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Diabete di tipo 2, diagnosi già a 13 anni. L’allarme sugli ultraprocessati: «Non si cucina più, si chiama e il pasto arriva»

Diabete di tipo 2, diagnosi già a 13-14 anni. L’allarme sugli ultraprocessati: «Non si cucina più: si chiama e il pasto arriva»

Il Messaggero

Il presidente dell’Osservatorio nazionale dieta mediterranea, Vito Amendolara, richiama l’attenzione sui rischi legati alle abitudini alimentari delle nuove generazioni: «Le diagnosi le stiamo ritrovando fra i 13 e i 14 anni». Al centro la necessità di educare a una sana alimentazione fin dalla scuola primaria. Il diabete di tipo 2, una malattia storicamente associata soprattutto all’età adulta, può essere diagnosticato anche durante l’adolescenza. A richiamare l’attenzione sul fenomeno è Vito Amendolara, presidente dell’Osservatorio nazionale dieta mediterranea, che individua tra i fattori da contrastare la diffusione dei prodotti ultraprocessati e il progressivo abbandono delle abitudini alimentari tradizionali.

«Da 15-20 anni, con il dilagare dei prodotti ultraprocessati, le diagnosi di diabete non sono più quelle di una volta, che si attestavano intorno ai 40-50 anni. Le stiamo ritrovando fra i 13 e i 14 anni», ha dichiarato Amendolara durante la conferenza stampa di presentazione della dodicesima edizione del convegno La Bellezza Continua. Benessere globale e antiaging, organizzato dalla dottoressa Maria Laura Vinciguerra, presidente e responsabile scientifica dell’evento. L’appuntamento è in programma il 6 e 7 novembre all’Hotel Cetus di Cetara.
Educazione alimentare fin dalla scuola primaria
Per Amendolara, la prevenzione deve cominciare prima che si consolidino abitudini poco salutari, coinvolgendo scuola e famiglia. È questa la finalità del progetto «Mediterraneamente», che punta a promuovere la cultura alimentare tra i più piccoli attraverso la collaborazione di biologi nutrizionisti, insegnanti e genitori.

«Il nostro target è quello fra la terza e la quarta elementare, perché è il periodo nel quale è necessario far acquisire i mattoni di conoscenza», ha spiegato il presidente dell’Osservatorio, sottolineando l’importanza di fornire ai bambini gli strumenti per compiere scelte alimentari consapevoli.

«La dieta mediterranea non si può solo raccontare: bisogna costruire gli strumenti e i sistemi affinché possa essere fruita», ha evidenziato Amendolara. L’obiettivo, quindi, non è soltanto sensibilizzare sui benefici di un’alimentazione equilibrata, ma renderla concretamente accessibile nella vita quotidiana.

«Non si cucina più»: il rischio di perdere le abitudini tradizionali
A preoccupare è anche il cambiamento nel modo di organizzare i pasti. «Non si cucina più: si chiama e il pasto arriva», ha osservato Amendolara, criticando un modello sempre più orientato alla comodità e al ricorso al servizio di consegna a domicilio. Una trasformazione che, secondo il presidente dell’Osservatorio, rischia di allontanare soprattutto i più giovani dalla preparazione dei cibi, dalla conoscenza degli ingredienti e da un rapporto più consapevole con l’alimentazione. Il messaggio è chiaro: la prevenzione non si esaurisce nelle raccomandazioni, ma richiede educazione, strumenti concreti e abitudini quotidiane più sane. E per costruirle, sostiene Amendolara, bisogna partire dai bambini, prima che le scelte alimentari diventino comportamenti difficili da modificare.

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