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Con l’Immacolata Concezione la Madonna partecipa alla santità e alla grazia della Chiesa

La Concezione Immacolata della Vergine non è merito, ma “arbitrio” e favore divino, non è esigenza e necessità, ma “fantasia” e libertà dello Spirito Santo. Si comprende questo carisma di Maria nella successione della creazione dell’uomo, che Dio decide di ideare a partire dal suo Figlio, dall’umanità del Verbo fatto carne. Il “privilegio” quindi dell’Immacolata Concezione, concesso in virtù dei meriti della croce e già a immagine della Risurrezione, non distanzia Maria dall’umanità, ma la rende prossima adesso e più operosamente vicina: dalla sua esistenza, e anzitutto dalla sua fede, passa il Figlio di Dio salvatore. Non la grazia, ma il peccato rende ostili all’uomo. Ai nostri giorni, comunque, osserva Michele Giulio Masciarelli, c’è una sorta “di “dogma” laico, di provenienza illuministica, secondo cui l’uomo risponde solo di quello che intenzionalmente fa. Questo dogma laico è universalmente ubbidito benché sia smentito dai fatti di vita: infatti è vero anche che l’esistenza dell’uomo non passa solo per la sua previdenza attenta, per la sua progettazione avveduta e magari astuta: morte, malattia, disgrazie, rovesci improvvisi, che si presentano come devastanti e irreparabili, ne sono l’inconfutabile conferma. Il cristianesimo, col mistero dell’Immacolata, contesta questo dogma laico ricordando a tutti che non incominciamo da noi e come vogliamo ma iniziamo per volontà di altri, nasciamo non scegliendo né da chi né luoghi e altre modalità d’esistenza. Maria, con questo suo mistero, ricorda non solo ai cristiani, ma a tutti che la vita dell’uomo non passa sempre e solo per il suo libero consenso: a Maria per la sua nascita immacolata non sono stati chiesti né il consenso né la collaborazione”.
Esiste dunque un primato d’azione che non può né essere ignorato né essere depotenziato, in quanto sgorga e rimanda al disegno provvidente di Dio che hanno lo scopo di liberare ogni singola persona dai duri legacci dell’individualismo egocentrico incapace di fare il proprio genuino bene e inadatto a cogliere l’Altro e in lui gli altri. Il segreto dell’immensa interiorità di Maria è fare la volontà di Dio. A giudizio umano, chi potrebbe credere che della più perfetta di tutte le creature umane ci fosse raccontato così poco nella Scrittura? “Nessuna opera da lei intrapresa – scrive Antonio Rosmini – una vita che il mondo cieco direbbe di continua inazione, e che Dio dimostrò essere la più sublime, la più virtuosa, la più generosa di tutte le vite”. “Così fece molto più Maria Santissima, di cui tante poche azioni si conoscono, che non facesse lo stesso San Paolo con tante fatiche e predicazioni”. “Essendo la più santa delle pure creature – continua Rosmini – ella diveniva come il fine del mondo, dopo di Cristo, ed il fine dell’opera è quello che viene concepito il primo nella mente dell’artefice”. Teologia che diventa architettura nel duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze, o pittura sacra capace di parlare al cuore di chi la guarda, come nel caso della Pala di Brera di Piero della Francesca, chiamata anche Pala di Montefeltro dal nome del suo committente, Federico d’Urbino.

(©L’Osservatore Romano 8 dicembre 2012)