E’ MORTO IL BENEDETTINO PADRE ANTONIO MUSI ORIGINARIO DI CANOSSA ABATE IN SARDEGNA DI SAN PIETRO IN SORRES

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Saranno celebrate martedì 13 agosto alle ore 10.00 nell’Abbazia del Monastero di San Pietro di Sorres (Borutta), arcidiocesi di Sassari, le esequie dell’abate reggiano dom Antonio Marco Musi, nato a Canossa il 10 settembre 1944. Cresciuto alla scuola del parroco don Giuseppe Vezzani, padre Musi, monaco benedettino appartenente alla Congregazione sublacense, sacerdote dal 1969, era stato eletto nel 2007 dal capitolo conventuale abate di San Pietro di Sorres, monastero profondamente legato al vescovo emerito Gibertini. Infatti nel 1955 l’allora monaco Giovanni Paolo Gibertini assieme a sei confratelli venne inviato in Sardegna per la fondazione del monastero di cui fino al 1967 è stato superiore e dal 1967 al 1973 priore. Padre Antonio Musi nell’arcidiocesi sassarese ricopriva gli incarichi di Vicario Episcopale per la Vita Consacrata, membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio Presbiterale.
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GENOVA SI PREPARA PER L’ANNIVERSARIO DEL CROLLO DEL PONTE

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L’ACCUSA DELL’OSSERVATORE ROMANO, ‘TANTE PROMESSE MANCATE’ Si prepara il primo anniversario del crollo del Ponte Morandi che il 14 agosto del 2018 ha fatto 43 vittime, ferito la città di Genova e scioccato il Paese intero. Proprio oggi si è conclusa l’opera di demolizione di monconi rimasti in piedi del viadotto. ‘Sono stati rimossi e spostati 15 mila metri cubi di materiale, circa 35 mila tra monconi abbattuti con esplosivo e palazzi demoliti’, Soddisfatto della tempistica il sindaco Bucci. Un allarme è venuto invece dall’Osservatore Romano perché dopo un anno ‘tante promesse restano mancate’. Chiede giustizia per le vittime il governatore della Liguria Giovanni Toti.

PICCHI DI CALDO FINO A 50 GRADI, BOLLINO ROSSO IN 11 CITTÀ

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TEMPERATURE DESTINATE A SCENDERE. INTANTO NUBIFRAGI AL NORD Nella maggior parte della penisola imperversano caldo e afa, con 11 città da bollino rosso e temperature che hanno toccato i 50 gradi al suolo in Puglia, Sicilia e Sardegna. Su alcune regioni del Nord intanto ha infuriato il maltempo, con nubifragi che hanno causato frane e l’abbattimenti di alberi con ‘allerta gialla’ per temporali in Veneto e Friuli Venezia Giulia. Domani i bollini rossi riguarderanno 6 città.

Regione Emilia Romagna. Corsi di formazione a sostegno dell’inclusione

da Avvenire

Stanziati 22,3 miliardi di euro per realizzare percorsi formativi destinati a giovani senza lavoro. Particolare attenzione a cinema e audiovisivo
Corsi di formazione a sostegno dell'inclusione

