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Commento – Battesimo del Signore – Anno C

Da “Le luci del sabato” Domenico Machetta ©Elledici

Commento al brano Lc 3,5-16.21-22

C’è subito il «tocco» di Luca: «Mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì…».
Guardate bene questa espressione, fate l’analisi logica, cercate il soggetto… Si parla del cielo che si apre per la preghiera di Gesù! Il battesimo passa in secondo piano.
Si compiono le profezie dell’Avvento: «O cieli, squarciatevi!». A Luca interessa dirci una cosa: quando Gesù prega il cielo si apre, c’è una teofania (la voce del Padre, la presenza dello Spirito): c’è dialogo, collegamento tra cielo e terra. Perfino nel Getsemani appare un angelo. La presenza degli angeli manifesta la presenza del «celestiale» sulla terra. Mentre Gesù prega si apre il cielo. Anche la scena della Trasfigurazione, per Luca, è un momento di preghiera di Gesù: porta i tre apostoli sul monte a pregare, e mentre prega… La liturgia della Chiesa lungo i secoli produrrà lo stesso effetto, perché la liturgia sarà il prolungamento della preghiera di Gesù. C’è un’unica Preghiera, un unico Orante.
Se la preghiera di Cristo non continua nella Chiesa il cielo rimane chiuso. In ogni Eucaristia è presente la Trinità in modo vertice: la presenza di Dio si acuisce al massimo. Lo annunciano queste scene trinitarie del Vangelo. Scende lo Spirito in modo misterioso ma reale, «come una colomba»; non dice sotto forma di colomba, ma come farebbe una colomba. La colomba è uno dei simboli biblici che rimandano allo Spirito Santo:

  • La colomba di Noè è portatrice di pace.
  • Il nome «Giona» significa colomba. Giona è il profeta della conversione, del rinnovamento.
  • La «sposa» del Cantico viene chiamata «mia colomba». Lo Spirito Santo è lo «sponsale» all’interno della Trinità.
  • Il popolo d’Israele, destinato a diventare «consorte» di Dio, sposa, è chiamato «colomba», ed è quello che dovrà essere la Chiesa, tanto che… lo Spirito e la Sposa diranno «Vieni!» (Ap 22,17).
  • Anche il profeta Osea paragona il ritorno dall’esilio al ritorno di colombe al loro nido.

Si sente infine la voce del Padre che chiama il Figlio «amatissimo» (agapetós). E noi saremo, in lui, amatissimi!
Questo è il senso di quel «carissimi» che Giovanni usa nelle sue lettere: agapetói!