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L’INCONTRO FRA GESÙ E MARIA MADDALENA: QUALE ICONOGRAFIA

Nell’originale greco del Vangelo, l’espressione significa «Non mi trattenere», ma in latino è diventata «Non mi toccare». Ecco come l’hanno interpretata i grandi pittori, da Beato Angelico a Correggio, Tiziano e Poussin

«Noli me tangere», la disputa degli artisti – avvenire 4/4/2010

Ancora oggi l’espressione noli me tangere evoca subito l’incontro di Maria Maddalena con Gesù risorto presso la tomba vuota, quando voltandosi vide un uomo che le chiedeva: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Lei lo prese per il custode del giardino, finché Gesù si rivelò col solo pronunciare il nome: «Maria!». «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va dai miei fratelli…». Si comprende che un episodio così intenso sia stato felice soggetto delle sacre rappresentazioni e della pittura religiosa. L’influenza delle prime si nota in un che di teatralità nei dipinti. I quali fioriscono principalmente a partire dal Trecento, di pari passo con la crescita della devozione a santa Maria Maddalena. Nel XIII secolo furono fatti grandi sforzi in Francia, Italia e Germania per convertire le donne che conducevano una vita peccaminosa. E tale apostolato era messo sotto il patronato di Maria Maddalena. Ebbe in questo un ruolo importante l’ordine domenicano. Nel 1286, Carlo II d’Angiò promosse la devozione a santa Maria Maddalena, e nel 1297 la festa veniva celebrata con solennità in tutto l’ordine, come il capitolo generale di Bologna aveva raccomandato. La Maddalena appariva come modello sia del peccatore convertito sia dell’anima contemplativa, oltre che araldo della Risurrezione. Ma c’era di più: la Legenda Aurea riporta di questa santa la più rocambolesca storia dell’intera raccolta: imbarcata con Marta e Lazzaro e altri cristiani, giunge fortunosamente a Marsiglia, dove predica con efficacia la nuova fede. Abbiamo quindi un culto legato principalmente ai domenicani e alla Francia. Eppure tutto ciò poggia su un equivoco esegetico. La Chiesa latina accomunava le tre distinte donne di cui parla il Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente: Maria di Betania di Michele Dolz sorella di Lazzaro e di Marta, la peccatrice che lavò i piedi di Cristo in casa di Simone, e Maria Maddalena, l’ossessa miracolata da Gesù, che poi lo assistette con le altre donne fino alla crocifissione. L’identificazione era facilitata dal comune nome Maria e dalla sentenza di San Gregorio Magno che vide indicata in tutti i passi evangelici la medesima donna. Oggi si è d’accordo nel separare i personaggi. Ma nell’interpretazione ‘integrata’ Maddalena era stata peccatrice pentita e amica di Gesù (come il resto della famiglia in Betania). Ce n’è per far lavorare l’immaginazione. Il dipinto più famoso, perché più riprodotto, del Noli me tangere è quello del Beato Angelico nel Convento di San Marco a Firenze. Maria si inginocchia dinnanzi al riconosciuto Gesù con le mani estese elegantemente mentre Cristo si volta in una sorta di passo di danza tendendo la mano in segno di diniego, come per evitare il contatto. questo è un altro equivoco, specifico della scena. Il testo greco recita me mou aptou , dal verbo apto dal significato amplissimo che la Vulgata traduceva, bene ma restrittivamente, con tango (toccare). Si crea così la situazione affascinante di un corpo di Cristo risorto ‘intoccabile’, sebbene la cosa sia contraddittoria perché lo stesso Gesù invitava gli apostoli a toccare il suo corpo, le sue ferite, per dimostrare che era veramente risorto. Comunque su tale presupposto sono nati capolavori in fondo non contrari al racconto evangelico. Girolamo Savoldo (National Gallery, Londra) prende così sul serio questa ‘intangibilità’ da raffigurare la Maddalena avvolta in uno splendido manto che riflette la luce di Cristo, il quale non si vede. Anche Giotto ad Assisi aveva dipinto il Cristo di questa scena circonfuso da una mandorla di raggi: non era più di Equesto mondo. In seguito si alternano le raffigurazioni di Cristo come risorto coperto dal lenzuolo a quelle di Gesù vestito da ortolano in ossequio alla confusione che fece Maria. Le prime daranno origine a belle anatomie, che sono anche un canto al corpo glorioso, come quella del Correggio al Museo del Prado, in cui Cristo indica il cielo (‘«on sono ancora salito»). E poi Andrea del Sarto, Tiziano, Bronzino, Garofalo e tanti altri. Le seconde creeranno ambienti bucolici e contemplativi, e qui prevalgono le raffigurazioni fiamminghe o di influenza fiamminga, come il Juan de Flandes del Prado, ma anche Lavinia Fontana (1581), e giù fino a Poussin (1653), sempre al Prado, dipinto intensissimo. In questa foggia prescriveva di rappresentarlo Francisco Pacheco in El arte della pintura (1649), opera molto influente nella sua epoca, non solo in Spagna. Ma altri ancora hanno preferito un Gesù perfettamente vestito: Fra Bartolomeo (1506) Louvre, Hans Holbein il Giovane (1524), Tintoretto, eccetera. Una variante figurativa singolare è quella in cui Gesù tocca la testa della Maddalena, cosa a tutta prima contraria al Noli me tangere. Lo troviamo nel Memling (1470) della Galleria Sabauda di Torino, nel Bramantino del Castello Sforzesco di Milano, e avanti fino al commovente Alonso Cano (1640) di Budapest. La tradizione deriva da una leggenda domenicana del XV secolo, Aurea Rosa , secondo la quale la Maddalena stessa avrebbe rivelato il particolare a Carlo II. E nella chiesa di Saint­Maximin, in Provenza, si conserva una presunta reliquia della Maddalena, un frammento del teschio che avrebbe conservato miracolosamente la traccia di quel contatto. Fu una iconografia di scarso successo, a confronto con il perdurante schema tradizionale. Recentemente è apparso nel mercato accurato un dipinto del neoclassicista Gaspare Landi perfettamente ‘ortodosso’ nell’iconografia.