
Ha 102 anni ed è ospite della casa di riposo di Domodossola. Tutti i giorni usa il computer: “Se sento qualcosa che non conosco lo cerco subito su Internet”
La Stampa
Il segreto per arrivare a 102 anni? Essere sempre curioso e certo, anche un po’ di fortuna».
Non ha una vera ricetta di longevità Ugo Montemezzo, ma conserva intatta la passione per scoprire cose nuove, che lo accompagna da tutta la vita. Le gambe ora non gli consentono più di girare il mondo, ma grazie a giornali, libri, tv e Internet è come se continuasse a viaggiare. «E se leggo o sento qualcosa che non conosco, vado subito a cercare online per saperne di più» spiega l’ultracentenario che a 90 anni aveva ricevuto in regalo un computer portatile, poi ha frequentato un corso di informatica e da allora naviga ogni giorno. «Volendo anche senza occhiali» precisa.
Da Milano alla Val Vigezzo
Da circa quattro anni Montemezzo è ospite della casa di riposo di Domodossola. Per tutta la vita ha vissuto e lavorato a Milano, ma con un legame forte con la valle Vigezzo. Una parte della sua famiglia era di Villette e ha sempre trascorso le vacanze nel borgo al confine con Re. «Da bimbo passavo anche tre mesi in montagna a casa degli zii, con i cugini. Poi ci sono sempre tornato – racconta -. Nel 2000 ho anche preso la residenza a Villette».
Il compleanno sul trenino
E per il 102° compleanno – candeline spente il 2 dicembre – aveva espresso un desiderio: proprio quello di tornare in valle Vigezzo, vedere le montagne che amava e prendere il trenino, che venne inaugurato pochi giorni prima che lui nascesse.
Nelle scorse settimane grazie al personale della Rsa domese, alla direttrice Elisa Vanni e alla Ferrovia Vigezzina, ha realizzato il suo desiderio. «È stato bellissimo: una volta c’erano i vagoni in legno, ora sono salito su carrozze panoramiche stupende. La Vigezzina mi ha poi regalato un libro con una bella dedica che ogni tanto rileggo – racconta commosso Ugo -. Anche la valle Vigezzo è cambiata molto in questi anni, ci sono tanti edifici in più, ma resta stupenda».
Accompagnato dall’educatrice e dalla fisioterapista, ha raggiunto Re. «Ugo continuava a ripetere: “Non mi sembra vero di essere qui”» racconta Vanessa Lani, l’assistente che era con lui. Dopo la visita al santuario, anche aperitivo e pranzo al ristorante. «Peccato che non c’era pasta e fagioli, è il mio piatto preferito ed è tanto che non lo mangio» aggiunge Ugo.
Il rammarico è anche di non aver visto la sua casa di Villette perché il treno non passa in paese, ma di quello che succede nel borgo vigezzino si tiene costantemente informato grazie alla cognata Nadia. Tra i ricordi che quella montagna gli rievocano ci sono quelli degli anni della guerra.
Il periodo più difficile
«Noi siamo sempre venuti in vacanza in Ossola, durante il conflitto abbiamo cercato di vivere normalmente, ma non era facile. A Milano anche la mia casa fu bombardata – racconta -. Non ho fatto la Resistenza ma simpatizzavo per i partigiani. Una mia nonna era ebrea: l’abbiamo sempre tenuta il più possibile nascosta per proteggerla. Nella nostra casa di Villette abbiamo anche ospitato tanti ebrei di passaggio, che poi fuggivano in Svizzera».
C’è poi un episodio che lo ha segnato. «Durante un rastrellamento vicino a Villette venni preso anche io – ricorda – ero già sul camion, non so dove ci avrebbero portati, credo in Germania. Per fortuna intervenne mio zio e, in qualche modo, riuscì a convincere i nazisti a farmi scendere. Quanta paura ho provato. E vedendo oggi le guerre che ancora ci sono mi dico che la storia non ha insegnato nulla».
I 18 esami alla Cattolica
A metà Anni 40 Ugo si era iscritto all’università. «Frequentai economia alla Cattolica di Milano – racconta -. Mi piaceva e feci anche 18 esami. Poi trovai un docente che mi demotivò: era Amintore Fanfani (futuro presidente del Consiglio, ndr). Non ero impreparato, ma mi bocciò. E così decisi di sospendere gli studi, poi non li ho più ripresi. Di certo non ho mai votato Fanfani, né altri docenti democristiani che avevo».