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Don Luigi Sturzo e l’impegno sociale dei cattolici. Al servizio del bene comune

L’Osservatore Romano

Con la messa presieduta nella serata di sabato 18 gennaio, nella cattedrale di Caltagirone, il prefetto della Congregazione delle cause dei santi ha concluso le celebrazioni dell’anno sturziano, apertosi il 19 gennaio 2019 nella diocesi siciliana. Di seguito pubblichiamo quasi per intero l’omelia pronunciata dal porporato.
.(Angelo Becciu) La santità non è una chiamata riservata a poche persone, ma a tutti. Alla santità sono chiamati i fedeli laici, a livello personale e nel rapporto ai vari compiti che svolgono nella Chiesa e nella società; sono chiamati i coniugi nel reciproco costante amore e come genitori con l’opera educativa; i giovani per coltivare la gioia della presenza di Dio e il senso del dovere; i lavoratori con le opere fatte bene, perfezionando se stessi, aiutando gli altri cittadini a far progredire la società, praticando la carità operosa e testimoniando la speranza.Tutti noi battezzati siamo chiamati a santificarci in ogni condizione di vita, anteponendo la volontà di Dio alla propria. La santità dà senso pieno alla vita di ogni uomo e per noi cristiani è l’ideale cui aspirare dal momento che abbiamo conosciuto Gesù Cristo e lo abbiamo scelto come modello a cui ispirare i nostri progetti, le nostre parole e i nostri atteggiamenti. Nel corso della storia, anche nei tempi moderni, ci sono stati uomini e donne che hanno preso sul serio la chiamata alla santità, sforzandosi di vivere in pienezza il Vangelo. Tra questi, noi oggi ricordiamo con animo grato il servo di Dio don Luigi Sturzo, a chiusura dell’anno a lui dedicato promosso dalla diocesi e dal comune di Caltagirone. Questa figura storica del cattolicesimo italiano, individuò nell’impegno sociale dei cattolici il punto di gravità di una rinnovata partecipazione dei cattolici alla vita del Paese. Di qui il suo impegno per un programma sociale popolare e di stampo democratico-cristiano.
Sacerdote zelante e pieno di amore per Gesù Cristo, nel corso della sua esistenza si è generosamente prodigato per testimoniare nella società del suo tempo il Vangelo della giustizia e della speranza. Impegnato con animo retto, libero e forte nell’agone politico, a tutto anteponeva Dio, centro e ragione della propria vita. Dall’incontro cuore a cuore con il Cristo nell’intimità della preghiera, don Sturzo traeva l’energia spirituale per rendere un servizio al bene comune. La sua granitica fede fu anche lo scudo per affrontare e resistere alle dure esperienze di incomprensioni, di denigrazioni e di amari rifiuti. Nella capacità di immergersi nell’Eterno trovò la forza per vivere con intensità nel suo tempo. Volgendo costantemente lo sguardo alle “cose di lassù” ha saputo rendersi più consapevole delle urgenze concrete della società e degli uomini suoi contemporanei. Il suo agire nel mondo era caratterizzato da quella speranza operosa radicata nella profonda convinzione che Dio guida la storia e la anima con la potenza e l’amore del Suo Spirito.
In ogni ambiente nel quale portò i suoi talenti e le sue qualità umane, spirituali e morali, mai si dimenticò di essere sacerdote, quindi portatore di un messaggio intramontabile che supera spazi, confini e tempi. Tuttavia, non cessò di indicare e rispettare i giusti confini tra politica e religione, nella convinzione che Stato e Chiesa sono chiamati a collaborare per il bene delle stesse persone, ma nella netta distinzione di ruoli e di competenze. Egli fu un promotore e tutore della visione cristiana della laicità dello Stato che non è opposizione o contrasto, ma rispetto e collaborazione tra la comunità civile e quella ecclesiale per il vero bene dell’uomo e della famiglia umana. Si tratta di quella che in seguito venne definita la sana laicità dello Stato.