Aumentare il valore aggiunto delle produzioni, dei servizi alle imprese e, soprattutto, di quelli alla comunità, con un obiettivo prioritario: aumentare l’occupazione di qualità. Era questa, in estrema sintesi, la strategia delineata e condivisa nel 2015 da tutte le parti sociali, le categorie economiche, gli Atenei, le associazioni e il mondo del volontariato per generare un nuovo sviluppo e una nuova coesione sociale in Emilia Romagna. Dal 2014 al 2018, il valore aggiunto dell’Emilia Romagna – ovvero la qualità di ciò che si produce in Emilia Romagna, qualità frutto non solo dell’innovazione tecnologica ma anche della creatività e delle competenze delle persone – è cresciuto del 5,5%, più della media nazionale (+4,5%), l’occupazione ha superato la soglia di due milioni di occupati, 94mila in più rispetto alla media del 2014 (+4,9%), con la disoccupazione media degli ultimi mesi scesa al 5,8%, dal 9% di inizio legislatura, la quota di Neet, i giovani che non studiano né lavorano che segna un -4%, la riduzione degli abbandoni scolastici prematuri di un altro 2% e il tasso di scolarizzazione superiore che sale all’85% (+3,5%). Un rilancio dell’economia e dell’occupazione, oltre che un rafforzamento del sistema formativo e di protezione sociale, ottenuto grazie agli sforzi e alle capacità delle persone, delle imprese e delle istituzioni di questo territorio e ad una programmazione regionale che ha messo a disposizione di questi obiettivi 22,3 miliardi nel 2019. Oltre sette miliardi di euro in più rispetto ai 15 preventivati quattro anni fa. È quanto emerge dall’ultimo monitoraggio del Patto per il lavoro, condiviso con le parti sociali, a quattro anni dalla firma dell’intesa, il 20 luglio 2015: le risorse complessive passano dai 19,6 miliardi di euro del 2018 ai 22,3 miliardi del 2019. Di questi, 19,5 miliardi sono già stati mobilitati (i restanti 2,5 riguardano invece interventi già programmati il cui avvio è previsto entro i prossimi mesi). Cifre sensibilmente superiori rispetto ai 15 miliardi inizialmente stimati alla sottoscrizione del Patto. Quasi 7,5 miliardi in più: ulteriori risorse nazionali, europee e regionali che la Giunta regionale ha scelto i questi anni di investire per rafforzare le proprie politiche per il rilancio dell’economia e della buona occupazione.

«In questi anni, insieme, qui abbiamo attuato una vera e propria politica industriale, fortemente anticiclica, grazie ai massicci investimenti pubblici attivati nei territori, e fortemente orientata all’innovazione, anche nel rafforzamento del welfare e del nostro sistema sanitario regionale – afferma il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini -. Ribadisco il fatto che il lavoro non si crea per decreto: qui abbiamo innalzato conoscenze e competenze delle persone per fare del fattore umano il vero motore della crescita della nostra società E alla base di tutto c’è stata, e c’è tuttora, la concertazione con le parti sociali, la condivisione con l’intera società regionale di un modello di crescita e sviluppo che adesso vogliamo orientare con più forza verso la sostenibilità e i temi ambientali, forti anche delle infrastrutture digitali e sui Big Data che fanno dell’Emilia Romagna la Data Valley europea. Così come insieme alle parti sociali vogliamo allargare il perimetro dei diritti, per includere i troppi che ancora oggi sono alle prese con condizioni salariali inaccettabili e precariato, oltre al tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Non c’è dubbio – chiude Bonaccini – che il Patto per il lavoro dell’Emilia-Romagna possa rappresentare una proposta politica per l’intero Paese».

«I dati di quanto realizzato in questi quattro anni dimostrano come un sistema coeso sia in grado di crescere, anche in un Paese che non cresce. In Emilia-Romagna abbiamo aumentato il valore aggiunto e quindi l’occupazione di qualità. Abbiamo fatto bene a seguire questo metodo di condivisione e a lavorare insieme per elaborare una visione di lungo periodo – ha sottolineato l’assessore regionale al Lavoro Patrizio Bianchi – la situazione congiunturale sembra indicare segnali di fragilità sia a livello internazionale che nazionale scenario che si riverbera già ora anche in Emilia-Romagna. Le previsioni sul Pil per i prossimi due anni parlano di una crescita contenuta, sebbene nella nostra regione superiore rispetto a quella media del Paese. L’Emilia Romagna di oggi è però una regione più in salute e più competitiva dal punto di vista economico e sociale di quanto non fosse nel 2014, ma è chiaro che si rende davvero urgente una vera politica industriale nazionale, che sia di stimolo agli investimenti».

