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Giovani. Solitudine, preghiera, fatica… pellegrinaggio, il viaggio che ti cambia

Solitudine, preghiera, fatica... pellegrinaggio, il viaggio che ti cambia

Camminare insieme per fermarsi e “fare un passo indietro” per guardare avanti: è in questa formula solo apparentemente contradditoria il significato più profondo dei cammini che i giovani italiani vivranno lungo tutta la Penisola prima di raggiungere Roma per l’incontro con papa Francesco l’11 e 12 agosto prossimi.

Il lavoro di preparazione a questi appuntamenti è partito da tempo nelle diocesi, un impegno che il Servizio nazionale per la pastorale giovanile ha deciso di “mettere in rete” convocando ieri e oggi alla Fraterna Domus di Sacrofano (Roma) i responsabili delle pastorali giovanili di tutta Italia. In 350 hanno risposto all’invito prendendo parte alla “Fiera dei cammini”, che in due giorni offre un prezioso laboratorio di condivisione e di riflessione sul senso dei pellegrinaggi in programma per l’estate nell’anno del Sinodo dei giovani. «Un’occasione per continuare a prendersi cura dei giovani senza false speranze ma con più coraggio, costruendo legami importanti fuori e dentro la Chiesa», ha notato don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale che ieri ha aperto la Fiera.

«Il pellegrinaggio è un viaggio che si intraprende perché si desidera cambiare qualcosa», ha notato nel suo intervento Paolo Giulietti, vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve, e autentico “veterano” dei pellegrinaggi. In particolare, secondo il presule, sono sette «le dinamiche del pellegrinaggio che generano il vero cambiamento. Prima di tutto il distacco: è necessario entrare in uno spazio, un tempo e un modo di vivere diversi da quelli quotidiani. Poi la fatica – ha aggiunto Giulietti –, che mette dinanzi alla verità di se stessi. Terzo, la solitudine, che è l’indispensabile terreno del cammino interiore. Quarto: gli altri, perché sul cammino si scopre la possibilità di scorgere in ogni volto una presenza amica. Poi la meraviglia, che nasce dalla possibilità di fermarsi a guardare. Senza dimenticare la tradizione – ha notato ancora il presule –: il pellegrino comprende di non essere il primo né l’ultimo a compiere quel cammino. Infine la preghiera: nel cammino, come successo a Emmaus, il Signore viene incontro alla ricerca dell’uomo. E questo aiuta i giovani a riscoprire Dio nella loro vita».

Camminare, quindi, è anche occasione per «vivere un profondo discernimento personale, è un’esperienza vocazionale », come sottolineato da don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni, intervenuto ieri a Sacrofano. Don Gionatan De Marco, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, ha espresso da parte sua l’auspicio che «i cammini della prossima estate possano trasformarsi in esperienze educative da vivere durante tutto l’anno e da continuare a valorizzare anche dopo l’incontro con il Papa».

L’intervento di Paolo Piacentini, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e presidente di Federtrek, ha permesso di cogliere l’importanza della proposta estiva della Chiesa italiana anche al di fuori dei confini ecclesiali. «Camminando – ha sottolineato Piacentini, che ha ricordato l’impegno del Ministero proprio nella mappatura dei cammini italiani attraverso un atlante onnline – è possibile cambiare l’uomo e il mondo: camminare è il gesto più semplice, che ci permette di riconnetterci con noi stessi e di riscoprire un patrimonio spesso sconosciuto». La serata è stata animata dalla proiezione del docufilm Le energie invisibili di Luca Contieri, che ha vissuto un pellegrinaggio tra Milano e Roma. Stamattina i lavori proseguiranno con i laboratori in vista delle esperienze estive e le conclusioni di don Michele Falabretti. © RIPRODUZIONE RISERVATA Un momento della “Fiera dei cammini” a Sacrofano (Siciliani)

da Avvenire