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I segni dei tempi e la gran voglia di normalizzare tutto

Cari Amici,
quanta enfasi si è fatta, negli ultimi decenni, sui «segni dei tempi»? A quintali. A tonnellate, forse. Chiamandoli in causa dall’alto e dal basso. In circostanze necessarie, e dunque appropriate, come per situazioni soggettive e non poco discutibili. Eppure, che l’arrivo sulla cattedra di Pietro di un papa sudamericano, di un gesuita sorprendentemente radicato nell’austera visione ignaziana dell’esistenza, di un pastore esperto, tempratosi in una metropoli di dodici milioni di abitanti originari dalle zone più diverse del pianeta, dove la ricchezza convive con le povertà più inesorabili e il secolarismo ha gli svariati volti della mondanità individualistica e prevaricatrice, ecco, che tutto questo concorra a formare un kairòs o momento magico per la Chiesa d’oggi, non avrei francamente alcun dubbio. E naturalmente ipotizzo di non essere il solo a pensarla così. Trascorse tuttavia le prime settimane di stupore e supposizioni, quanto è difficile fare concretamente i conti con questo inatteso piolo che la Provvidenza di Dio ha conficcato sul cammino della Chiesa. La normalizzazione è presto diventata la tendenza probabilmente meno consapevole ma più insistita. Al punto che ci sono ambienti impensabili per i quali sembra che un nuovo papa non sia stato neppure annunciato, tutto tende a procedere come se niente fosse. E le novità al più siano circoscrivibili al folclore o al gossip. Arduo cogliere o identificare la domanda: ma Dio cosa vuole da noi – da me – oggi? Se Lui c’entra con la scelta dei signori cardinali – e personalmente non esiterei un istante nel credere che quanto meno sulla scelta del papa il dito divino misteriosamente si coinvolga – allora non si può far frettolosamente rientrare l’evento nel corso corrente delle cose, nel loro flusso previsto e in qualche modo già precostituito. No, bisogna lasciarsi sconvolgere dalla novità, è necessario che essa possa dispiegarsi anche attraverso il nostro farle spazio, occorre che accettiamo di essere davanti ad una sfida nuova: intellettuale, spirituale, pastorale. Forse – onestamente parlando – non l’avevamo prima invocata? E ora che si sta materializzando con modalità talora spiazzanti possiamo tirarci indietro? Il popolo di Dio, col suo intuito, come sempre ci precede. Non avendo nulla di proprio da salvaguardare o per cui temere, si è come abbandonato al gusto della sorpresa ed è incantato dall’opera sconvolgente della Provvidenza di Dio. Per questo, nel suo piccolo, Tv2000 si impegna tanto – rispetto alle proprie possibilità – al fine di esplorare quest’uomo arrivato con le reti del pescatore dal posto geograficamente più lontano.
Da un mese ormai, ogni giorno, per un’ora (dalle 12.30 alle 13.30), stiamo parlando del Papa, di come lo raccontano quelli che l’hanno conosciuto, e mettendo queste testimonianze a raffronto con quanto egli fa e dice ora, giorno dopo giorno. Un viaggio alla scoperta di… Lo stesso dicasi per gli inquadramenti delle udienze e dei vari eventi ecclesiali che si succedono. I nostri telespettatori gradiscono e, grazie a Dio, in quei momenti il loro numero si amplia. C’è fame di Papa, ripeto, perché c’è fame di autenticità, e di testimoni.

Dino Boffo

Tv2000