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Il futuro dei campi si gioca tra informazione e competitività

Informazione e competitività, ma anche lotta senza quartiere alla contraffazione. Se ci devono essere delle parole d’ordine per l’agroalimentare nazionale sul finire del 2013, queste devono certamente ruotare attorno a concetti simili. Troppi, ormai, sono i miliardi che ogni anno il comparto perde a causa di mercati drogati dalla scarsa informazione su ciò che si acquista e su ciò che arriva dall’estero. Forse ancora di più sono quelli che gli operatori si vedono sfuggire di mano a causa di una ancora troppo scarsa competitività delle loro imprese ma anche delle infrastrutture del Paese. Insopportabilmente elevate sono le perdite economiche che il comparto sopporta, a causa del dilagare di falsi prodotti agroalimentari nazionali oppure di alimenti contraffatti che usano nomi e immagini italiane per essere venduti pù facilmente.
Si tratta di una situazione che non può essere affrontata con una ricetta univoca. Certo, manifestazioni eclatanti come il “blocco” del Brennero di qualche settimana fa servono per attirare l’attenzione sul problema; ma la loro efficacia si ferma lì. Così come di carattere temporaneo – seppur necessario e doveroso – sono gli effetti delle innumerevoli operazioni condotte dalle forze dell’ordine per eliminare dal mercato i prodotti adulterati e contraffatti. Operazioni che, ormai, hanno del colossale. Basti pensare che una sola operazione dei Carabinieri ha portato al sequestro di migliaia di tonnellate di merce pericolosa e al blocco di molti circuiti illegali di vendita dei prodotti alimentari. Nei gironi della contraffazione ci finisce di tutto: spumanti, dolciumi, carni, formaggi, pesce, paste alimentari lavorate ma anche prosciutti e salami. Ciò che serve davvero, tuttavia, è una ancora più alta e forte informazione al consumatore. È possibile scegliere con consapevolezza solo se si comprende pienamente cosa si acquista.
Le sfide per il 2014 sono però anche altre. La competitività dell’agricoltura e dell’agrolimentare passa anche per una serie di altre condizioni. Certamente non solo di infrastrutture è fatto il futuro dell’agricoltura nazionale, ma è indubbia l’importanza che i collegamenti efficaci e rapidi hanno per gli scambi nazionali e internazionali, così come la formazione di molti operatori non solo dal punto di vista tecnico ma anche commerciale, la presenza di una burocrazia che non soffochi ma aiuti le imprese e di un costo dei servizi e del credito che sia orientato alla crescita e non al contrario. L’agricoltura, poi, è certo stata la culla della cooperazione, ma proprio in tema di coordinamento delle azioni e collaborazione fra attori diversi, la strada che deve ancora essere fatta appare notevole.
Come sempre, quindi, l’anno che verrà si presenta per i campi denso di opportunità, ma anche di sfide importanti da affrontare. – avvenire.it