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Il sorriso del beato Giovanni XXIII illumina ancora gli orizzonti cristiani

Il 3 giugno 1963 si spegneva Angelo Giuseppe Roncalli . A cinquat’anni dalla morte resta intatta la devozione per il pontefice di Sotto il Monte

DOMENICO AGASSO JR.
ROMA

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Angelo Giuseppe Roncalli nasce a Sotto il Monte (Bergamo) il 5 novembre 1881. È il quarto dei tredici figli dei contadini bergamaschi Giovanni Battista Roncalli e Marianna Mazzola. Entra a 11 anni nel Seminario minore di Bergamo: come altri bambini, messi lì prima di avvertire una vocazione, per strapparli all’ignoranza. Poi la vocazione si fa chiara e costante, fino al 10 agosto 1904, giorno della sua ordinazione sacerdotale a Roma. Per dieci anni, poi, don Roncalli è segretario del vescovo di Bergamo, mons. Giacomo Maria Radini-Tedeschi, fino alla sua morte nel 1914. Egli presta poi servizio militare nella prima guerra mondiale – come militare di Sanità e poi come cappellano – e al termine di quel conflitto lavora all’Opera per la Propagazione della Fede. Il pontefice Pio XI lo crea poi vescovo e lo invia come Visitatore apostolico in Bulgaria. Di qui egli passa poi in Turchia fino al 1944, allorchè papa Pio XII lo nomina nunzio apostolico in Francia, sul finire della seconda guerra mondiale. Nove anni dopo, eccolo patriarca di Venezia per cinque anni e mezzo, fino alla elezione a pontefice, il 28 ottobre 1958, col nome di Giovanni XXIII.

Incominciano quel giorno cinque anni di straordinarie novità per la Chiesa e per il mondo: a partire dal Concilio ecumenico Vaticano II, da lui annunciato il 25 gennaio 1959 e aperto l’11 ottobre 1962. (Sarebbe stato poi ripreso alla sua morte e concluso dal successore Paolo VI). Arrivato alla guida della Chiesa nel pieno della cosiddetta “guerra fredda” tra le democrazie occidentali e i Paesi del blocco comunista capeggiati dall’Unione Sovietica e dalla Repubblica popolare cinese, papa Giovanni XXIII ha scosso il mondo con la sua amabile ma fermissima ed energica negazione della “inellutabilità” di un conflitto tra blocchi contrapposti di potenze. E con una dottrina della pace contenuta nei grandi documenti suoi, come le encicliche Mater et magistra e Pacem in terris. In esse sono da lui indicati rispettivamente i compiti e gli stretti doveri della Chiesa cattolica nel mondo contemporaneo, e gli itinerari e le mete di natura politica e sociale che devono portare il mondo dalla “coesistenza” sempre precaria fra gli Stati, alla “convivenza” tra regimi avversi e tra etnie diverse. Giovanni XXIII non solo predica che tutto ciò si deve realizzare: annuncia pure serenamente che si può fare. Così la sua voce diventa la voce dell’umanità in uno dei momenti più pericolosi del XX secolo. L’enorme popolarità che lo circonda già da vivo deriva dalla singolare sua capacità di comunicare speranza a tutti. Di indicare le vie di una pace che non è soltanto assenza di conflitti armati, ma è soprattutto orientata sull’essere umano, da proteggere e salvare nella vita materiale e nella dignità sotto ogni cielo e ogni regime.

Giovanni XXIII muore il 3 giugno 1963.

Il 3 settembre 2000 è stato proclamato Beato in piazza San Pietro dal pontefice Giovanni Paolo II.

vaticaninsider