Il Pil regionale si è riportato ai livelli del 2008, con una crescita rispetto al 2014 del 5,5% del Pil reale e del 5,4% del Pil pro-capite, con due dati che testimoniano la ripartenza regionale: +18% gli investimenti fissi delle imprese negli ultimi quattro anni, dopo il -32,5% del periodo 2009-2014, e l’aumento dei consumi delle famiglie (+6,7% rispetto al 2014), che hanno superato il livello del periodo pre-crisi.

È aumentato il livello di internazionalizzazione del sistema produttivo regionale: le esportazioni di beni e servizi hanno superato i 63 miliardi, sopravanzando il Veneto, ma l’Emilia-Romagna è davanti a tutte per il saldo della bilancia commerciale (27,1 miliardi), per il valore dell’export pro-capite (14.245 euro correnti) e per la quota di valore aggiunto industriale attivato dalle imprese esportatrici (pari al 73,5% del totale).

Bene anche il mercato del lavoro regionale: nel 2018 il numero di occupati ha superato la soglia di due milioni, in crescita del +4,9% (+94mila occupati) rispetto al 2014, mentre il tasso di occupazione è salito al 69,6% (+3,3%), superato solo dal Trentino-Alto Adige (70,9%).

Il tasso di attività si conferma il più alto tra le regioni italiane, stimato al 74% nel 2018 (+1,6%). Il tasso di disoccupazione regionale è sceso dall’8,9% del primo trimestre 2015 al 6,1% del primo trimestre 2019, sotto solo a quello del Trentino Alto-Adige, e nella a media degli ultimi 12 mesi (aprile 2018-marzo 2019) il tasso regionale risulta in ulteriore ribasso, al 5,8%. Andamento positivo anche fra i giovani, il cui tasso di disoccupazione è calato dal 34,9% del 2014 al 17,8% del 2018 nella classe 15-24 anni e dal 10,9% all’8,2% nella classe 25-34 anni. Pressoché dimezzata la disoccupazione di lunga durata (oltre i 12 mesi), diminuita dal 4,1% al 2,4%.

Una crescita dell’occupazione trainata da una crescita delle posizioni di lavoro dipendente e, tra queste, di quelle a tempo indeterminato e di apprendistato, in parte da intendere come nuova occupazione e in parte come sostituzione e trasformazione di contratti a termine. Dalla fine del 2014 a marzo 2019, sono state quasi 109 mila le posizioni di lavoro a tempo indeterminato e di apprendistato create in regione, a fronte di 42 mila a tempo determinato e di lavoro somministrato.

Ridotta la quota di abbandoni scolastici prematuri (cioè quelli dei ragazzi tra i 18 e 24 anni che lasciano i percorsi di istruzione e formazione professionale), calati di 2,2 punti percentuali rispetto al 2014, e soprattutto quella dei giovani Neet, coloro tra i 15-34 anni non più inseriti in un percorso scolastico/formativo ma neppure impegnati in un’attività lavorativa, scesa al 15,8% nel 2018: -4% dal 2014. Dall’altra è cresciuto il tasso di scolarizzazione superiore (ragazzi dai 20 ai 24 anni che ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore) passato dall’81,5% del 2014 all’85% del 2018, e la quota di giovani di 30-34 anni con titolo di laurea o post laurea, aumentata dal 25,1% al 34,4%.

Il sistema regionale ha dimostrato di essere resiliente anche per quanto riguarda l’equità e la povertà. La povertà relativa si mantiene su livelli contenuti: nel 2018, in Emilia-Romagna vivono in condizioni di povertà relativa il 5,4% del totale delle famiglie residenti in regione, a fronte dell’11,8% dell’intero territorio nazionale, confermandosi tra le regioni italiane con incidenza di povertà più contenuta, dopo Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.

