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L’evangelizzazione esige novità per essere compresa dall’uomo contemporaneo e per non vedersi condannata alla irrilevanza nei nuovi areopaghi

Lo ha detto monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, intervenendo oggi al “Campo specializzato”, rivolto soprattutto all’Acr, promosso dalla presidenza nazionale dell’Azione Cattolica, come riporta il Sir. Iniziativa in programma fino al 9 agosto, a Castellamare di Stabia.

L’evangelizzazione è “nuova” perché “ciò che si annunzia risulta inedito e sorprendente rispetto al modo comune di pensare”, ha puntualizzato: “Se chi evangelizza non è consapevole di tutto questo, il ricorso all’aggettivo ‘nuova’ ha lo stesso valore di una trovata pubblicitaria, come quelle che, di tanto in tanto, campeggiano su prodotti ormai poco appetibili o su locali in evidente stato di sofferenza”.

“Con la speranza di attirare nuovi clienti o di recuperare quelli non più fidelizzati si pensa di risolvere tutto con la scritta ‘nuova gestione’”, ha commentato Galantino, nel suo intervento su “Tradizione e novità: evangelizzazione e nuova evangelizzazione”, nel quale si è soffermato sulla “forte continuità” tra la Evangelii Gaudium e il prossimo Sinodo dei vescovi e tra “la forte azione magisteriale di Papa Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di Papa Francesco”.

“Se e quando la Chiesa presenta in maniera evidente i segni del limite e del peccato, si fa fatica a far percepire il carattere di ‘novità’”, ha ammonito il vescovo, così come “quando le scelte della comunità credente sono o appaiono appiattite su parametri e logiche mondane”. Anche all’esterno della comunità cristiana ci sono “condizioni” che “costituiscono un argine difficilmente superabile per l’annunzio cristiano o lo rendono più faticoso”, soprattutto “quando viene proposto fuori dai ‘circuiti amici’ e suona condanna per stili di vita contrari al Vangelo”.

L’urbanizzazione, la “situazione dei giovani”, le “forti migrazioni di popoli di differenti religioni”, i rifugiati, le “sacche di miseria nelle grandi periferie”: tutti fenomeni, come rileva il Papa nella Evangelii gaudium, che “hanno trasformato soprattutto il volto delle grandi città”.

Passare da una visione “geografica” ad una visione “teologica” di missione: è la proposta di Galantino, secondo il quale oggi “la missione e il dovere fondamentale dell’evangelizzazione portano dove sta l’uomo bisognoso di salvezza e che invoca un senso nuovo per la propria vita”. “Terra di missione”, in questa prospettiva, sono “anche tutti i gruppi umani e gli ambienti socio-culturali non evangelizzati all’interno del proprio territorio o che, pur essendo stati evangelizzati, vivono lontani dalle esigenze del Vangelo”.

avvenire.it