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Giornata biodiversità, perdiamo natura a ‘ritmo allarmante’

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Nonostante gli impegni internazionali, “la biodiversità continua a essere in declino in tutte le regioni del mondo a un ritmo allarmante”. Lo evidenzia Cristiana Pasca Palmer, segretario della Convenzione sulla diversità biologica, in occasione della Giornata internazionale della biodiversità che ricorre il 22 maggio.

“La perdita di natura aggrava altre sfide globali come il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare e idrica, la salute pubblica, e può potenzialmente portare a conseguenze catastrofiche per l’esistenza umana”, avverte Palmer, che sottolinea l’urgenza di sfruttare i prossimi due anni per raggiungere gli obiettivi internazionali del Piano strategico sulla biodiversità 2011-2020 e per fissare un nuovo accordo che crei le condizioni per cui “gli esseri umani possano prosperare e svilupparsi armonia con la natura entro il 2050”.

La Giornata 2018 celebra i 25 anni della Convenzione sulla biodiversità, entrata in vigore nel 1993 per difendere animali e piante da una serie di minacce che spesso derivano da attività umane. In primo luogo la distruzione degli habitat a cominciare dalle foreste che, nel mondo, ospitano l’80% delle specie esistenti. Solo nel 2016, stando all’università del Maryland, la Terra ha perso quasi 30 milioni di ettari di copertura arborea.

Altro problema è il bracconaggio: secondo il Wwf sono almeno 7mila le specie minacciate dai bracconieri e dal commercio illegale nel mondo.

In Italia, in base all’annuario 2017 dell’Ispra, il 31% degli animali vertebrati è a rischio di estinzione, insieme alla metà delle specie vegetali.

Specie aliene fra le prime minacce. Tra le minacce principali per la biodiversità c’è la diffusione incontrollata delle specie aliene invasive, che causa costi sociali ed economici stimati in 12 miliardi di euro l’anno solo nell’Unione Europea. Lo sottolineano Legambiente e Ispra in occasione della Giornata internazionale della biodiversità che ricorre il 22 maggio. Piante e animali esotici e invasivi possono causare l’estinzione delle specie autoctone. In Italia sono presenti più di tremila specie aliene, introdotte spesso volontariamente, di cui il 15% invasive. Negli ultimi 30 anni – evidenziano ancora Ispra e Legambiente – il numero delle specie aliene nel nostro Paese è aumentato del 96%. A porre l’accento sul problema a livello europeo è Life Asap, il progetto Ue di formazione e informazione sulle specie aliene invasive e i loro impatti sul territorio, di cui Ispra è capofila. Guardano ai mari del Vecchio Continente, il Mediterraneo è il più colpito. Qui il numero di specie marine aliene è più che raddoppiato tra il 1970 e il 2015, e ora se ne contano 837, di cui 186 arrivate attraverso il canale di Suez. Nei mari italiani si contano 42 nuove specie ittiche.

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