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La decisione della Conferenza dei presidenti del Parlamento europeo premia i giudici dell’Aja, colpiti nuovamente dalle dure sanzioni dell’amministrazione Trump. Un segnale politico in difesa della giustizia globale che si unisce al Nobel per la Pace a Navi Pillay, già giudice della Cpi. Von der Leyen: “La Corte deve essere libera di perseguire la sua missione, in modo indipendente, senza pressioni o intimidazioni”
Cecilia Seppia – Città del Vaticano – Vatican News
La Corte penale internazionale (Cpi) e i suoi giudici hanno vinto il Premio Sacharov 2026 per la libertà di pensiero. Una notizia di profonda rilevanza geopolitica soprattutto perché arriva dopo le dure sanzioni emesse contro l’organo giuridico con sede all’Aja dal presidente statunitense Donald Trump. La proposta del riconoscimento è arrivata dal gruppo dei Socialisti al Parlamento europeo, riconoscendo la Corte come vero e proprio “simbolo della resistenza contro le guerre dell’amministrazione americana”, poi nella votazione finale, l’organismo ha superato gli altri candidati in lizza, tra cui il difensore dei diritti umani in Tanzania, Tundu Lissu.
Avere una voce
“Accolgo con favore il Premio Sacharov assegnato alla Corte penale internazionale. Per le vittime dei crimini più gravi del mondo, la giustizia significa avere una voce”. Ha scritto sui social la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen commentando l’assegnazione del premio. “La Corte penale internazionale deve essere libera di perseguire la sua missione, in modo indipendente, senza pressioni o intimidazioni – ha aggiunto von der Leyen -. L’Europa sostiene fermamente la presidente Tomoko Akane, i giudici e i funzionari della Corte, e il loro lavoro vitale per un mondo governato dalle regole”.
Al servizio della giustizia e delle vittime
La presidente Tomoko Akane nel ringraziare il Parlamento europeo per l’assegnazione, ricorda che “questo riconoscimento giunge in un momento in cui la Corte e i suoi funzionari si trovano ad affrontare sfide senza precedenti, tra cui sanzioni volte a ostacolare il mandato giudiziario della Corte. In questo contesto, il Premio Sakharov assume un significato particolare, riaffermando l’importanza delle istituzioni giudiziarie indipendenti e di coloro che si adoperano per la tutela del diritto internazionale”. Il premio, sottolinea la presidente dei giudici de L’Aja “evidenzia l’importanza di una continua cooperazione e di un sostegno internazionale per consentire alla Corte di svolgere il proprio mandato in modo indipendente e imparziale, al servizio della giustizia e delle vittime dei crimini piu’ gravi”.
In difesa della giustizia globale
L’assegnazione del Premio Sacharov non è un evento isolato, ma si inserisce in un quadro globale di fortissimo sostegno alle istituzioni di giustizia internazionale. Solo pochi giorni fa, il 9 ottobre, il Comitato norvegese ha infatti assegnato il Premio Nobel per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navi Pillay, una delle figure storiche e centrali proprio della Corte penale internazionale, dove ha prestato servizio come giudice tra il 2003 e il 2008. Ecco che allora questa doppia incoronazione assume un significato straordinario in un’epoca caratterizzata da guerre globali, rigurgiti nazionalisti e aperti attacchi alla diplomazia, la comunità internazionale ha scelto di fare scudo attorno alla Corte dell’Aja, legittimando il suo ruolo di baluardo universale contro l’impunità e a difesa dei diritti umani.
Compiti principali della Corte
Fondata nel 2002 sulla base dello Statuto di Roma, la Cpi è il primo tribunale internazionale permanente vincolato a giudicare i singoli individui responsabili dei più gravi crimini che colpiscono la comunità internazionale. A differenza della Corte internazionale di giustizia, che risolve le controversie tra Stati, la Cpi ha compiti ben precisi: indagare, processare e condannare i singoli esecutori e mandanti di crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidio e crimine di aggressione. La sua giurisdizione interviene in modo complementare alle magistrature nazionali, ovvero solo quando gli Stati non possono o non vogliono procedere.
Le grandi battaglie della Cpi
Negli ultimi anni, la Corte dell’Aja si è trovata al centro delle tempeste geopolitiche violente portando avanti battaglie legali senza precedenti come quando il 21 novembre 2024, ha emesso all’unanimità il mandato di arresto internazionale nei confronti del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’allora ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità e l’uso della fame come metodo bellico. Lo ha fatto anche contro i vertici di Mosca, a partire dal presidente Putin per la deportazione illegale di bambini ucraini nel 2023. E poi le storiche sentenze sui crimini del Ruanda (in cui la stessa Navi Pillay fu pioniera nel riconoscere lo stupro come strumento di genocidio) fino alle inchieste sui crimini contro i Rohingya in Myanmar.
Le sanzioni di Washington
Il riconoscimento di Strasburgo arriva in seguito a una pressione politica ed economica senza precedenti da parte di Washington. Lo scontro frontale è culminato con la firma dell’Executive Order 14203 da parte di Donald Trump, che ha imposto dure sanzioni contro l’istituzione internazionale per bloccare le inchieste sul personale statunitense e sui Paesi alleati, in primis Israele. Le misure restrittive si sono articolate in due fasi distinte, le prime quelle individuali, a febbraio 2025, hanno colpito 17 figure chiave dell’organo giudiziario, tra cui il procuratore capo Karim Khan e la presidente Tomoko Akane. Per loro è scattato il divieto assoluto di visto negli Stati Uniti e il totale congelamento dei beni, con il blocco di carte di credito e circuiti finanziari globali. La seconda tranche poche ore prima del Nobel a Navi Pillay, quando l’amministrazione Usa ha esteso le sanzioni all’intera Cpi come entità giuridica. Il provvedimento vieta qualsiasi transazione commerciale con la Corte e colpisce i fornitori terzi, minacciando di tagliare fuori il tribunale da software e infrastrutture informatiche vitali, pur concedendo un periodo di tolleranza di 180 giorni per la chiusura delle attività minime.