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Minori irregolari

Hanno nella gran parte dei casi (76,8%) tra sedici e diciassette anni i minori che arrivano in Italia da soli, soprattutto dal Nord Africa, dal Medio Oriente e – sempre più – dall’Afghanistan. Sono piccoli uomini cui spesso non si riesce a dare una identità, ma che non sfuggono del tutto ai sistemi di accoglienza nazionale. Il rapporto dell’European migration network (Emn, che in Italia fa capo al ministero dell’Interno ed ha come agenzia di supporto i redattori del "Dossier Statistico Immigrazione" Caritas/Migrantes strutturati nel Centro studi Idos), redatto per conto dell’Unione europea e presentato nella sede di <+corsivo>Radio Vaticana<+tondo>, registra 6.587 minori non accompagnati presenti in Italia al terzo trimestre del 2009 (il 77% non è identificato): nel 2008 il numero totale era di 7.797 (fra cui 4.828 nuove segnalazioni). Intanto è stato varato il "pacchetto sicurezza" e soprattutto gli accordi con la Libia: proprio questi ultimi hanno infatti drasticamente ridotto gli arrivi sulle coste meridionali. Tant’è che nel 2009 i minori coinvolti negli sbarchi sono stati 889 (197 a Lampedusa), mentre nel 2008 gli sbarchi sono stati 7.500 (2.237 a Lampedusa). Quindi le presenze registrate calano meno di quanto si riducono i nuovi arrivi, in più, spiega Antonio Ricci, del Centro studi Idos, «nel calcolo vanno considerati quei diciassettenni che nel corso dell’anno sono diventati maggiorenni, e quindi irregolari». Ed una delle questioni sollevate dal rapporto è nata dopo le modifiche normative introdotte nel 2009 dal pacchetto sicurezza, che «prevede il rilascio del permesso di soggiorno al compimento della maggiore età, ponendo condizioni più rigide rispetto al passato». Fermo restando che il dato «non è comunque esaustivo rispetto alla reale consistenza del fenomeno. In quel dato infatti, «non sono compresi i richiedenti asilo, le vittime di tratta, oltre a quelli che non sono mai entrati in contatto con il sistema nazionale di accoglienza e i minori provenienti da Paesi di recente ingresso nella comunità europea». Altro capitolo affrontato dall’Emn: in Italia, tra nuove nascite, ricongiungimenti familiari e nuovi lavoratori la presenza straniera regolare cresce in media a un ritmo annuale superiore alle 400mila unità. Molti, però, non rientrano nei canali regolari di ingresso e soggiorno e sono soggetti, per questo, al ritorno forzato. Così nel 2009 sono state 48.525 le persone coinvolte, fra le quali meno di un terzo (29,0%) quelle effettivamente allontanate (6.648 per effetto di espulsioni con accompagnamento alla frontiera e 6.018 attraverso gli accordi di riammissione vigenti con diversi Paesi di provenienza). A fare i conti con precisione, bisogna poi considerare che i respinti alla frontiera sono stati 1.397 e gli espulsi/riammessi 12.666. Dunque le persone allontanate sono complessivamente state 14.063, cioè il 29 per cento del tutti coloro oggetto di respingimento, espulsione o rimpatrio, poiché i non ottemperanti sono risultati 34.462. Ovviamente – sottolinea l’European migration network – «il ritorno obbligatorio equivale al fallimento di un progetto migratorio che non trova uno sbocco legale nel Paese di arrivo». Nello studio che presentiamo sono riportati i dati relativi alle espulsioni, ai respingimenti alla frontiera, agli sbarchi (che, secondo il diritto internazionale, danno luogo al respingimento o all’espulsione quando non si tratta di richiedenti asilo e di persone meritevoli di altra forma di protezione) e alle persone trattenute presso i Centri di identificazione ed espulsione.

 Pino Ciociola – avvenire