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Nella “Domenica del mare”, dedicata alla preghiera per i lavoratori marittimi

ROMA, domenica, 11 luglio 2010 (ZENIT.org).- Quest’oggi (ieri – ndr) la Chiesa celebra la “Domenica del mare”, una giornata dedicata alla preghiera per il milione e mezzo di lavoratori marittimi attivi nel mondo, per le loro famiglie e per coloro che li assistono.

La Domenica del mare è una tradizione iniziata in Inghilterra nel 1975, che ha anche una valenza ecumenica perché in molti porti le celebrazioni vengono fatte congiuntamente con altre denominazioni cristiane.

In una intervista a Radio Vaticana, il Presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, l’Arcivescovo Antonio Maria Vegliò, tra i principali problemi che i marittimi devono affrontare, ha indicato “la pirateria in generale, ma specialmente nel golfo di Aden, un problema emergente. A tutt’oggi ci sono circa 20 navi sequestrate con un totale di oltre 400 membri di equipaggio”.

“I marittimi e le loro famiglie – ha continuato – pagano a questo riguardo un alto prezzo quanto a stress psicologico, che a lungo termine può avere conseguenze traumatiche. L’Apostolato del mare e altre organizzazioni cristiane si preoccupano del loro benessere dopo il rilascio da parte dei pirati”.

“Inoltre – ha ricordato – esiste il problema delle navi battenti bandiera ombra, registrate in Stati che non esercitano alcun controllo sulla loro sicurezza e sulle condizioni di vita e lavoro dell’equipaggio, per lo più proveniente da Paesi in via di sviluppo e che, per paura di perdere il posto, soffre in silenzio sfruttamento e abusi”.

“Un altro fenomeno in ascesa – ha indicato ancora il presule – è la criminalizzazione dei marittimi, causata dall’incremento degli incidenti, in cui prevale il fattore umano. I marittimi vengono colpevolizzati e criminalizzati e usati come capro espiatorio dai loro datori di lavoro”.

“Infine, la crisi economica ha accentuato un problema scandaloso e ricorrente nel panorama del mondo marittimo, cioè l’abbandono delle navi e del loro equipaggio da parte dell’armatore”, ha detto mons. Vegliò.

In questi casi è molto spesso l’Apostolato del mare, l’opera ufficiale della Chiesa cattolica per il servizio pastorale della gente di mare, “ad intervenire ed agire come forza catalizzatrice per risolvere questo problema che richiede l’intervento della Capitaneria di porto, della polizia di frontiera e di altri organismi statali”.
 
Tra le priorità per il futuro dell’Apostolato del mare – dipendente dal Dicastero vaticano per i migranti – l’Arcivescovo ha quindi indicato la “cura pastorale dei marittimi e dei pescatori attraverso la visita alle navi rimane certamente la nostra priorità, insieme con lo sforzo di sollecitare la sensibilità delle Conferenze episcopali e coinvolgere maggiormente le Chiese locali nella cura pastorale della gente di mare e delle loro famiglie”.

“In questi ultimi anni – ha sottolineato – il varo di navi da crociera sempre più grandi e capienti, che possono arrivare ad ospitare duemila o tremila passeggeri e almeno mille o millecinquecento membri di equipaggio, ha evidenziato la necessità della presenza di cappellani di bordo, cioè sacerdoti che, imbarcandosi, diventano marittimi con i marittimi e sono così presenza viva della Chiesa”.

“Infine – ha concluso –, sarebbe auspicabile che in questo anno dedicato al marittimo si arrivasse alla ratifica, da parte degli Stati membri dell’Ufficio Internazionale del Lavoro, della Convenzione 2006 sul lavoro dei marittimi, che porterebbe maggiore protezione e benefici a questa categoria di lavoratori che provvedono ogni giorno ai bisogni quotidiani della nostra umanità, ma che in realtà sono spesso dimenticati e ignorati”.

L’Opera dell’Apostolato del mare ha come obiettivo quello di assicurare l’assistenza religiosa ai migranti promuovendo, nelle comunità cristiane, atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza nei loro riguardi.

L’origine dell’Apostolato del mare risale al 4 ottobre del 1920 quando un piccolo gruppo di laici e sacerdoti, che volevano porre rimedio alla situazione di abbandono in cui versavano i marittimi cattolici di quel tempo, si riunirì per la prima volta a Glasgow gettando le basi di quella che sarebbe diventata un’ “Opera” della Chiesa cattolica presente oggi in 116 Nazioni.