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A Nazareth trovano casa tutte le famiglie del mondo

La famiglia è la «risorsa centrale» di ogni società. E se «troppo spesso si dimentica la realtà forte della famiglia», questa resta «forte, nonostante venga bastonata, spesso dimenticata e poco aiutata». Un’affermazione incisiva, questa di monsignor Vincenzo Paglia, che dà una prospettiva ulteriore al Centro internazionale famiglia di Nazareth, che, con l’omonima Fondazione vaticana cui fa capo, il presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia ha presentato ieri nella Sala Stampa della Santa Sede insieme a Salvatore Martinez, presidente della stessa Fondazione e del Rinnovamento nello Spirito Santo, e a monsignor Giacinto Marcuzzo, vescovo ausiliario del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, residente a Nazareth.

Con un Auditorium da 500 posti, il più grande della regione, un centro pastorale, una chiesa e un albergo, per un costo di circa 12 milioni di euro e un progetto operativo che ne prevede la realizzazione nell’arco di due anni e mezzo, il Centro sarà «un centro di spiritualità familiare – ha spiegato Paglia – un osservatorio permanente di studio sulla pastorale familiare e offrirà un sostegno materiale alle famiglie del luogo in difficoltà». Tutto questo, ha aggiunto, secondo quello che era il «sogno» di Giovanni Paolo II, che la annunciò nel 1997, durante l’incontro mondiale delle Famiglie a Rio de Janeiro, ma che per varie vicende – l’<+nero>intifada<+tondo>, gli avvicendamenti ecclesiastici, la morte di papa Wojtyla – non poté decollare. Fino a quando, nel 2009, nel corso della sua visita in Terra Santa Benedetto XVI non rilanciò il progetto benedicendo la prima pietra del Centro, riavviando così un <+corsivo>macchina<+tondo> che con l’erezione della Fondazione, lo scorso ottobre, e l’affidamento della responsabilità operativa al RnS, ha fatto entrare il progetto nella sua fase operativa.

Un compito che l’Associazione ha accolto «con grande gioia e non poca trepidazione – ha detto Martinez – consapevoli della grande sfida che ci sta dinanzi». Il desiderio, ha spiegato, è che il Centro «divenga un luogo privilegiato per la diffusione del “Vangelo della Famiglia”, una “vetrina” di tutto il bello, il buono, il vero, il giusto che la famiglia propone e testimonia nel mondo», coinvolgendo in tale impresa tutte le realtà ecclesiali «per dare corso, insieme, alla Nuova evangelizzazione». «Questo nostro tempo, attanagliato da crisi – ha aggiunto – invoca un’umanità più fraterna, più a misura di famiglia prima che a misura di Stati e di mercati. Se una famiglia ci vuole, ne consegue che anche una casa ci vuole! Perché una casa non solo indica socialmente l’esistenza di una famiglia, ma segnala anche spiritualmente la forza dell’amore che genera vita».

Dalla Terra Santa, dove il progetto sarà realizzato con il lavoro di maestranze locali, è poi arrivata la testimonianza di Marcuzzo: «Finalmente questo progetto prende forma concreta e può essere anche uno strumento per costruire la pace. La pace tra gli Stati, tra i popoli, tra le religioni parte dalla pace della persona e della famiglia». Adesso, ha poi spiegato «siamo in un periodo di tregua, i pellegrini sono benvenuti e sacrosanti per tutti», pur se «siamo ancora lontani dalla pace vera».

avvenire.it