Corsi in cinema e audiovisivi
Per il 2019 la Regione finanzia un piano integrato di percorsi formativi progettati da enti di formazione ed enti che operano nel settore cinematografico, in collaborazione con Università, imprese e istituzioni. I corsi si svolgono in sedi dislocate su tutto il territorio regionale (da Bobbio, in provincia di Piacenza, fino a Rimini, passando per Reggio Emilia, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì), hanno obiettivi formativi durata e destinatari differenti: 18 corsi di alta formazione (dalle 300 alle 730 ore) a sostegno dei processi di innovazione e delle competenze tecniche professionali e in particolare creative-artistiche, connesse ai processi di lavoro tipici del settore; sei corsi di formazione continua e permanente, di breve durata (dalle 40 alle 50 ore), per valorizzare le competenze già possedute e maturate dalle persone in vari ambiti e favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze tecniche professionali specialistiche connesse, ad esempio, a capacità di acquisizione, pianificazione e gestione delle risorse, posizionamento sui mercati e gestione dei clienti e dei progetti e promuoverne le opportunità professionali.

La formazione riguarda diversi ambiti: sceneggiatura, scrittura, regia, produzione, post-produzione, tecniche di ripresa, utilizzo delle più avanzate tecnologie interattive per il cinema e audiovisivo. Il tutto declinato nei vari generi, dalla fiction al documentario, dal cinema d’animazione a quello sperimentale.

Elaborare il budget di un’impresa cinematografica e audiovisiva. Gestire i contratti dei professionisti. Ma anche scrivere per il cinema, dall’idea al film, o specializzarsi in tecniche di regia per la produzione e la realizzazione di cortometraggi cinematografici. O nella narrazione e promozioneaudiovisiva del territorio e dei suoi prodotti. Ventiquattro nuovi percorsi, rivolti a circa 360 destinatari, che partiranno quest’autunno: per rafforzare il sistema produttivo del cinema e audiovisivo, la Regione Emilia-Romagna ha approvato l’offerta formativa rivolta al settore per l’anno 2019, destinando oltre 1,4 milioni di euro di risorse.

Uno stanziamento deliberato dalla Giunta regionale e previsto nel programma operativo triennale 2018-2020, conseguente alla legge regionale 20/2014 (Norme in materia di cinema e audiovisivo). Tra gli obiettivi indicati dalla normativa, la promozione della cultura cinematografica e audiovisiva attraverso il sostegno a festival, rassegne, progetti di conservazione del patrimonio; interventi per lo sviluppo delle imprese e la nascita di start up; sostegno alle sale cinematografiche d’essai e a quelle che si trovano in aree svantaggiate; sostegno alle produzioni e, infine, interventi per accrescere le competenze delle persone che operano in questo settore.

«Proseguiamo in un percorso già avviato, in cui crediamo molto – spiega l’assessore Bianchi- e dunque finanziando percorsi formativi per chi già lavora o vuole lavorare nel mondo del cinema e della produzione di audiovisivi. In questo modo diamo concretezza al Patto Giovani Più, siglato lo scorso novembre. Per noi, è prioritario investire sui talenti, sulle capacità e sulle aspirazioni di tante persone e su un settore che,
nella nostra regione, vanta una grande tradizione e può offrire molto anche in termini di occupazione. Lo abbiamo fatto investendo da inizio legislatura 6,5 milioni per realizzare 160 percorsi formativi destinati a 2.300 partecipanti».