Con il suo impegno politico, don Sturzo ricorda ancora oggi che i cristiani devono sentire il dovere di partecipare attivamente alla vita della comunità, impegnandosi anche in politica. Essa, secondo la nota espressione di Paolo VI, è «la forma più alta di carità» nel senso che un cristiano dovrebbe sentirla come parte della propria missione di amore che rende capaci di spingersi fino al dono di sé. Si tratta di una missione che richiede spirito di servizio, generosa disponibilità, disinteresse e spiccato senso delle istituzioni. Inoltre, attraverso il servizio al bene comune, il discepolo del Signore può compiere un itinerario di santità. Lo ha ricordato il Santo Padre Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate: «Per un cristiano non è possibile pensare alla propria missione sulla terra senza concepirla come un cammino di santità, perché “questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione” (1 Ts 4, 3). Ogni santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo» (n. 19).
Il servo di Dio Luigi Sturzo, nel suo calibro di uomo, di sacerdote e di politico, incarnò le parole che il Signore ha rivolto a Isaia, proclamate nell’odierna prima lettura: «Io ti renderò luce delle nazioni» (Is 49, 6). Luigi Sturzo con le sue scelte, le sue idee, la sua sollecita opera per la libertà, è stato un faro di luce per la gente del suo tempo. Il suo straordinario esempio di uomo integerrimo e di prete che ha lasciato di sé una fama di grande virtù nell’adempiere il ministero sacerdotale, illumina ancora oggi il cammino della nostra patria e della Chiesa. La sua testimonianza di fede e il suo insegnamento socio-politico sono un mirabile patrimonio dell’Italia e richiede di essere sempre più recepito, custodito, meditato e testimoniato. La sua persona e il suo messaggio, ancora attuale, hanno varcato le frontiere della nostra Nazione e sono diventati fonte di ispirazione per quanti, nei diversi Paesi specialmente europei, sentono l’urgenza di dare nuovo impulso all’animazione cristiana delle realtà temporali.
Il ricordo di questo indimenticabile sacerdote stimola i credenti e tutti gli uomini di buona volontà a porsi generosamente al servizio della collettività, con una speciale attenzione alle fasce più disagiate, favorendone anche il progresso spirituale. Ci troviamo di fronte a una possente figura di prete e di statista che incoraggia a coltivare quei valori umani e cristiani che formano il ricco e irrinunciabile patrimonio ideale dell’Europa. Esso ha dato vita a una civiltà che nel corso dei secoli ha favorito il sorgere di società autenticamente democratiche. Senza fondamenti etici la democrazia rischia di deteriorarsi nel tempo e persino di scomparire.
Al tempo stesso, questo prete, di cui è in corso la causa di beatificazione e di canonizzazione per lo studio e la verifica del suo livello di adesione al Vangelo, esorta a far risuonare nelle comunità cristiane, segnatamente in questa Chiesa particolare di Caltagirone, la chiamata alla santità che riguarda ogni battezzato e ogni condizione di vita. Nella santità consiste la piena realizzazione di ogni più autentica aspirazione del cuore umano. Ma perché tale santità sia sempre più un cammino in crescita, occorre non stancarsi nel continuo tentativo di accostare la Parola di Dio per trovare in essa gioia piena e salvezza vera.
Oggi si conclude l’Anno sturziano che ha suscitato un rinnovato interesse per la figura e la testimonianza umana e cristiana di questo prete siciliano. Auspico e prego che le varie iniziative intraprese per approfondirne il profilo umano e spirituale possano ispirare propositi e azioni, facendo nostra la sua solerzia spirituale: diventare santi, uniti come i tralci alla vite che è Cristo nel grembo materno della Chiesa.
L’Osservatore Romano, 20-21 gennaio 2020

Pubblicato da Blog Santo Stefano

Blog della chiesa di Santo Stefano a Reggio Emilia (della Parrocchia S. Giovanni Ev. in Santo Stefano e San Zenone). Unità Pastorale Santi Cristanto e Daria