
Nella casa di un sacerdote che non varca la soglia da trentatré anni, il tempo si è cristallizzato, come se lui potesse tornare, da un momento all’altro. La targhetta sulla porta con la semplice scritta “G. Puglisi”, i libri accanto al piccolo letto, la cara foto della madre sul comodino, il pennello da barba in bagno, il telefono con la rotella: tutto racconta il quotidiano del beato Pino Puglisi, nella sua abitazione, a Brancaccio. In più, c’è una reliquia, nella sala da pranzo, dal 15 dicembre del 2023. Qui, in questa piazzetta che adesso porta il nome di un martire, interessata da importanti opere di ristrutturazione, dove padre Puglisi visse e fu assassinato, l’emozione dei visitatori batte forte. Era il 15 settembre del ‘93, quando un uomo di Dio morì per mano dei killer di Cosa nostra a cui offrì l’ultimo sorriso. «Certo che Brancaccio è cambiata, da allora, come è cambiata Palermo, grazie anche al sacrificio di don Pino», dice Maurizio Artale, presidente del Centro “Padre Nostro”, che ha vivificato, con i suoi sforzi, i luoghi della memoria. Gli interventi, cominciati il primo di settembre, riqualificheranno lo spazio, sottraendolo al degrado. Sono previsti il rifacimento della pavimentazione, la piantumazione del prato, la creazione di una “agorà” per accogliere pellegrini, scolaresche e visitatori.
Artale aggiunge una postilla: «Ogni lunedì, l’impresa si trova impossibilitata a effettuare il proprio servizio a causa del mercatino rionale abusivo. Abbiamo avvisto chi di dovere, speriamo che ci sia un intervento, nel nome di una rinascita che non deve fermarsi». Nel febbraio scorso, la consegna dei lavori per l’asilo “I piccoli di Padre Puglisi”. La scuola nasce da un progetto del Centro, con la collaborazione di Reggio Children e con il contributo economico della Fondazione Giovanni Paolo II di Firenze e l’impegno del quotidiano Avvenire e dei suoi lettori. «C’è un chiaro percorso di crescita – dice ancora Maurizio Artale – che ha visto l’attenzione delle istituzioni. Brancaccio è piena di infrastrutture, grazie a quel seme che ha dato tantissimi frutti. Don Pino ci ha accompagnato, lo sentiamo vicino, soprattutto nei normali momenti di difficoltà».
Don Sergio Ciresi, responsabile della Caritas diocesana, da circa è un anno è parroco di Brancaccio, a “San Gaetano”. «Mi trovo benissimo – dice –. La comunità mi ha accolto a braccia aperte. L’essenziale è portare avanti la collaborazione con le associazioni, con le scuole e con le parrocchie limitrofe. Ho celebrato la Messa per strada, un modo per ricordare al quartiere che la Chiesa è vicina. La gente si affacciava dai balconi, commossa. Brancaccio, sì, è cambiata. Ma sconta ancora i tanti problemi delle periferie». Oggi Palermo vive il trentatreesimo anniversario dalla morte di questo martire. Sarà il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, a presiedere in Cattedrale la celebrazione eucaristica alle sei del pomeriggio. Al termine, sempre in Cattedrale, si terrà la presentazione del libro “Il Vangelo per le strade. Discorsi alla città di Palermo” (Ed. Il pozzo di Giacobbe) dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice.
Brancaccio è cambiata, con fatica e con speranza. Nella palazzina che accoglie la casa museo del beato Pino Puglisi, salendo per le scale, si accede prima all’appartamento del sacerdote, poi, allo spazio dedicato alle visite, ai video, agli incontri. Arriva un gruppo dell’Associazione nazionale “Case della memoria”, per lanciare “Spazi di Legalità – Luoghi di Libertà”, «la nuova rete nazionale – si legge sulla pagina Facebook – che prende avvio dalla Sicilia per tracciare una nuova geografia civile». «Così onoriamo la memoria di Puglisi e di tutti coloro che hanno lottato contro la mafia», spiega il presidente dell’associazione, Adriano Rigoli. Matilde Foti-Gurrieri, operatrice museale, esprime una commozione condivisa: «Avvertiamo un senso profondo, qualcosa che ci fa sentire siciliani e ci spinge a impegnarci con amore per la nostra terra». Oltrepassando l’ingresso della casa del beato, si coglie la dolcezza incrollabile della fede, sperimentata senza compromessi, mentre una risacca di memorie sfiora le piccole e immense cose di ogni giorno. Tutto racconta la permanenza di quel sorriso che non è mai andato via.
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