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Caritas Internationalis: priorità a pace e armonia tra gli uomini

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Vatican News

“Porre fine alla guerra e alle violenze in tutto il mondo, e in particolar modo in Medio Oriente” e “promuovere il dialogo al fine di trovare una soluzione politica a tutti i conflitti”: è l’appello di Caritas Internationalis diffuso per la Giornata Internazionale della Pace, istituita il 30 novembre 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e  che si celebra domani.

In un comunicato, l’organizzazione cattolica chiede che vengano rimosse le sanzioni economiche contro la Siria, che aggravano il conflitto e che i leader politici possano essere incoraggiati a sedersi al tavolo dei negoziati. Invita a “promuovere la pace nelle aree di conflitto e a garantire che gli aiuti internazionali allo sviluppo” a partire dalle “comunità locali” con la creazione di opportunità di istruzione e di lavoro, in particolare per i giovani che rischiano di essere reclutati da gruppi armati e milizie. Infine, esorta a “sostenere l’impegno dei leader religiosi e delle comunità religiose nella promozione del dialogo interreligioso”.

La pace come cultura

“La memoria del passato – si legge nel documento – deve spingerci alla conversione e ad aspirare ad un mondo in cui la pace e l’armonia possano contribuire allo sviluppo umano integrale”. L’organizzazione internazionale rimarca che “ancora oggi vi sono milioni di persone che a causa di guerre e violenze non possono vivere dignitosamente”, “che muoiono per colpa di conflitti e violenze, le cui cause sono da ricercarsi nell’egoismo, nell’avidità, nella corruzione, nella discriminazione religiosa ed etnica e nello sfruttamento illegale delle risorse naturali”. Ricordando le parole di Papa Francesco che ha rilevato come “ogni guerra si riveli un fratricidio che distrugge lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana”, Caritas Internationalis ribadisce che la pace è “una cultura che deve essere coltivata, condivisa e vissuta a tutti i livelli della società”. Per tale motivo, prosegue il comunicato, Caritas è impegnata nel promuovere la pace attraverso la costruzione di comunità locali che vivono la loro fraternità attraverso il dialogo e la condivisione” e “trova profonda ispirazione anche nell’enciclica Populorum Progressio, in cui Paolo VI afferma che ‘lo sviluppo è il nuovo nome della pace’”.

Oltre la paura

L’organizzazione internazionale sottolinea inoltre che “in un momento in cui Covid-19 ha rivelato a tutti noi la fragilità dell’esistenza umana e ha unito l’umanità intera nella lotta contro la propagazione del virus, dobbiamo combattere contro ogni forma di divisione e odio e – come ha ripetutamente detto Papa Francesco – agire contro “diffidenza e paura che indeboliscono le relazioni e aumentano il rischio di violenza”.

L’impegno con le Chiese locali

L’organizzazione cattolica considera prioritaria l’aspirazione di ogni persona alla pace, all’armonia e a voler vivere la propria vita con dignità, per questo in tutto il mondo pone in essere programmi atti a promuovere questi obiettivi. “Negli Stati di Kachin e Shan settentrionale – informa il comunicato – Caritas Myanmar porta avanti, assieme alla Chiesa locale, un programma di pace per gli sfollati interni e le comunità interessate dai conflitti . A Mindanao, nelle Filippine, Caritas e la Chiesa locale lavorano per trovare una soluzione pacifica in una regione dove a prevalere è la violenza. In Pakistan, promuovono la pace e l’armonia tra le comunità attraverso piccoli progetti di sviluppo. Nella Repubblica Centrafricana, l’arcivescovo di Bangui, insieme all’Imam e al leader della Chiesa protestante nazionale, è in prima linea nel promuovere la riconciliazione. In Colombia, Caritas rafforza i processi di sviluppo per una trasformazione non violenta dei conflitti attraverso la partecipazione e l’empowerment delle comunità locali”.