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Le relazioni della Chiesa cattolica con le Chiese ortodosse nell’Europa centro-orientale. Accogliere il dono del fratello

L’Osservatore Romano

(Jaromír Zádrapa, Officiale della Sezione orientale del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani) «Storicamente la Chiesa cristiana consta di tutti gli uomini che hanno accolto Cristo; ma Lo si può accogliere in maniera esteriore e in maniera interiore. Accogliere interiormente Cristo vuol dire essere l’uomo spirituale nuovo, vuol dire rinascere spiritualmente dall’alto o dallo spirito, come è detto nel colloquio con Nicodemo, cioè quando l’uomo riconosce la non verità della sua vita e sente in se stesso la fonte positiva di un’altra vita vera, indipendente dalla carne e dall’intelletto dell’uomo. Ma si può accogliere Cristo anche solo esteriormente, riconoscendo semplicemente l’incarnazione miracolosa di un ente divino per la salvezza degli uomini e accettando la sua legge secondo la lettera come legge esteriore obbligatoria».
Queste parole di Vladimir Solov’ëv ci aiutano a cogliere una distinzione che ci ricorda tanti teologi, non solo della tradizione latina, ma anche e soprattutto dell’oriente cristiano — da Berdjaev fino a Yannaras ai nostri giorni —, cioè la differenza tra religione e fede. La religione, in prima battuta, è una costruzione umana per salire a Dio, per ingraziarselo, per trascinarlo dalla propria parte. La religione si presenta come una struttura che regola il rapporto tra l’uomo e Dio: facendo ciò che Dio richiede, siamo premiati, se non lo facciamo siamo puniti. Il destino dell’uomo è dunque nelle sue mani, nell’impegno, nell’osservanza, nell’obbedienza con cui adempie prescrizioni ed opere religiose. La fede invece è l’accoglienza di una discesa, di ciò che Dio in Gesù Cristo ha già fatto per noi. La fede dunque ha a che fare con la coscienza del dono.
Ora, è proprio questa coscienza del dono del Signore — e dell’atteggiamento che l’accompagna, la gratitudine — che ci apre gli occhi e ci fa scoprire come dono anche i fratelli. La gratitudine ha una straordinaria capacità di moltiplicarsi, come attesta la parola greca per “grazie” (eucharistō, “dare il bene”); non a caso, il più grande sacramento nel quale Dio ci fa vivere è chiamato proprio Eucaristia. Le divisioni tra le confessioni cristiane, le ferite del passato sono fatti indiscutibili, che tuttavia dovrebbero essere riconosciuti in modo sobrio e collocati in questo contesto di accoglienza del dono del Signore, che dà significato, direzione e speranza agli sforzi che facciamo per superare le difficoltà nei nostri rapporti. Lo sguardo di fede e di accoglienza del dono ci porta pertanto a riconoscere il dono del fratello. Mi sembra che questa potrebbe essere la cornice per inquadrare le iniziative che hanno costellato le relazioni tra la Santa Sede e le Chiese ortodosse dell’Europa centro-orientale nell’anno appena passato.
La prima, dall’11 al 13 febbraio a Mosca, è stata la celebrazione dell’anniversario dell’incontro di Cuba del 12 febbraio 2016 tra Papa Francesco e il patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia. In questa occasione, il cardinale Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e il metropolita Hilarion di Volokolamsk hanno co-presieduto un convegno internazionale su «La morte e il morire in una società tecnologica: tra biomedicina e spiritualità», a cui hanno partecipato anche monsignor Vincenzo Paglia e il vescovo Panteleimon di Orekhovo-Zuyevo, presidenti rispettivamente della Pontificia accademia per la vita e del Dipartimento sinodale per la carità ecclesiale e il servizio sociale della Chiesa ortodossa russa. Riferendosi a quella circostanza, il Papa ha sottolineato la responsabilità pastorale che spinge a non restare inerti di fronte alle sfide che richiedono una risposta comune. Ora, è proprio il contesto della comunione che dà un senso alla totalità dell’esperienza e della prospettiva, che quindi permette, alle parole che insieme possiamo dire sulla morte e sul morire, di essere un indicatore dell’autenticità della vita, orientato alla salvezza delle persone e non semplicemente all’affermazione di qualche verità astratta.
