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Migrazione Naufragi nell’Egeo: almeno 45 morti, 20 i bambini

È di almeno 45 vittime, tra cui 20 bambini, il bilancio di tre naufragi avvenuti nell’Egeo al largo delle coste greche tra la notte del 21 e il 22 gennaio.

Tre naufragi in mare
Nel primo caso, un barcone con a bordo 49 persone è affondato al largo dell’isola di Farmakonissi, nell’est dell’Egeo: 40 migranti sono riusciti a mettersi in salvo mentre 8, tra cui 6 bambini, sono annegati.

Poche ore dopo, un altro barcone con a bordo un numero imprecisato di persone, è affondato al largo dell’isola di Kalolimnos, a sud di Farmakonissi. La Guardia Costiera ha tratto in salvo 26 persone – 22 uomini e 4 donne – e recuperato 34 cadaveri, tra cui quelli di 11 bambini.

Le ricerche sono ancora in corso perché non è ancora certo il numero delle persone che erano a bordo del barcone. Un terzo naufragio è avvenuto al largo della località costiera turca di Dydyma: finora sono stati recuperati i corpi di tre bambini.

I numeri dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni
Centinaia di migliaia di migranti fuggono dalla guerra e dalla miseria, la maggior parte dalla Siria, approdando in Turchia e da lì tentano di raggiungere l’Europa attraversando il mare anche in inverno nonostante le avverse condizioni meteorologiche.
Dall’inizio dell’anno 113 migranti sono morti su questa rotta, secondo l’Organizzazione internazionale per i migranti. Secondo l’Oim 37milamigranti hanno raggiunto la Grecia via mare dall’inizio del 2016.
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Troppe questioni irrisolte per la diplomazia europea
La chiusura dei confini attuata da diversi Paesi europei, come la Slovenia, l’introduzione di quote limite relative alle richieste di asilo, con lo scopo di ridurre il numero di rifugiati accolti, decise dall’Austria; e ancora la mancata ricollocazione dei profughi identificati negli “hotspot” in Italia sono questioni ancora irrisolte.

«L’Italia sta facendo la sua parte per identificare i migranti e gestirne il flusso, ma molti Paesi dell’Ue non si dimostrano solidali con quelli che si trovano in prima linea nella crisi», ha affermato in un’intervista a Reuters il prefetto Mario Morcone, a capo del Dipartimento immigrazione del Viminale, spiegando che il sistema di ‘relocation’ studiato dall’Ue non funziona come dovrebbe. In cambio della cosiddetta relocation, Italia e Grecia hanno accettato di creare degli ‘hotspot’ dove identificare i migranti.
Ma nell’Unione europea c’è chi pensa che i migranti dovrebbero restare negli hotspot anche dopo l’identificazione; Austria e Slovenia nei giorni scorsi hanno annunciato che intensificheranno i controlli alla frontiera per impedire ai migranti di andare a nord verso la Germania, alimentando i timori che la crisi migratoria, la più grave in Europa dalla Seconda guerra mondiale, possa portare alla fine della libera circolazione delle persone nell’Ue, uno dei pilastri di Schengen.

Merkel: sforzi congiunti per risolvere la crisi umanitaria
Intanto la cancelliera tedesca Angela Merkel ha ribadito l’impegno europeo a garantire un sostegno finanziario di 3 miliardi per la Turchia, in una conferenza stampa bilaterale con il premier turco Ahmet Davutoglu a Berlino, a margine delle prime consultazioni intergovernative fra Germania e Turchia. Merkel ha anche spiegato che dopo il consiglio europeo del 18 febbraio ci sarà un “bilancio intermedio” rispetto a quanto fatto nei 3 mesi trascorsi dall’intesa di novembre in Europa per gli aiuti ad Ankara, per capire “cosa bisogna ancora fare”.
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(Il premier turco Ahmet Davutoglu e la cancelliera tedesca Angela Merkel a Berlino. Lapresse)

Merkel ha affermato anche che misure unilaterali da parte degli stati membri dell’Ue non risolveranno la crisi dei rifugiati, che richiede sforzi congiunti. “Soluzioni unilaterali, ogni stato membro per sé, non ci aiuta. Invece abbiamo bisogno di un approccio europeo nel suo insieme”, ha spiegato Merkel, sottolineando che la decisione dell’Austria di mettere un tetto al numero di rifugiati e di aumentare i controlli ai confini “non aiuta”.
“La Turchia non può gestire da sola la crisi dei profughi, bisogna agire insieme” ha spiegato il premier turco Ahmet Davutoglu, ricordando che la Turchia ha accolto “2,5 milioni di siriani, fra cui un milione di bambini”.
Davutoglu ha messo in guardia dalla tentazione di scaricare il problema sugli altri: “Non è un problema solo della Germania, della Turchia o dell’Europa. Se ognugno cerca in qualche modo di scaricarlo su altri, non si riuscirà a risolvere il probelma”.

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