Reggio Emilia. Preghiera ecumenica per oggi pomeriggio davanti al bar di Stefania

La città di Reggio nei giorni scorsi è stata sconvolta da orribile omicidio di una giovane cinese mentre stava lavorando al suo bar.  Si faceva chiamare Stefania dai reggiani e, battezzata nella fede cristiana, apprezzava amicizia dei cattolici. Questi amici hanno promosso un momento di preghiera ecumenica per domani pomeriggio davanti al bar di Stefania. Ne ho accennato stamattina a Messa, vi trasmetto loro invito fatto alle comunità più vicine (la parrocchia di Santo Stefano dista poche case). Penso sia una testimonianza solidale importante, che richiede almeno il nostro pensiero e la nostra preghiera, se non possiamo o non ci sentiamo di essere presenti.
Buona settimana, d. Daniele
Ci incontreremo a pregare insieme  per Hui Zhou, la sua famiglia, per la pace e per la giustizia, LUNEDÌ 12 AGOSTO alle ore 17 presso il bar in cui la nostra sorella di 25 anni è stata uccisa. Il bar Moulin Rouge è in Via XX Settembre, 6. Guiderà la preghiera don Pietro Sun, cappellano per la comunità cattolica cinese di Reggio Emilia.

Messaggio del vescovo Massimo Camisasca: DON GAETANO INCERTI, 100 ANNI, MOSTRA QUANTO E’ BELLA LA VITA DEL PRETE!

“Carissimo don Gaetano,a nome della nostra Chiesa diocesana, e in particolare di tutti i sacerdoti e dei diaconi, ti rivolgo i migliori auguri in questo giorno così speciale e festoso. Oggi raggiungi il traguardo del compimento del centesimo anno di vita. Mi unisco alla gioia tua e dei tuoi famigliari. Soprattutto partecipo della tua preghiera e della tua lode di ringraziamento al Signore, che ha riempito la tua vita di molti doni e ha benedetto il tuo ministero, rendendolo fecondo e luminoso, un vero segno di speranza per molti uomini e molte donne. Ricordo in particolare il tuo ministero come educatore agli Artigianelli e, soprattutto, il tuo ministero di cappellano di Fabbrica alle Reggiane, iniziato nei primi anni Cinquanta. La tua pazienza, la tua carità concreta, la tua fede contagiosa e la tua attenzione alle tante situazioni difficili che hai incontrato nel corso della tua missione sacerdotale, ti hanno ottenuto, nel tempo, grande benevolenza da parte di moltissime famiglie”. Così scrive il vescovo Massimo a don Gaetano Incerti, cappellano delle Reggiane, direttore degli Artigianelli, canonico di San Quirino, che il 12 agosto traguarda il secolo, nella lettura che il vicario generale mons. Alberto Nicelli gli ha consegnato ieri a Correggio.

Mons. Camisasca aggiunge: “Attraverso la tua disponibilità il Signore ha operato tante conversioni e il riavvicinamento ai sacramenti di tante persone. Tu mostri a tutti, e in particolare ai sacerdoti più giovani, quanto è bella la vita del prete! Spendersi per il Signore e per i fratelli più bisognosi è la strada verso la vera gioia”.

Il vescovo Massimo comunica infine al festeggiato la nomina a Canonico Onorario della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Reggio Emilia.

L’incontro,a cui ha partecipato anche il sindaco di Correggio Ilenia Malavasi, è stato coronato dal tradizionale taglio della torta.

G.A.Rossi

Celam: necessario generare spazi di rispetto con i nostri fratelli indigeni

Vatican News

(Amedeo Lomonaco) Mancano meno di due mesi dal Sinodo per l’Amazzonia in Vaticano. Nel messaggio per la Giornata internazionale dei popoli indigeni, il presidente del Consiglio episcopale latino americano (Celam), mons. Cabrejos, ricorda che le popolazioni indigene sono “il ponte tra le culture originarie e il mondo di oggi”. È necessario compiere sforzi “per generare spazi di rispetto e dialogo con i nostri fratelli indigeni, salvaguardandone, allo stesso tempo, cultura, tradizioni, lingua e diritti”. È quanto ha affermato mons. Miguel Cabrejos, presidente del Consiglio episcopale latino americano (Celam), in occasione della Giornata internazionale dei popoli indigeni, celebrata ieri e istituita dalle Nazioni Unite nel 1994.

