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REGGIO EMILIA La “Cristoconformità” che ha contraddistinto San Paolo facendone il grande evangelizzatore caratterizza oggi i discepoli di Cristo? Sulla via di Damasco – in modo imprevisto – ha incontrato e visto il Signore; oggi la gente nelle comunità cristiane riesce a fare esperienza di vedere il Padre?
Interrogativi che l’arcivescovo Giacomo ha posto la mattina di sabato 6 giugno nella chiesa del Sacro Cuore introducendo la tradizionale convocazione diocesana aperta dalla lettura della prima Lettera di San Paolo ai Corinzi. L’apostolo ha fatto un’esperienza di fede che lo ha plasmato. Il suo cammino è stato un’esperienza di libertà. Ecco perché l’evangelizzazione deve essere il frutto dell’incontro con Cristo, altrimenti diventa un impegno sterile.
Mons. Morandi ha poi sottolineato l’esplosione in Francia di richieste di Battesimo da parte di adolescenti giovani e adulti, un grande dono di Dio che richiede persone formate per accompagnarle nel percorso di fede.
Anche l’annuncio proposto dalla Chiesa reggiano-guastallese è il frutto di un’esperienza di incontro con il Signore? Scriveva Sant’Ignazio di Antiochia: io devo scomparire perché rimanga Cristo. Ecco al riguardo la necessità di un puntuale esame di coscienza. La vita deve essere un tutt’uno con il Vangelo. San Paolo, consumato dalla passione per Cristo, ha fatto della sua missione “per guadagnare il maggior numero di discepoli” un atto di gratitudine, un risposta alla grazia ricevuta sulla via di Damasco. Per lui “avvinto” dallo Spirito, l’annuncio non è un vanto, ma una necessità: guai a me – scrive ai Corinzi – se non annuncio il Vangelo!
La comunità ecclesiale reggiano-guastallese, ha sottolineato mons. Morandi, è permeata dallo Spirito e fa memoria delle generazioni che l’hanno preceduta nella fede in una difficile condizione di forte contrapposizione ideologica, come aveva sottolineato aprendo l’incontro il vicario generale mons. Giovanni Rossi: una Chiesa che vanta un ricchissimo patrimonio pastorale; occorre attingere al passato per proiettarsi nel futuro; questa anche la logica della convocazione diocesana del 6 giugno 2026.
L’arcivescovo Giacomo ha poi puntualizzato che non si deve adattare il Vangelo alle persone, ma le persone al Vangelo; e questo per il bene di tutto. Ha poi richiamato un passo di una lettera del cardinale Schuster – monaco benedettino e poi arcivescovo di Milano: se il clero non è fuoco, il terreno non disgela; abbiamo ottimi funzionari e pochi santi! La chiesa è certamente madre che vuole bene ai figli, ma anche padre che esorta, incoraggia; San Paolo ha saputo fondare comunità capaci di generare latri figli nella fede.
Le comunità cristiane, ha poi osservato mons. Morandi, devono bandire difficoltà interne che impediscono la comunione; si cercano gratificazioni, onori, riconoscimenti, ruoli di prestigio invece di essere contraddistinte dall’appassionata ricerca di sorelle e fratelli dispersi.
L’arcivescovo Morandi ha poi riservato la parte finale del suo intervento ad un bilancio dei primi quattro anni di episcopato in terra reggiano-guastallese: un Chiesa bella, all’avanguardia, vivace, ammirata, con positività, senso della vita comunitaria, ma anche fatiche e rughe; che apprezza il valore del lavorare insieme; certamente non all’anno zero sotto il profilo pastorale. Deve essere ulteriormente recuperata e rafforzata la dimensione missionaria, non solo quella ad gentes (Africa, Asia, Brasile, Albania) ma soprattutto quella indirizzata al territorio diocesano. I discepoli, laici formati, come il buon pastore, devono uscire alla ricerca delle 99 pecore disperse. E poi una domanda ormai ricorrente: siamo in grado di accendere il fuoco dell’evangelizzazione? E ha concluso con una citazione del suo maestro don Divo Barsotti: “Se la missione del Cristo è storicamente compiuta, la Chiesa che è il suo Corpo, è ancora in cammino, spesso nelle tenebre, ma la sua missione, nello Spirito Santo, è la missione di Cristo: la salvezza del mondo. Il mondo, in tutte le sue realtà, non è ancora salvato, bisogna che sia portata a compimento la ricapitolazione in Cristo di tutte le realtà create, certamente opera di Dio, ma da Dio stesso affidata alla sua Chiesa cioè a tutti i battezzati che, attraverso la potenza dello Spirito Santo, ora costituiscono il suo popolo, una compagine di “santi” in quanto resi figli di Dio nel Figlio.
Alla relazione dell’arcivescovo hanno fatto seguite tre testimonianze concernenti lo “scambio” tra le diocesi sorelle di Reggio Emilia-Guastalla e Sapa in Albania; il catecumenato e la diaconia di quartiere. I lavori sono poi proseguiti nei gruppi.