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Il governo si confronta. A scuola dai 3 ai 18 anni. I dubbi delle paritarie

Dopo l’annuncio di allungamento degli anni scolastici, parlano i protagonisti Ma il viceministro Anna Ascani rassicura: è un cammino in prospettiva. Tempi possibili? Entro il 2023
A scuola dai 3 ai 18 anni. I dubbi delle paritarie

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Annuncio o piano concreto che sia, la possibile estensione dell’obbligo scolastico dai 3 ai 18 anni, fa discutere il mondo della scuola. Anche se «non si tratta di un atto immediato» avverte il viceministro dell’Istruzione Anna Ascani. Era stato il titolare dell’Istruzione Lucia Azzolina lunedì scorso al termine del «tavolo sulla scuola» ad annunciare tra le misure al centro dell’azione politica del governo proprio l’estensione dell’obbligo, che oggi copre la fascia d’età dai 6 ai 16 anni.

Di fatto il secondo aumento nel Secondo dopoguerra, visto che gli 8 anni obbligatori sono passati a 10 nel 2007 con l’allora ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni. Un passaggio, quest’ultimo, tutt’altro che indolore, soprattutto per il canale della formazione professionale che dovette lottare per farsi riconoscere come percorso in cui poter assolvere i due anni di obbligo in più dopo la scuola media.

Forse proprio memori di queste battaglie, sia il mondo della formazione professionale sia quello della scuola dell’infanzia fanno sentire la propria voce sul tema. Nessuno stop, ma l’invito a una riflessione ponderata, che coinvolga tutte le parti in causa e che guardi alla realtà esistente sul territorio. Tra le motivazioni di questo allungamento dell’obbligo, per il ministro Azzolina, vi è la lotta all’abbandono scolastico: oltre 140mila adolescenti che escono dalla scuola prima dei 16 anni, secondo dati del Miur. «Stiamo parlando di impegno in prospettiva – dice ad Avvenire il viceministro dell’Istruzione Anna Ascani – e non di una legge dall’oggi al domani».

Dunque un percorso lungo, ma che «non potrà essere fatto senza un confronto con il mondo della scuola. Ovviamente cercheremo di partire con una proposta condivisa all’interno della maggioranza, anche se la scuola è patrimonio di tutti». Rassicurazioni rivolte in particolare alla scuola dell’infanzia e alla formazione professionale coinvolte in questa estensione dell’obbligo scolastico. Eppure alla scuola dell’infanzia va già il 96% dei bambini da 3 a 6 anni, pur essendo facoltativa. «Il nostro obiettivo a lungo termine è di arrivare al 100% – spiega Anna Ascani – e per farlo serviranno investimenti per permettere a tutte le famiglie di poter iscrivere i figli alla materna ». Anche alle paritarie? «Ho già detto che questo progetto deve tener conto sia del diritto allo studio da garantire e di farlo anche ricorrendo alla sussidiarietà, coinvolgendo il sistema integrato esistente. L’offerta formativa esistente deve essere utilizzata. Resta da potenziare il segmento 0-3 anni, che copre ora il 33% di quella fascia d’età».

Dunque per il viceministro dell’Istruzione un primo passo di questo cammino dovrebbe essere garantire il diritto a tutti. E i fondi? «Nella legge di Stabilità 2021 cercheremo di creare un fondo specifico per questo obiettivo». Anche i timori di una ‘scolarizzazione’ del percorso dell’infanzia, secondo l’onorevole Ascani non dovrebbero esistere.

«Vogliamo estendere un diritto all’istruzione a partire dall’infanzia, anche perché gli studi dimostrano che i bambini che hanno fatto questa esperienza hanno un percorso scolastico migliore» risponde il viceministro, citando il progetto che il presidente francese Macron sta portando avanti sullo stesso tema. Dunque per le materne nessun obbligo immediato, ma «un percorso che prima permetta al 100% delle famiglie di accedervi e a tutte di avere minori costi e poi sancirne la obbligatorietà. Ovviamente a questo punto sarà compito dello Stato garantire questo diritto, in forma gratuita».

Più complesso, ammette Ascani, il discorso dai 16 ai 18, anche se rassicura la formazione professionale: «Una realtà che potrà aiutarci a capire le cause dell’abbandono scolastico». Ma legato a questo tema, vi è anche «un ripensamento dei cicli scolastici, in particolare medie e superiori. Non è solo il discorso di ridurre gli anni delle superiori – avverte il viceministro – ma di rimodulare il passaggio ‘medie e superiori’, soprattutto nel momento della scelta di ragazzi di 14 anni sul proprio futuro». Scenari futuri sottolinea l’onorevole Ascani anche se un traguardo possibile esiste: «Lavorando da subito e insieme l’orizzonte 2023 non è impossibile da raggiungere con questa estensione ».

Avvenire