La cerimonia. A Milano un giardino per padre Turoldo, «religioso e poeta»

Avvenire

I bambini, scriveva David Maria Turoldo, sono la dimostrazione che “Dio non si è pentito”. Ed è stata proprio una bambina, la pronipote Ilaria, a far cadere il velo che fino a oggi a mezzogiorno copriva la targa del giardino, situato in corsia dei Servi, al quale la città ha scelto di affidare la memoria di questo poeta e sacerdote, che fu uomo di Dio e compagno degli ultimi, come amava chiamarli.

Una cerimonia semplice e affollata, durante la quale i versi di Turoldo, scanditi per l’occasione dall’attore Alessandro Quasimodo, si sono intrecciati agli interventi del vescovo ausiliare monsignor Paolo Martinelli, che ha sottolineato il ruolo decisivo svolto dalla consacrazione religiosa nella vita di questo protagonista del Novecento, e di Angelo Gaccione, lo scrittore che ha combattivamente guidato il comitato della rivista Odissea, alla cui intraprendenza si deve oggi la realizzazione del giardino.

A un Turoldo capace di nutrire e provocare la coscienza e l’intelligenza dei milanesi ha reso omaggio l’assessore alla Cultura del Comune, Filippo Del Corno, mentre il presidente della Fondazione Ambrosianeum, Marco Garzonio, ha invitato a rileggere la vicenda del servita alla luce del rapporto con il cardinale Carlo Maria Martini. «Fu lui – ha ribadito Garzonio – ad attribuire a Turoldo il premio intitolato a Giuseppe Lazzati, e fu ancora lui, Martini, a pronunciare pochi mesi dopo l’omelia funebre nella quale esortava ad ascoltare la voce profetica dei poeti. Già in occasione del conferimento del premio, del resto, il cardinale aveva avuto il coraggio di affermare che con Turoldo la Chiesa aveva sbagliato».

Fotogramma

Fotogramma

Il rapporto di padre David con la diocesi ambrosiana è un tema delicato e complesso, sul quale è tornato con franchezza l’attuale arcivescovo, monsignor Mario Delpini, nel saluto introduttivo al convegno svoltosi nel pomeriggio presso l’Auditorium della vicina basilica di San Carlo al Corso. «Il cardinale Montini aveva chiamato Turoldo a predicare la grande missione popolare del 1957 – ha ricordato Delpini –, ma il suo successore, il cardinal Colombo, lo aveva poi allontanato per le posizioni giudicate troppo ardite. Il riavvicinamento avvenne appunto con il cardinal Martini, che strinse con Turoldo un legame di autentica fraternità. Anche questa è un’eredità che dobbiamo raccogliere: non sempre si riesce ad andare d’accordo con tutti, ma questo non può impedire di ricercare un’intesa profonda, né di coltivare il desiderio di costruire e custodire un’alleanza intensa».

In attesa dei prossimi appuntamenti (sabato alle ore 16 lo stesso Auditorium ospiterà una nuova serie di testimonianze, domenica alle ore 13 sarà donato alla basilica un bassorilievo dello scultore Salvatore Sanna),padre Ermes Ronchi ha tracciato un coinvolgente profilo complessivo di Turoldo: «In questo convento di San Carlo al Corso – ha detto – si è verificata la sua vera conversione. Non a Dio, con il quale non ha smesso di lottare fino all’ultimo, ma all’uomo: a quelle ragioni dell’umano contro il disumano che vanno difese con particolare tenacia oggi, nel momento in cui il disumano tende a presentarsi sotto il travestimento della ragionevolezza. Al di là di ogni eventuale processo di beatificazione, Turoldo si impone da tempo come il rappresentante di una santità che, per il cristiano, sta nel segno della libertà e dell’opposizione. Della resistenza, per adoperare un termine a lui caro. Lui, però, non ha mai voluto essere considerato un prete scomodo, moderno, o di sinistra. Tra il consenso e il dissenso, lui ha sempre preferito mettersi sulle tracce del senso».

La vita

Nato nel villaggio di Coderno, in provincia di Udine, il 22 novembre 1916, padre David Maria Turoldo ha legato il suo nome alla basilica milanese di San Carlo al Corso, di cui è stato uno dei predicatori più seguiti tra gli anni Quaranta e Cinquanta. A Milano è morto il 6 febbraio 1992, al termine di una lunga malattia di cui ha dato testimonianza in “Mie notti con Qohelet”, il libro che segna una vetta nella sua ampia e importante produzione poetica. Turoldo, che apparteneva all’ordine religioso dei Servi di Maria, è stato figura di eccezionale rilievo in ambito sia civile sia ecclesiale.

Il giardino

Il giardino padre David Maria Turoldo “religioso e poeta” (come recita la targa svelata durante la cerimonia inaugurale) si trova in corsia dei Servi, in un luogo altamente significativo per la topografia milanese. Lo slargo, che deve la definizione proprio all’ordine dei Serviti, è il nucleo originario dell’attuale corso Vittorio Emanuele. Qui sorge l’antica chiesa di San Vito al Pasquirolo e qui ha sede dal 2015 il Centro Culturale di Milano. Nel settembre scorso, in piazza San Marco, è stato inaugurato un giardino dedicato a un altro poeta milanese, Roberto Sanesi.

Be Sociable, Share!
Precedente La via «Mediterranea» della teologia e della pace Successivo I coniugi Michisanti verso gli altari, aperta la causa di beatificazione