
Ci sono tre caratteristiche ad accomunare Robert Schuman – al quale il Papa renderà omaggio, recandosi nella sua Metz, in Lorena, nell’ultimo giorno del suo viaggio in Francia – a Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, gli altri padri fondatori dell’Europa unita: «La lingua tedesca, la fede cattolica e l’essere cittadini di frontiera. Frontiera che loro vissero come un ponte, un luogo di dialogo e fratellanza, capovolgendo la prospettiva hitleriana di supremazia», spiega Rocco Buttiglione – filosofo, docente universitario, amico di Giovanni Paolo II e studioso del suo pensiero, nonché ex ministro per le Politiche comunitarie e per i Beni e le attività culturali – anche alla luce della sua ben nota dimestichezza con la lingua tedesca. Di padre lorenese e madre del Lussemburgo, Schuman era nato cittadino tedesco, studiò da tedesco e completò gli studi in Germania, ma divenne cittadino francese quando l’Alsazia-Lorena, nel 1919, dopo la Grande Guerra, fu restituita alla Francia col Trattato di Versailles. Curiosamente anche Adenauer, nato a Colonia, nella Renania, si definiva uomo di frontiera. E anche De Gasperi nel 1911 fu per una fase della sua vita austriaco, eletto alla Camera dei deputati del Reichsrat per il collegio Val di Fiemme-Trento.
«Andrebbe ricordato il famoso motto latino Bella gerunt alii, tu felix Austria nube (“Le guerre le facciano gli altri, tu, Austria felice, sposati”) che caratterizzò la strategia degli Asburgo volta a utilizzare il matrimonio combinato per allargare la loro potenza. Il beato Carlo I, ultimo imperatore d’Austria, suggellò questo mito asburgico facendo dell’impero austro-ungarico una forma di unità fra popoli liberi. Con Hitler invece questo mito, in parte fondato in parte no, fu riconvertito a fini di dominio, con gli effetti disastrosi che conosciamo».
Quindi se la distruzione dell’Europa fu teorizzata e attuata in lingua tedesca, il progetto unitario mosse i suoi primi passi in parallelo utilizzando la stessa lingua.
«C’entra anche qui la lingua tedesca, perché fu il politico e filosofo austriaco Richard von Coudenhove-Kalergi a scrivere nel 1923 il libro Paneuropa all’origine di un filone di pensiero – con l’adesione fra gli altri di Albert Einstein, Thomas Mann, Sigmund Freud e sul versante politico di tutti e tre i padri fondatori – che teorizzava con largo anticipo l’unificazione europea. Fu lui, fra l’altro, a proporre l’Inno alla gioia quale inno europeo e a prospettare un primo ambito di politica comune per il carbone e l’acciaio».
Fu la “dichiarazione Schuman” nel 1950 a dare il via questa prima forma di collaborazione europea. Perché proprio il carbone e l’acciaio?
«Schuman scriveva che “l’unione delle nazioni europee esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania”. Il carbone e l’acciaio da materie prime dell’industria bellica venivano riconvertite per un’idea di pace. Fu questa la sua grande intuizione».
E perché il cristianesimo è stato un fattore unificante per l’Europa?
«Il battesimo e i matrimoni misti misero in relazione in Francia i Goti e i Franchi; in Spagna i Visigoti e gli Ispani; in Germania i Sassoni e i Bavari, o pensiamo anche ai Longobardi, ai Franchi e ai Latini dell’ Adelchi del Manzoni. I tre padri fondatori De Gasperi, Adenauer e Schuman furono espressione di queste culture di frontiera, fusione di popoli diversi. Nasce così un popolo nuovo europeo portatore di un’idea comune di pace universale mutuata dal cristianesimo. Nasce un’idea di unità politica e anche di difesa comune».
E su questa De Gasperi, ormai anziano, dopo l’unità sul carbone e l’acciaio voluta da Schuman, portò avanti la sua ultima battaglia, ma fu sconfitto proprio dalla contrarietà francese.
«La Francia impegnata nella guerra in Vietnam non sapeva se l’Europa l’avrebbe spalleggiata. Ma contro la difesa comune europea si saldarono altri fattori: la contrarietà degli Stati Uniti, che nella Nato preferivano avere i singoli Stati e non un’Europa unita, e la contrarietà dei comunisti».
Ora, con l’ascesa dell’Afd, la Germania sembra diventata l’epicentro della crisi europea, dopo esser stata portatrice di una cultura unificante.
«Viene usato un cristianesimo “ariano” che non esiste per accantonare quella grande prospettiva per l’Europa – che si manifestò con Giovanni Paolo II, portata avanti da Helmuth Kohl – che con il crollo del comunismo poteva respirare “a due polmoni”. Ma avrebbe dovuto riconoscere le sue radici cristiane che avrebbero aiutato a non cadere oggi in una deriva xenofoba e anti-islamica. Basti pensare a come è stata gestita da noi l’emergenza albanese. C’è stata una grande accoglienza e una piena integrazione, era quello il modello da seguire».
Il Papa, rivolto ai parlamentari del Partito popolare europeo, il 25 aprile, ha sottolineato il contributo dei Padri fondatori che considerarono i principi cristiani un fattore comune e unificante, dopo il disastro della Seconda guerra mondiale. Come per De Gasperi anche per Schuman la causa di beatificazione procede.
«La fase diocesana si è chiusa, mi pare, senza ombre. Sarebbe bello che questa visita possa far presagire un passo in avanti decisivo».