La visita compiuta dal 5 al 7 maggio 2019 in Bulgaria e nella Macedonia del Nord da Papa Francesco, accompagnato dal cardinale Kurt Koch, è stata un viaggio guidato dai santi Cirillo e Metodio. Il Santo Padre ha ricordato, nella visita al patriarca Neofit della Chiesa ortodossa bulgara e al santo sinodo, che i santi fratelli di Tessalonica hanno sempre declinato insieme la missione e la comunione, in quanto la comunicazione di chi è Dio traspare necessariamente dall’atteggiamento dei cristiani tra di loro. In questa stessa occasione, il Papa ha ricordato tre dimensioni dell’ecumenismo a lui care: “l’ecumenismo del sangue”, cioè la commemorazione e la celebrazione comune dei martiri che, particolarmente in epoca recente, di fronte alla persecuzione totalitaria, hanno testimoniato la loro fede in Cristo; “l’ecumenismo del povero”, dove, prendendosi cura dei poveri, le Chiese oltrepassano i loro confini confessionali e scoprono il significato dell’amore nei suoi strati sempre più complessi e profondi, in relazione ai rapporti interumani e alla vita sociale; e “l’ecumenismo della missione”, perché soltanto insieme possiamo testimoniare il Signore.
Sempre in questa prospettiva, un particolare significato assume il viaggio apostolico che Papa Francesco ha effettuato in Romania, dal 31 maggio al 2 giugno 2019, sempre accompagnato dal cardinale Koch. Il Papa ha menzionato la “fraternità del sangue” che lega la Chiesa di Roma con la Chiesa ortodossa di Romania, a motivo del legame che univa Pietro e Andrea, che secondo la tradizione portò la fede al popolo dei daci, fratelli di sangue, ma anche fratelli nel versare il proprio sangue per il Signore. Questa «fraternità del sangue che ci precede e che, come una silenziosa corrente vivificante, lungo i secoli non ha mai smesso di irrigare e sostenere il nostro cammino», diventa un impegno a camminare insieme con la forza della memoria, non la memoria dei torti subiti o inferti, ma “la memoria delle radici” e la “memoria della comunione”, che va nutrita e rafforzata con nuovi gesti e nuove parole che guariscono la nostra cattiva memoria gli uni degli altri.
Significative di questo atteggiamento di accoglienza e di gratitudine del dono di essere figli sono state le parole che il Santo Padre ha pronunciato durante una meditazione sul Padre Nostro nella nuova cattedrale ortodossa di Bucarest: «Aiutaci, Padre, a prendere sul serio la vita del fratello, a fare nostra la sua storia. Aiutaci, Padre, a non giudicare il fratello per le sue azioni e i suoi limiti, ma ad accoglierlo prima di tutto come figlio tuo. Aiutaci a vincere la tentazione di sentirci figli maggiori, che a forza di stare al centro, dimenticano il dono dell’altro».
In questo sforzo di ampliamento della memoria della comunione, il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha accolto per la quarta volta consecutiva, dall’8 al 15 giugno, una delegazione di dodici giovani sacerdoti del Patriarcato di Mosca per una visita di studio volta ad approfondire la conoscenza della Chiesa cattolica. La delegazione, guidata dal vescovo Feoktist di Pereslav-Uglič, ha assistito alla Liturgia di Pentecoste presieduta dal Santo Padre, ha visitato alcuni dicasteri della curia romana, alcuni monumenti cari alla fede nella città di Roma e alcuni luoghi di formazione. Anche questa è un’iniziativa che ha preso il via dopo l’incontro del 12 febbraio 2016 tra il Santo Padre e il patriarca Kirill di Mosca a L’Avana, affinché queste visite favoriscano una reciproca conoscenza, utile a superare i pregiudizi, e la possibilità di uno scambio sulle rispettive preoccupazioni pastorali.
