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Chiesa e emergenza freddo: Accoglienza invernale: Caritas e parrocchie mobilitate

84 posti letto in strutture ecclesiali e 22 in edifici di proprietà del Comune. Ma c’è ancora chi dorme in condizioni precarie
 
Siamo in stato di emergenza freddo. Tutta Italia lo è. Ed ecco che si accendono i riflettori sui senza tetto. Gli ultimi, gli emarginati, i “trasparenti” diventano all’improvviso notizia e si conquistano un’attenzione, certamente meritata, ma che rischia di essere spettacolarizzata e di trasformarsi in un’effimera caccia al povero che puntualmente si esaurisce nell’arco di alcune settimane.
Con l’arrivo del caldo i senza tetto resteranno. Anche quando si spengeranno i riflettori sul fatto del giorno non dovrebbe tuttavia sparire il chiedersi che fine facciano le persone coinvolte. Rimangono sfortunati e “condannati” a una vita difficile o ci può essere una possibilità di riscatto?
 
La Chiesa reggiano-guastallese, durante il periodo invernale, si è sempre data da fare e ha cercato di farsi prossima alla presenza dei senza tetto. Tante le iniziative più o meno organizzate di parrocchie e, da circa 10 anni, un impegno particolare della nostra Caritas diocesana.
Nel 2001 la prima distribuzione di sacchi a pelo durante la stagione invernale, che ha smascherato un volto preoccupante di una Reggio ricca e senza preoccupazioni.
Già… perché la ricchezza porta spesso con sé il suo contrario. Dove c’è benessere, le briciole attirano molti e per anni la nostra provincia è stata meta per molti, soprattutto stranieri, in cerca di fortuna.
La Caritas diocesana ha sollecitato da quell’inverno in poi una risposta pubblica ad un problema tanto complesso, avviando un’intensa collaborazione con Comune di Reggio Emilia, Ausl e Ospedale Santa Maria a tutela di tante persone, soprattutto uomini, che nei mesi invernali rischiavano l’assideramento se lasciati in balia delle condizioni atmosferiche.
 
Caritas ha materialmente coordinato l’accoglienza coinvolgendo privati e parrocchie, affiancando i volontari nei mesi da dicembre a marzo per assistere al meglio queste persone.
Sono numerosissimi i volti accolti in questi anni, i progetti portati avanti, le mille collaborazioni attuate con il pubblico e il privato sociale.
La nostra Diocesi ha investito in risorse umane, oltre che in luoghi fisici a sostegno degli emarginati, fin dal 2001; lo ha fatto in modo decisamente più consistente nel periodo invernale. Lo ha fatto tramite le parrocchie e la Caritas diocesana, organismo pastorale con il compito di animare ed educare le comunità alla carità.
Alle richieste di collaborazione, le risposte sono sempre arrivate abbondanti: da parroci, da laici, da privati che si sono sentiti interrogati, secondo quanto la Provvidenza ha sempre mandato in abbondanza nel nostro territorio diocesano.
 
La crisi economica ha sicuramente acuito il problema che già esisteva, cambiandone in taluni casi, le caratteristiche. Non solo stranieri senza documenti regolari o clochard “classici”, ma anche persone colpite dalla crisi. Uomini divorziati, famiglie smembrate per poter offrire a tutti un posto in cui vivere, persone vittime di depressione, incapaci di ritrovare un posto di lavoro perché l’offerta è ormai insufficiente, persone che non hanno scelto una vita in strada ma che in strada ci sono stati spesso sbattuti dagli eventi.
Ed ecco che con l’aumento del numero delle richieste si è risposto negli anni con un aumento del numero delle risposte.
 
Abbiamo chiesto a Gianmarco Marzocchini, direttore della Caritas diocesana di Reggio Emilia e Guastalla, di aggiornarci sulla situazione dei posti letto per questo inverno. «Il progetto di Accoglienza invernale dispone quest’anno di 84 posti letto a cui si sono aggiunti da fine dicembre 22 posti messi a disposizione direttamente dal Comune di Reggio Emilia in spazi di sua proprietà. Un appartamento in via Dalmazia in cui si ospitavano persone tossicodipendenti ospita attualmente 6 uomini senza fissa dimora. Presso lo stadio Mirabello sono stati allestiti 16 posti letto per accogliere persone bisognose affiancate da un educatore dell’associazione Papa Giovanni XXIII. Quest’anno, a differenza degli altri anni, segnaliamo diverse collaborazioni e una maggiore sensibilità al problema da parte del pubblico e del privato sociale. In particolare con l’associazione Papa Giovanni XXIII e la Dimora d’Abramo stiamo collaborando quotidianamente. Da alcuni giorni, per rispondere all’eccezionalità di quest’ondata di freddo intenso, sono inoltre stati messi a disposizione 7 posti letto da parte dell’associazione Città Migrante e dal Laboratorio Aq16».
 
Com’è la situazione ad oggi? Siamo riusciti ad accogliere tutti?
«Con questa ondata di gelo il nostro Centro di Ascolto diocesano valuta quotidianamente le condizioni delle persone che vengono a fare richiesta presso i nostri uffici. Cerchiamo di tutelare sempre l’aspetto sanitario e interveniamo in caso di emergenza. Purtroppo ad oggi dobbiamo segnalare che ci sono ancora circa 10 persone che dormono in condizioni di estrema precarietà, in case abbandonate e alloggi di fortuna e altre 4 persone “irriducibili”, che non vogliono abbandonare la strada per farsi “ricoverare”. In particolare queste 4 persone sono state intercettate da don Davide Poletti, parroco di Santa Croce, che sta svolgendo un prezioso servizio con un gruppo di giovani volontari della parrocchia in zona stazione per monitorare la situazione e offrire un aiuto a chi versa in condizioni di difficoltà».
 
Che cosa si sente di dire alle comunità parrocchiali? C’è bisogno di aprirsi all’accoglienza?
«Nell’emergenza c’è bisogno di un “di più”! Ma non è sufficiente mettere a disposizione un luogo (seppur fondamentale per l’accoglienza) con qualche posto letto. È necessario attivarsi per essere prossimi alle persone, per seguire i loro percorsi… Le emergenze e le cose eccezionali devono risvegliare in noi l’accoglienza e la carità che sono necessarie nella quotidianità, 365 giorni all’anno, per allenare l’attenzione e la cura per le persone più sole, più povere e più emarginate».
 
Ilenia Curti  – diocesi.re.it