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Povero Natale «politicamente corretto» riceve solo saluti di stagione

​ «Auguri/Season’s greetings», che letteralmente vuol dire “saluti di stagione”, è l’unico riferimento al Natale sul tradizionale cartoncino di una casa editrice tra le più importanti. Sul Corriere della sera  (domenica 22) lo ha trovato un po’ scarso persino Giovanni Belardelli, docente di dottrine politiche a Perugia: «Il Natale politicamente corretto rischia di diventare uno spazio vuoto», ha scritto. Bisogna dare ragione a Belardelli. Ormai anche il Natale va trattato con criteri di correttezza politica. Alla maniera di Pilato, insomma. Nell’oroscopo di D, il magazine femminile di Repubblica, del Natale si parla così: «Buon Natale e Buon Anno, e non facciamo del famoso Saturno contro un motivo di conversazione esagerato» (è l’oroscopo del Toro). Che vorrà dire? Panorama ha due preoccupazioni: «Come digerire il Natale» e capire «a che gioco giochiamo». Per altri giornali il Natale è solo l’occasione per qualche titolo a effetto: «Per i lemuri è già Natale» (allo zoo di Roma, Libero); «Cenone anche per Fido» (Il Giornale). Per il “laico” La Stampa, il Natale consiste nel cenone «con noccioli e gamberi di Cambio» (è il menù dello “storico ristorante torinese”). La Repubblicaappare più seria. Dopo un bel commento di don Julian Carrón, Presidente della Fraternità di CL, a una «lezione di papa Francesco sul senso del Natale» (lunedì 23), ecco una riflessione di Marco Vanninappare più seria. Dopo un bel commento di don Julian Carrón, Presidente della Fraternità di CL, a una «lezione di papa Francesco sul senso del Natale» (lunedì 23), ecco una riflessione di Marco Vannini, storico e filosofo che piace tanto a Corrado Augias, sul «Natale mistico» (martedì 24): «La fede, che una volta si riteneva fondata su reali eventi storici, ovvero sulla “storia della salvezza” […] oggi, dal momento che quella storia appare per ciò che è, una mera costruzione mitico-teologica, si è ridotta a una combinazione di sentimento più fantasia…»: piacerebbe ad Augias. I più seri di tutti, sia pure nei loro limiti, sono Il Foglio («Benedetti siano i farmacisti, con le loro vetrine in cui la Natività è rappresentata come Cristo comanda») e quello che non ti aspetti, Il Fatto Quotidiano. Ferruccio Sansa: «… Allora ti domandi: ma che cosa significa per te, per noi, “buon Natale”?» Di là del «consumismo, della ricorrenza buona per chiunque, dei Gesù Bambini e dei Babbi Natale […] ti resta in mente una parola: Natale, nascere […] Non si nasce una volta sola. Si può rinascere, ricominciare ogni giorno […] È doloroso nascere. Per il figlio e per la madre. Rinascere può esserlo ancora di più. Ma si può. Buon Natale». Non c’è Gesù, ma c’è senso e, di fronte al vuoto che si è visto, è già qualcosa, un inizio, una rinascita.

DOV’È L’ORRORE?
Al Parlamento Europeo la socialista portoghese Edite Estrela ha proposto il riconoscimento tra i “diritti sessuali e riproduttivi” anche dell’aborto come «diritto umano individuale di vita o di morte da esercitare (dalla donna) nella più totale autonomia». La proposta è stata bocciata e sull’Unità (lunedì 23) Francesca Izzo, che insegna dottrine politiche a Napoli, si scandalizza per la violazione del «principio di autodeterminazione delle donne». Altra scandalizzata è Maria Giovanna Maglie, che della pallida riforma restrittiva della legge spagnola sull’aborto scrive su Libero (domenica 22): «Un orrore costringere ad avere figli malati». In base a questo “diritto”, soltanto in Italia sono stati impediti a nascere più di cinque milioni di bambini. Nel mondo ogni anno l’Oms conta 53 milioni di aborti volontari. E nello scorso secolo sono stati un miliardo nel mondo. È possibile che questi numeri non dicano nulla a Estrela e a Maglie? Che il socialismo proletario e il liberismo della destra si fondino su questa immensa prole negata? Non è forse questo l’orrore?

avvenire.it