Spazio ristretto tempo dilatato, Santa Chiara e il carisma francescano

da Osservatore Romano

San Damiano in Assisi, 11 agosto 1253. Una donna riconsegna a Dio il suo ultimo respiro: Chiara d’Assisi: il compimento di una restituzione di se stessa di cui ha fatto la sua vita. La sua vicenda umana, evangelica, francescana non ha bisogno di molte parole. Tratteggiata dalle fonti biografiche secondo i canoni di santità propri del movimento femminile del XIII secolo — propositum di verginità, pratica dell’elemosina, preghiera e penitenza — la vita di Chiara conosce nell’incontro con Francesco e la sua fraternitas, l’evento decisivo, il nodo che strinse tutto di lei, il prima e il dopo, perché fu per lei l’incontro decisivo con l’Evangelo. Non una parola scritta, ma una Persona vivente, il Cristo povero. Una follia evangelica quella che aveva visto possibile e viva attraverso Francesco e i suoi, che da nobili ne aveva fatto dei minores in una scelta di povertà radicale, di umiltà, di semplicità, di servizio, di carità lieta; quella misericordia usata verso i lebbrosi che aveva fatto di Francesco, sino ad allora universo a se stesso, frater Franciscus, un fratello. E Chiara vi si era totalmente rispecchiata, ritrovandosi definita. La vendita dell’eredità paterna, segno forte di rottura con il suo status sociale di nobile, insieme alla tonsura che la annoverava nello stato dei “penitenti” distaccandola dalla famiglia e la fuga, nella notte della Domenica delle palme del 1211/1212, senz’altro concordata e approvata dal vescovo Guido, fino all’approdo a San Damiano, sono il nuovo ma in certo modo anche il punto di arrivo della sua “conversione a Cristo”.

Helena Bonham Carter (al centro) interpreta Chiara nel film «Francesco» di Liliana Cavani (1989)

Questo Chiara aveva colto in Francesco: “convertirsi a Cristo”. Ma che poteva significare per questa giovane donna dal cammino esteriore e interiore così lineare? Scegliere Cristo senza ritorno, perché da Lui scelta. Seguire Lui, Via vivente e in questo rovesciare totalmente i criteri mondani su cui impostare la vita. Quella notte della Domenica delle palme non aveva posto fine a un tempo di discernimento ancora incerto, e aveva portato Chiara dapprima alla abbazia benedettina di San Paolo delle Abbadesse, poi a Sant’Angelo di Panzo, probabilmente uno degli insediamenti di donne che, riunite insieme senza una regola precisa, vivevano una vita povera fatta di lavoro manuale, mendicità e spesso di servizio in un ospedale o lebbrosario. Ma «il suo spirito non trovava piena pace» dice il suo biografo. Un percorso geografico, ma anche spirituale ed evocativo di una ricerca che ha conosciuto e attraversato tutte le forme di vita religiosa femminile del tempo per approdare infine a San Damiano, un piccolo luogo fuori le mura di Assisi, marginale, silenzioso ma eloquente testimone per quarantadue anni di una vita che si è consumata come brace sempre ardente, nella condivisione con le sorelle della medesima povertà, in quella vasta gamma che Chiara ha dovuto declinare con molti termini per poterla esprimere: “povertà, fatica, tribolazione, umiliazione e disprezzo del mondo”, e nella comunione fraterna. “Povertà altissima”, “santa unità” in una separazione dal mondo che rende più stringenti l’una e l’altra: sono i due tratti che per Chiara, alla scuola di Francesco, descrivono qualcosa del mistero santo di Dio rivelato e partecipato a noi nell’Incarnazione redentrice di Cristo. Sono le due gemme incastonate in semplicità in quello scorrere dei giorni sotto lo sguardo di Dio e non degli uomini: è l’opera dello Spirito Santo che si fa visibile e che di un cuore che crede e ama fa una impronta della Vergine Maria. Clara, Dei matris vestigium, espressione pregnante con cui il biografo sintetizza l’opera di Dio in Chiara. È questo che lei consegna nella sua Regola, la prima scritta da una donna; “forma di vita”, perché plasma una vita, perché ha nel cuore vivo del Vangelo la sua sorgente, perché la vita giorno dopo giorno prende la forma di Cristo, la sua bellezza e la sua trasparenza filiale. Una forma che ha conosciuto un lungo travaglio, durato quanto la vita di Chiara, perché il suo carisma, in fedeltà all’intuizione di Francesco, venisse riconosciuto e confermato dalla Chiesa.

