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Le opere di misericordia digitale e un samaritano a New York City

malati

Mi sono così divertito, nella scorsa puntata di questa rubrica, a raccontare di come un motore di ricerca potrebbe mischiare, pur senza impoverirle totalmente di senso, le opere di misericordia, che ho deciso di spenderci ancora del tempo e delle parole, e proporre dunque le “sette opere di misericordia digitale”: che dicono cioè della misericordia da esercitarsi stando in Rete e sui social.
1) Non dar da mangiare delle bufale: cioè non condividere acriticamente qualunque contenuto, verificandone piuttosto la fondatezza. 2) Non dar da bere agli ignoranti: ovvero non approfittare della minore attrezzatura culturale di chi ci legge. 3) Sopportare pazientemente gli ignudi/le ignude: non nutrire la morbosità di quei contenuti che la Rete pure predilige. 4) Perdonare i dubbiosi: sapere che il solo fatto che una cosa la diciamo noi non la rende automaticamente vera agli occhi altrui. 5) Seppellire di oblìo le offese: non praticare, pur se violentemente attaccati, l'”occhio per occhio”, anche le nostre parole sono pietre. 6) Visitare (le pagine de) le persone moleste: cercare di comprendere le ragioni interne dei più lontani dalle nostre. 7) Pregare Dio per chi “mi piace” e per chi “non mi piace più”: il sole non sorge solo su chi ha il nostro consenso o ci manifesta il suo.
Ma c’è anche la misericordia che circola “grazie” alla Rete. Me ne mostra un esempio eclatante Elisa Bertoli su Vino Nuovo (http: //tinyurl. com/ h7qlof7), riportando il video di un uomo che, sulla Subway di New York, si fa senza alcun dubbio prossimo di un altro uomo; un terzo li riprende con il telefonino, perché “vuole che si sappia”. Dice il titolo che la misericordia è diventata virale, e per una volta è vero: dal 9 gennaio a oggi, più di 17 milioni di visualizzazioni solo sulla pagina Facebook di New Yorkers (ma altre grandi fonti l’hanno rilanciato), che l’ha ripreso dal sito Spoiled Nyc (http://tinyurl.com/hf44tyf): storie video di una New York quotidiana e popolare, delle quali molte dalla metropolitana. Ho praticato l’opera n.1 di cui sopra, ma sembra tutto vero. Che bello.

Avvenire