Dal 23 agosto all’1 settembre, si è svolta la quinta visita di studio in Russia di giovani sacerdoti cattolici su invito del patriarcato di Mosca. La delegazione era composta da dodici sacerdoti cattolici provenienti da diversi paesi, studenti presso le pontificie università romane. La visita, che si è svolta a Mosca, Novgorod e San Pietroburgo, ha incluso numerosi incontri con rappresentanti ufficiali, sacerdoti, monaci e monache, seminaristi e studenti della Chiesa ortodossa russa, partecipazione alle liturgie, visite dei dipartimenti del santo sinodo, degli istituti d’istruzione, dei monasteri, dei luoghi santi ortodossi e dei monumenti del patrimonio culturale russo.
Il 28 agosto, la delegazione ha assistito alla liturgia patriarcale presso la cattedrale della Dormizione del Cremlino e ha poi incontrato il patriarca Kirill di Mosca. Si sono poi susseguiti gli incontri con il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento delle relazioni ecclesiastiche esterne, il vescovo Dionissij, primo vicario del patriarca a Mosca, il metropolita Lev di Novgorod e il vescovo Siluan, rettore dell’Accademia teologica di San Pietroburgo.
Un altro evento importante è stato l’incontro dei vescovi orientali cattolici in Europa sul tema «La missione ecumenica delle Chiese orientali cattoliche in Europa oggi», che si è svolto dal 12 al 14 settembre a Roma, presso il Pontificio collegio ucraino di San Giosafat. Il programma dell’incontro è stato preparato dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e dalla Chiesa greco-cattolica ucraina, in collaborazione con il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Oltre ai vescovi orientali cattolici, hanno preso parte all’incontro i cardinali Pietro Parolin, segretario di Stato, Angelo Bagnasco, presidente del Ccee, Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e l’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk. Nella sua conferenza, il cardinale Koch ha sottolineato la particolare responsabilità ecumenica delle Chiese cattoliche orientali nel promuovere l’unità della Chiesa, apprezzando, come segno incoraggiante, il fatto che i vescovi orientali cattolici in Europa riflettono in tale occasione sul tema della missione ecumenica delle loro Chiese.
L’ultima delle iniziative dell’anno 2019 da segnalare è un messaggio sempre del cardinale Koch alla conferenza internazionale «Il metropolita Nicodemo: la via del servizio alla Chiesa», svoltasi nei giorni 15-16 ottobre a Minsk e presieduta dal metropolita Pavel di Minsk e Zaslavl, esarca patriarcale di tutta la Bielorussia. La conferenza, dedicata al 90° anniversario della nascita del metropolita di Leningrado e Novgorod Nikodim Rotov (1929-1978), è stata organizzata dalla Chiesa ortodossa bielorussa – Esarcato bielorusso del patriarcato di Mosca, dal Centro di formazione cristiana dei Santi Metodio e Cirillo, dal Comitato esecutivo della città di Minsk e dall’istituto di teologia dell’Università statale bielorussa.
Il presidente del Pontificio consiglio ha «ringraziato il Signore per l’opportunità che questa conferenza ci offre di trarre ispirazione ancora una volta da un uomo di Dio che, unito così radicalmente a Cristo, è stato capace di mostrare che la vita al servizio della Chiesa è sempre un servizio all’unità, che è già realizzata in Cristo».
Tutte queste iniziative ci spingono a riconoscere che, come cristiani e come Chiese, occorre ripartire dalla consapevolezza che solo l’apertura al dono di Dio suscita in noi il desiderio di vedere il suo Volto nel volto dei fratelli. Questo ci rende capaci di riconoscere nella persona del fratello che ci è posto accanto il riflesso vivente di Dio e nello stesso tempo ci abilita a prendere sul serio la vita del fratello e a fare nostra la sua storia.
L’Osservatore Romano, 23-24 gennaio 2020

Pubblicato da Blog Santo Stefano

Blog della chiesa di Santo Stefano a Reggio Emilia (della Parrocchia S. Giovanni Ev. in Santo Stefano e San Zenone). Unità Pastorale Santi Cristanto e Daria