Il 9 agosto Chiara riceve tra le mani la bolla di approvazione della sua Regola e la bacia. Tutto è davvero compiuto: in quel bacio Chiara consegna se stessa, il suo spirito, il suo respiro, affermando così che quel testo contiene e può trasmettere ad altre il dono ricevuto. Quell’esperienza di sequela mariana e contemplativa, di custodia della profondità dell’ideale di Francesco, fatto carne nella specificità femminile della sua forma di vita, distinta ma proprio per questo complementare e reciproca a quella di Francesco, non è venuta meno dopo ottocento anni. San Damiano evoca come prima cosa una casa; e la metafora della casa evoca a sua volta vita, nella sua totalità e nelle sue molteplici sfaccettature, la vita nelle sue fasi, dall’inizio della sequela alla fine, come ultimo gesto della propria consegna a Cristo. San Damiano, come tutti i luoghi francescani, è uno scrigno piccolo, bello, prezioso. Un luogo che come ogni monastero di sorelle povere anche oggi custodisce nella sua forma claustrale un rapporto autentico con lo spazio e con il tempo. Non uno spazio infinitamente dilatato e un tempo concentrato, il cui frutto è una grande superficialità, un incalzare frenetico, un’ansia persino patologica per far fronte a ciò che si propone o meglio si impone di volta in volta come urgenza e costrizione a rispondere sempre e comunque, immediatamente. Ma un’altra è la misura dell’umano. La logica è altra e riporta l’uomo alla sua verità: uno spazio concentrato, come è lo spazio di una clausura, e un tempo dilatato. Questo ha un valore sacramentale: da un lato del mistero dell’Incarnazione, evento e metodo della rivelazione, mistero del Verbum abbreviatum, del contrarsi estremo dell’infinito nel finito, del tutto nel frammento. Tale lo spazio piccolissimo del grembo di Maria. Papa Francesco fa spesso riferimento a questo, citando il motto «Non essere limitato da ciò che è il più grande, ma essere contenuto nel più piccolo, è divino». Dall’altro del fatto che Dio ha tempo per l’uomo: il tempo per una relazione di intimità, sintetizzata nella Genesi, lì dove Dio si intrattiene familiarmente con l’uomo nel giardino e che si distende nella pazienza dei giorni che sono la storia della salvezza. Una storia ancora in atto. In San Damiano per quarantadue anni Chiara visse nello spazio ristretto, angusto per cinquanta donne, della clausura. Quanto ha bisogno il nostro tempo di lasciarsi interpellare da questa dimensione che rimanda all’abitare! Per un uomo senza patria, senza dimora, senza riferimenti, in esilio o in fuga da se stesso, incalzato dalla compulsività della vita, preda della fatica e della sfiducia nei confronti di un impegno definitivo e della perseveranza, spesso revocata in tutti gli stati di vita, quanto parla la forma della stabilità, che è insieme permanere in uno spazio fisico e relazionale e permanere nel tempo, nella memoria di una storia abitata da Dio e della coerenza di un disegno cui aderire e che conferisce identità. San Damiano, come i nostri monasteri, hanno un parlatorio, spazi riservati a quella dimensione così rara oggi e così indispensabile, quale è l’ascolto dell’altro, il fargli spazio, il dargli tempo, l’assumersi materno dei suoi problemi, dei suoi drammi, delle sue domande. All’individualismo indifferente Chiara risponde, e lo vuole e può fare oggi attraverso di noi.

