Madagascar è molto impegnata socialmente, in particolare nel settore nel settore dell’educazione (gran parte delle scuole del Paese sono gestite da Congregazioni Religiose, soprattutto femminili), impegnata nel settore della sanità (con cliniche, ospedali, dispensari, centri per i diversamente abili, lebbrosari disseminati in tutto il Madagascar sia nelle città sia nelle campagne e pure nelle zone molto difficili da raggiungere per la mancanza di strade) ed è anche molto impegnata nel settore caritativo (gestisce orfanotrofi, mense gratuite per i poveri, ecc.). I Vescovi, i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose, spesso svolgono il loro ministero in situazioni disagiate: in molte zone la popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, con un alto tasso d’analfabetismo (che raggiunge il 40% degli adulti), con insufficienza d’acqua potabile, con strade non percorribili, in particolare, nel periodo delle piogge, dove l’unico collegamento è rappresentato dalla Radio diocesana o nazionale. In tale contesto, la Chiesa rappresenta un importante fattore di sviluppo della società.  Circa il futuro, la Chiesa da una parte è chiamata a creare le condizioni perché si aprano nella società processi di trasformazione della società e dall’altra ad accompagnare la società malgascia – non esente dall’influenza della globalizzazione – nel suo cambiamento, salvaguardando alcuni valori che la caratterizzano come quello della solidarietà (in malgascio fihavanana), il senso della condivisione, il rispetto delle persone, la cultura ancestrale della reciprocità, aprendo nello stesso tempo processi di autentico sviluppo.

Una peculiarità del programma della tappa malgascia è la preghiera per i lavoratori al centro di Akamasoa (Villaggio dell’Amicizia) gestito da Padre Pedro Opeka, C.M. Ci offre qualche dettaglio?

R – Akamasoa, che significa Villaggio dell’amicizia, gestito da Padre Pedro Opeka, C.M., accoglie circa 23 mila famiglie ed 8.000 bambini poveri. Ha scuole, dispensari e offre posti di lavoro: cava, posa di mattoni, falegnameria, agricoltura, arte e artigianato. 14.000 bambini sono iscritti a scuola. Il Villaggio è stato fondato nel 1989 per aiutare i poveri di Antananarivo che vivevano in una discarica e nelle strade della Capitale. L’associazione mira a far venire fuori le persone fuori da questi luoghi inumani perché vivano una vita dignitosa. Padre Pedro ripete continuamente che la dignità della persona è fortemente legata a tre cose: un tetto, un lavoro e un’educazione, basata sulla preghiera e sulla disciplina.  Akamasoa rappresenta un vero e proprio gioiello di carità della Chiesa in Madagascar. Padre Pedro, deve acquistare ogni settimana tonnellate di riso per sfamare la gente che accoglie ad Akamasoa. Durante l’anno dedica alcuni mesi a viaggiare in Europa e in America Latina, in particolare in Argentina, solo per la raccolta di fondi destinati a questo scopo. La visita che il Santo Padre farà ad Akamasoa e la preghiera con lavoratori della cava di pietra rappresentano un grande ringraziamento al Signore per aver ispirato e suscitato questa grande opera di amore e di carità della Chiesa che è in Madagascar. Sono opere di amore che aiutano a rendere credibile la Chiesa e che mostrano ai bambini il suo volto materno.