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Giovani anticrisi. Il ritorno nei campi

Altro che “braccia rubate all’agricoltura”. I campi non sono più, se mai lo sono stati, il posto consigliato a un giovane non portato per i lavori cosiddetti “intellettuali”. Al contrario, l’agricoltura chiede a chi oggi la sceglie come mestiere un impegno di studio e una capacità di innovazione non comuni. Sono un posto da “duri”, i campi; quello del contadino è un lavoro per gente che ha voglia di impegnarsi, è disposta a rischiare e poco si preoccupa della “considerazione sociale” (lavorare in un call center, nella cultura dei ventenni e trentenni, è molto più “cool” che badare a 20 ettari di terreno).

È difficile, e infatti in Italia ci provano in pochi. Il nostro Paese, calcola l’Eurostat in uno studio diffuso a giugno e basato su dati del 2007, è una delle nazioni europee più povere di giovani contadini. Ha meno di 35 anni solo il 2,9% degli agricoltori, mentre il 68% ha più di 55 anni. Il rapporto tra giovani e vecchi, nei campi italiani, è quindi di 1 ogni 25. Va peggio che da noi solo in Portogallo e a Cipro. Nella zona euro la quota di contadini giovani è al 5%, in Francia e Germania è vicina all’8%. Il ricambio generazionale, se la tendenza non cambierà, è assente.

L’alimentare, primo settore manifatturiero italiano, rischia di rimanere senza il suo “cuore” agricolo. Si può sperare che questo non accada. L’Istat ha da poco completato il suo 7° censimento sull’agricoltura italiana, ottenuto da rilevazioni del 2010, e ha trovato in Italia 82.111 contadini che hanno meno di 35 anni. Sono il 5% del totale e sono 30 mila in più rispetto alle rilevazioni del 2007. Se si aggiungono quelli che hanno meno di 40 anni si arriva a 161 mila agricoltori, il 10%. Una forza giovane che può rilanciare un settore da salvare. Anche con qualche aiuto.

L’Europa, che ha basato sul ricambio generazionale nell’agricoltura il suo piano di Sviluppo Rurale 2014-2020, mette a disposizione in media 13 miliardi all’anno e scommette sui giovani per «mantenere disponibile la produzione di cibo e migliorare la competitività del settore». Il governo Monti ha inserito nel decreto liberalizzazioni la possibilità, per gli agricoltori che hanno meno di 35 ann, di comprare o affittare i terreni agricoli pubblici ceduti dallo Stato, con diritto di prelazione. Si tratta di 338mila ettari di terra che aspettano imprenditori-contadini volenterosi. Può essere la volta buona in cui sono i campi a “rubare braccia” giovani oggi troppo impegnate nel mandare curriculum vitae ad aziende che li mettono in archivio in attesa di tempi migliori.

Pietro Saccò – avvenire.it