Nel dilagare della mentalità consumista, il luogo povero di San Damiano parla di conversione alla sobrietà e alla povertà scelte e amate, non subite, nel loro aspetto esteriore come espressione ultima dell’assunzione di quella minorità che include scelte concrete di povertà, ma senza cui la povertà materiale potrebbe essere solo presuntuosa ostentazione o scelta sociologica, lì dove Cristo povero è la ragione delle scelte di Francesco e Chiara. La dimensione claustrale non è che una forma estrema di questa povertà. San Damiano ha un cuore: l’infermeria e il dormitorio, vere cattedre del magistero di Chiara, inferma per quasi trent’anni. Alla tendenza a esorcizzare il limite negandolo, il nostro carisma francescano clariano risponde assumendo il limite e il negativo nella logica dell’Incarnazione e della Pasqua di Cristo che lo ha assunto e consumato nel suo amore crocifisso. E proprio qui due ultimi insegnamenti raccogliamo da Chiara come lo ricevettero le compagne presenti con lei alla soglia del suo passaggio a Dio. La consapevolezza grata che siamo volute, interpellate, vocate e con-vocate e perciò rese responsabili di quel dono, da restituire moltiplicato, secondo la parabola dei talenti. Una parola che evangelizza l’uomo che si percepisce senza vocazione e perciò profondamente de-responsabilizzato davanti alla vita, alle scelte e agli impegni. E l’esperienza del morire come consegna di sé a Dio di una creatura contenta di essere creatura e piccola nelle mani di un Signore così grande. Così Chiara e il suo carisma sono presenti oggi e dialogano con il nostro tempo: il massimo della presenza nel massimo di una apparente assenza e non visibilità.

delle Clarisse del Monastero Santa Lucia di Foligno

Il Collegio cardinalizio dopo la morte del porporato messicano Sergio Obeso

Vaticano

(a cura Redazione “Il sismografo”)

Elettori: 120  
19 creati da Giovanni Paolo II
44 creati da Benedetto XVI
57 creati da Francesco
Non-elettori: 96
53 creati da Giovanni Paolo II
28 creati da Benedetto XVI
15 creati da Francesco
Totale:   216
72 creati da Giovanni Paolo II
72 creati da Benedetto XVI
72 creati da Francesco
(Statistiche “Il sismografo”)

FINO A MARTEDÌ LE GIORNATE PIÙ CALDE DELL’ESTATE

ansa

CENTRO-SUD ROVENTE, MA DA FERRAGOSTO L’AFA ALLENTA Tra oggi e martedì le giornate più calde dell’estate, specie nelle regioni centro-meridionali e nelle isole, dove vengono registrate punte massime di 39-41 gradi e afa alle stelle. Tra il 14 e il 16 agosto, indicano i meteorologi, dovrebbe tornare l’anticiclone delle Azzorre che regalerà giornate estive ma con caldo senza eccessi. Qualche instabilità potrebbe persistere solo sull’estremo Nord-Est, a ridosso delle Alpi, e sull’Appennino centro-meridionale.(ANSA).

TRAGEDIA IN USA, 5 BAMBINI MUOIONO NEL ROGO DI UN ASILO

ansa

LE VITTIME TRA GLI 10 MESI E 8 ANNI, QUATTRO ERANO FRATELLI Tragedia in Pennsylvania dove in un incendio in un asilo nido hanno perso la vita 5 bambini e una persona è rimasta ferita. L’episodio è avvenuto nella cittadina di Erie, che si affaccia su uno dei grandi laghi. Il rogo si è sviluppato di primo mattino e all’interno dormivano diversi bambini, visto che la struttura è aperta 24 ore su 24 per i genitori che lavorano di notte. Fra le vittime ci sono 4 fratellini, fra i 10 mesi e gli 8 anni, i cui genitori prestavano un servizio notturno.