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Come una lampada…

Era ormai scesa la sera il 3 giugno 1963, mezzo secolo fa, quando morì Papa Giovanni, concludendo in pubblico un’agonia che da tre giorni raccoglieva sotto la sua finestra una folla crescente. Piazza San Pietro era immersa nel buio e in un silenzio quasi irreale moltissime persone, credenti ma anche non credenti, avevano seguito commossi la messa di quel lunedì di Pentecoste celebrata sul sagrato dal cardinale vicario di Roma. Si spegneva così, davanti al mondo, un uomo di cui subito era stata evidente e trasparente la bontà.
Fu proprio alla fine della celebrazione che la finestra del Pontefice s’illuminò, a indicare la fine terrena di un uomo che aveva saputo toccare tantissimi cuori. Com’era avvenuto soltanto pochi mesi prima, in una sera mite d’autunno, quando anche la luna si era affacciata sulla piazza. E a notarlo fu Giovanni XXIII dalla sua finestra quando con brevi indimenticabili parole – il “discorso della luna”, appunto – salutò i romani che festeggiavano l’apertura del concilio, l’11 ottobre 1962, chiedendo di portare la carezza del Papa ai bambini e a chi era rimasto a casa.
Si chiudeva in questo modo la vita di Angelo Giuseppe Roncalli, nella pace di una morte pubblica che per la sua risonanza universale non aveva precedenti nella storia della Chiesa di Roma. Trapasso che richiamava la fine cristiana nel contesto delle famiglie, soprattutto patriarcali come quella dove era cresciuto il Papa, morte un tempo non rara né sorprendente. E si chiudeva un pontificato non lungo ma decisivo, che si era aperto con l’elezione in conclave, il 28 ottobre 1958, del settantasettenne cardinale patriarca di Venezia.
Di origini contadine, Roncalli completò a Roma una formazione spirituale e culturale solida che avrebbe sorretto tutta la sua vita. Prete e diplomatico abile e sapiente, da Pio XII venne nominato ormai settantunenne patriarca di Venezia e creato cardinale nel suo secondo e ultimo concistoro, identificato quasi subito in fonti diplomatiche del tempo (già a metà degli anni Cinquanta) come un possibile candidato “di transizione” per una successione papale che, verso la fine del lungo e importante regno di Pio XII, non sembrava annunciarsi facile.
E transizione fu davvero. Soprattutto per l’intuizione sorprendente e necessaria – ispirazione sicuramente provvidenziale in un’ottica di fede – del concilio, già nelle prime settimane del pontificato e il cui annuncio scoppiò come una bomba il 25 gennaio 1959. Venne così il Vaticano II, per riprendere l’espressione evangelica (Giovanni, 1, 6), titolo di un film sul Pontefice che l’aveva convocato e iniziato: E venne un uomo, di Ermanno Olmi, che si basò anche sul Giornale dell’anima del Papa pubblicato nel 1964 dal suo segretario Loris Capovilla. Ma un’altra espressione del vangelo giovanneo (5, 35), che descrive il primo testimone di Cristo come “una lampada che arde e risplende”, sintetizza altrettanto bene la parabola umana e cristiana del Papa che proprio dei due Giovanni prese il nome.

g.m.v.

(©L’Osservatore Romano 3-4 giugno 2013)