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Aperto solennemente l’Anno della Fede in Cattedrale

Un pomeriggio di pioggia insistente, giovedì 11 ottobre, si porta via la possibilità di aprire l’Anno della Fede con la processione dalla Ghiara al Duomo che era stata programmata. Peccato. Alle 20.40 la fiaccolata, evocativa di quella “nuova Pentecoste” che il Concilio Ecumenico Vaticano II rappresentò per la Chiesa cattolica esattamente cinquant’anni prima, perde la sua dinamicità ma non la sua suggestione, quando i presbiteri in processione, all’inizio della celebrazione, fanno da tedofori e in pochi minuti nelle navate della Cattedrale splendono centinaia di flambeaux.
Le ricorrenze sono tante, oltre al mezzo secolo dell’avvio del Vaticano II: la memoria del Beato Giovanni XXIII, il promotore del Concilio; il 20° anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica (con il Beato Giovanni Paolo II); non ultimo, il 25° della pubblicazione del documento sinodale “L’annuncio del Vangelo in terra reggiana e guastallese”, che durante l’episcopato Baroni recepì nella nostra Chiesa locale gli orientamenti conciliari, e fu uno dei pochi Sinodi “particolari” celebrati allo scopo in Italia.
Anche questo elemento concorre a far avvertire la serata non solo come una commemorazione, per quanto ufficiale e partecipata, ma soprattutto come un vero momento – quale è – della Convocazione diocesana, seguendo il filo della missione che cuce assieme tutte quelle date storiche con l’attualità dell’Anno della Fede voluto da Benedetto XVI e del Sinodo sulla nuova evangelizzazione in corso a Roma.
La liturgia in Cattedrale ha inizio con le Litanie dei santi reggiani e prosegue con l’ascolto del brano della Genesi sulla vocazione di Abramo, mentre fuori le campane suonano a festa. Le acclamazioni al Signore “luce” e “forza” del credente, cantate dall’assemblea e guidate dal Coro diocesano, intercalano alcuni passi della Lettera-Motu proprio Porta fidei ed altre letture accomunate dallo stesso incipit: “Per fede…”. Ecco la Chiesa di testimoni che il Vescovo Adriano ha prefigurato fin dalla Messa dell’8 settembre in Ghiara, all’inaugurazione dell’anno pastorale. A rendere più evidente quest’immagine, durante i momenti d’ascolto sfilano per la navata centrale, e vengono poi posate sui primi gradini d’accesso al presbiterio, le icone di alcuni testimoni della Chiesa del Concilio: sono quadri o fotografie, e ritraggono Giovanni XXIII e Paolo VI (colui che portò a compimento il Concilio e che nel 1967 proclamò l’Anno della Fede a cui papa Ratzinger si è ispirato), Giovanni Paolo II, fino al vescovo Gilberto Baroni e al monaco Giuseppe Dossetti (dei quali si sta celebrando l’anno centenario della nascita), e poi monsignor Mario Prandi e don Alberto Altana, monsignor Dino Torreggiani… L’elenco deve rimanere aperto, come del resto sempre viva e presente è la comunione dei santi, uno dei punti su cui la nostra fede non di rado balbetta.
Guai, però, se l’Anno della Fede fosse ridotto a una parata di santi papi, vescovi e sacerdoti. Monsignor Caprioli se ne mostra molto consapevole quando nel corso dell’omelia, commentando il vangelo della guarigione del sordomuto nella Decapoli pagana, afferma a chiare lettere che oggi la novità dell’evangelizzazione sono i cristiani laici. E allora l’Anno della Fede diventa per tutti i credenti “un cammino di riscoperta del Signore Gesù”, un accettare che il Risorto si faccia nostro contemporaneo e così rispondere insieme, come Chiesa, al dilagante “sordomutismo” della fede nell’occidente post-cristiano.
Volendo individuare, tra i tanti volti dei concelebranti, un “testimonial” di questa liturgia solenne, potrebbe trovarsi in Paolo Prati, diacono permanente in servizio nel Guastallese, che pochi giorni fa ha deciso di entrare in Seminario. È lui che porta alto il libro dei vangeli, è lui che proclama la lieta novella della “conversione” dall’ambone monumentale.
Il segno visibile che invita i passanti a varcare la porta della fede è un maxi-adesivo con la scritta “Effatà” (“Apriti”), consegnato dal Vescovo Adriano ai vicari foranei al termine della Messa. Tutte le chiese parrocchiali e i santuari mariani diocesani ne avranno uno analogo da porre “sulla soglia”, davanti agli ingressi degli edifici di culto, ad evocare la prima “porta della fede” dell’esperienza cristiana: il Battesimo. Anche qui, per gli amanti dell’amarcord, si può intravedere un’analogia con le stole da appendere ai leggii che furono consegnate ai rappresentanti delle parrocchie all’apertura del Giubileo del 2000, la mattina di Natale del 1999).
Due, infine, le notizie da diffondere, in questo capodanno spirituale diocesano: la prima è che per tutto l’Anno della Fede, visitando la Cattedrale e rispettando le consuete condizioni, sarà possibile ricevere l’indulgenza plenaria concessa dal Papa. La seconda è un annuncio dato dall’Ausiliare Lorenzo: la Messa di ringraziamento per il Vescovo Adriano ed il suo fruttuoso episcopato è stata fissata per domenica 25 novembre, alle 16.30, sempre in Cattedrale. L’Anno della Fede ci darà altre occasioni per esprimere gratitudine, amicizia, nuova speranza.
 
Edoardo Tincani
diocesi.re.it