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Il diritto universale all’acqua

Perché organizzare una tavola rotonda in margine alla nota predisposta dalla Santa Sede come contributo al sesto forum mondiale, sull’acqua svoltosi a Marsiglia nello scorso mese di marzo? Perché, nonostante riconoscimenti e apprezzamenti, resta l’impressione che poco o nulla sia destinato a cambiare. Il timore è stato espresso dal vescovo Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, proprio nella tavola rotonda svoltasi giovedì scorso, 3 maggio, a Roma, su iniziativa congiunta del medesimo Pontificio Consiglio, di Greenaccord e della Coldiretti. Monsignor Toso, dopo aver sottolineato la spontaneità dell’invito rivolto alla Santa Sede di eleborare un testo propositivo per l’importante appuntamento mondiale del marzo scorso, ha ricordato che proprio nella fase di lavorazione dello stesso era sorto un dubbio: “Esiste il rischio che a Marsiglia, e in occasione delle ricadute del sesto Forum, i governanti si limitino a ribadire, ri-consacrare, per poi ri-applicare, le soluzioni già in vigore”? E “mentre si abbozzava il testo che si ha tra le mani, sembrava possibile che, sì, che questo rischio esistesse”. Bene: “Anche oggi – ha detto il vescovo – si può ripetere: sì, il rischio continua ad esistere”.
I dubbi nascono dal fatto che “dopo decenni di iniziative delle Nazioni Unite e dopo miliardi e miliardi di dollari spesi in sviluppo, si può essere presi dallo sconforto. Perché dopo decenni di sforzi onusiani, da parte di associazioni, di governi, di innovazioni tecnologiche siamo ancora a un punto sostanzialmente insoddisfacente? Ossia quelle soluzioni che sono insufficienti e che ci hanno portato al fatto che circa la metà della popolazione mondiale non ha ancora un accesso sicuro all’acqua potabile: quelle soluzioni che non sono riuscite a dissetare quell’Africa in cui, tra l’altro, si prevede un forte aumento della popolazione, quelle soluzioni che spesso appaiono compatibili con il perdurare di ingiustizie, di diseguaglianze e del sottosviluppo, quelle soluzioni che hanno lasciato un ambiente aggredito e non sufficientemente salvaguardato”?
Queste domande avevano originato l’invito al superamento della visione mercantile dell’acqua contenuto nella Nota della Santa Sede. Un invito che non è, come ha detto monsignor Toso “una prospettiva che svia dai veri problemi e un proporre una visione arcaica delle cose e del mondo moderno”. Al contrario “è suggerimento a uscire da una visione egoistica ed utilitaristica del creato e delle relazioni con i propri simili”. Per una soluzione Monsignor Toso ha suggerito quattro punti fondamentali: riconoscere che l’acqua è un bene di cui va assolutamente garantita la destinazione universale; educare all’uso dell’acqua cambiando però le politiche attuali; abbandonare interessi particolaristici di stati o di privati; porre in essere un’azione sociale basata sulla solidarietà e sulla giustizia.

(©L’Osservatore Romano 6 maggio 2012)